Eccoci di nuovo, cari ascoltatori, alla nostra rubrica sulla fedeltà della traduzione in Italiano dell'attuale Messale Romano II edizione. Affrontiamo oggi la III domenica di Avvento, la famosa domenica Gaudete (che si chiama così, come tutti sanno, dall'introito di questa domenica [Fil 4,4.5], cioè dal "canto di inizio", le cui parole in latino sono: Gaudéte in Dómino semper: íterum dico, gaudéte. Dóminus enim prope est, e in italiano dovrebbero essere cantate così: Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino. Naturalmente in chiesa sentirete tutto tranne queste parole, che saranno sostituite da un altro canto adatto!?!).
Comunque sia, andiamo a vedere cosa è successo alla colletta. Essa è stata mutata rispetto alla colletta che troviamo nel Messale di San Pio V (1962), colletta che non si fa rimpiangere. Dice così: Aurem tuam quaesumus Domine precibus nostris accommoda et mentis nostrae tenebras gratia tuae visitationis illustra. O Signore, Te ne preghiamo, porgi benigno ascolto alle nostre preghiere e illumina le tenebre della nostra mente con la grazia della tua venuta.
Non granchè, come colletta della terza domenica di avvento.
Purtoppo però la colletta della messa del 1970 in latino ha poco a che fare con quella che sentirete pronunciare dal sacerdote in italiano. Infatti nel Messale nostrano abbiamo una libera epurazione (altro che traduzione!) di quello che si trova nell'originale latino.
Colletta (versione CEI):
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore,
e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Originale latino:
Deus, qui cónspicis pópulum tuum nativitátis domínicæ festivitátem fidéliter exspectáre,
præsta, quæsumus, ut valeámus ad tantæ salútis gáudia perveníre,
et ea votis sollémnibus álacri semper lætítia celebráre.
Per Dóminum..
Traduzione letterale:
O Dio, che guardi il tuo popolo mentre attende con fede la festa della nascita del Signore,
concedici, ti preghiamo, di poter giungere alla gioia di una salvezza così grande
e di poterla celebrare sempre con solenni preghiere in operosa letizia.
La fonte è il ravennate Rotulus 25 (del V-VI sec.) che riporta questa preghiera per l'avvento (anche se è incerto se sia una colletta per la domenica):
Deus, qui conspicis populum tuum incarnationem dominicam fideliter exspectare, praesta, quaesumus, ut valeamus ad tantae salutis gaudia pervenire, et ea votis sollemnibus alacri semper laetitia celebrare.
Incarnationem è stato sostituito da nativitátis domínicæ festivitátem, evidentemente perchè, pensando in modo moderno, non si può aspettare ciò che è già successo, cioè l'incarnazione, ma si può attendere una festa che la ricordi. Probabilmente l'idea di aspettare l'incarnazione del Signore era una proposizione misterica nella linea del memoriale biblico, che rende contemporaneo ai presenti il fatto accaduto nel passato. Ma non perdiamoci e torniamo alla nostra traduzione.
Alcuni commenti sulla versione CEI a confronto con l'originale:
1) Sostituisce, come al solito, Dio con Padre.
2) Invita il Padre a guardare il popolo: qui abbiamo uno stridore di metafore. Il Padre guarderà i suoi figli, mentre è il Dio biblico che ha un popolo da guardare (Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio, è la formula dell'alleanza!).
3) L'originale latino afferma che Dio sta già guardando il popolo, non glielo chiede! La traduzione fa diventare la parte anamnetica della preghiera una richiesta.
4) La traduzione chiede a Dio che ci faccia giungere a celebrare con rinnovata esultanza il mistero della salvezza, invece di chiedergli di farci giungere alla gioia della salvezza tanto grande che è stata inaugurata dalla nascita del Signore. La colletta in latino chiede, prima di tutto, la salvezza che è la vera gioia, non solo di celebrarla. Chiede la realtà, non il ricordo!
5) Solo dopo aver chiesto di giungere alla meta (cioè la gioia della salvezza) si chiede anche il mezzo, cioè di poter celebrare questa gioiosa festività, che ci parla della nascita di Cristo che porta la salvezza, attraverso votis sollemnibus, cioè con "solenni preghiere" oppure "riti solenni", ma anche con alacri laetitia, che si può tradurre con gioia vivace, pronta letizia, o anche, e a me parrebbe significativo, con operosa letizia, cioè con una gioia che si dà da fare. Interessante che nella colletta CEI sia rimasta la rinnovata esultanza, ma siano sparite le solenni preghiere, molto interessante questa significativa censura...
Mi piacerebbe, infine, parafrasare la preghiera così: Signore aiutaci a prepararci alla gioia della salvezza eterna, che ci ha portato la tua incarnazione e nascita in questo mondo, e donaci di poterla celebrare coltivando l'amore verso Dio con la preghiera e la liturgia che ci fa sperimentare la gioia attiva nell'amore verso il prossimo. Un tantino forzata nel finale, ma mi pare spiritualmente utile, in linea tra l'altro, con il messaggio di conversione proposto da Giovanni Battista in questo tempo liturgico.
Una critica costruttiva: La celebrazione è un mezzo per giungere ad un fine, è l'anticipo in questo tempo della gioia futura senza tempo. E' davvero incredibile che la preghiera in italiano abbia trasformato il mezzo in fine, accontentandosi di chiedere a Dio un po' di gioia per fare una bella festa di Natale!
E allora torna la solita domanda: Qualcuno mi sa dire quando avremo la traduzione della Terza Edizione del Missale Romanum in Italiano, preparata secondo le richieste dell'Istruzione Liturgiam authenticam?(la trovate qui in inglese, qui in francese e qui in latino, ma non esiste in italiano)
Perchè nessuno risponde?