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venerdì 8 dicembre 2017

Un'antifona dell'Immacolata sparita dall'ufficio divino...ma ricomparsa.

Vi presento la bella antifona dei Secondi Vespri tradizionali della solennità dell'Immacolata Concezione, nell'ufficiatura postconciliare nel volume della Liturgia delle Ore sostituita dall'annuncio angelico dell'Ave Maria (ma di nuovo presente nell'Antiphonale Romanum del 2009...). Vale la pena riascoltarla e meditarne il contenuto. Come a Natale si proclama "Hodie", oggi è nato il Messia, il Sole che sorge, così all'Immacolata si canta "Hodie", oggi è sorta l'aurora che anticipa, annuncia e permette l'arrivo del Messia.
La mia traduzione mette in rilievo il complemento "ab ea" non come complemento d'agente (perché è Cristo che sconfigge il Male, non Maria!) ma nel senso ben attestato in latino di "punto di origine di qualcosa", nel nostro caso da dove si incomincia a vedere realizzata la redenzione. A partire da Maria - e in lei in modo perfetto - il demonio strisciante è stato schiacciato dalla Grazia del suo Figlio.

Hódie egréssa est virga de radíce Iesse: hódie sine ulla peccáti labe concépta est María: hódie contrítum est ab ea caput serpéntis antíqui, allelúia.
Oggi è spuntato il germoglio dalla radice di Iesse: oggi senza alcuna macchia di peccato è stata concepita Maria: quest'oggi a cominciare da lei viene schiacciata la testa dell'antico serpente, alleluia.

La musica come si trova nel Liber Usualis di Solesmes:

Spartito un pochino diverso, secondo l'Antiphonale Romanum del 2009, come viene cantato nei video che vi propongo:



mercoledì 29 novembre 2017

Novena dell'Immacolata Concezione: canto del Tota Pulchra

Inizia, come ogni anno, dal 29 novembre, la Novena in preparazione alla Solennità dell'Immacolata Concezione. Un bel video con il canto del Tota Pulchra eseguito dai Frati Francescani della Basilica di Sant'Antonio ogni sera, secondo il tono gregoriano in uso tra i Minori Conventuali, con alcune variazione rispetto a quello del Graduale.


lunedì 27 novembre 2017

Medjugorje. Le prime apparizioni raccontate dalla veggente Vicka

Presentiamo il libro di recente ripubblicato dalle Edizioni Messaggero Padova, originariamente intitolato nel 1985: "Mille incontri con la Madonna", e oggi, significamente modificato in "Medjugorje. Le prime apparizioni raccontate dalla veggente Vicka" . E' da notare che l'edizione degli anni '80, introvabile, è addirittura valutata su Amazon più di 300 euro sul mercato dell'usato (vedi qui)! Il libro è una pietra miliare a proposito della conoscenza del fenomeno Medjugorje nei suoi primissimi passi, ben prima della enorme pubblicità ricevuta e della commercializzazione che ne è seguita. E' inoltre testimonianza inattaccabile del cambiamento "inspiegabile" tra la modalità peculiari e infantili delle prime "apparizioni" e la modalità che poi è diventata classica: visione, messaggi...ecc.

Contenuto
Riedizione in una veste grafica nuova dell’importante documento storico pubblicato nel 1985, e subito riedito nel 1986, dalle Edizioni Messaggero Padova: la trascrizione delle registrazioni dei colloqui tra padre Janko Bubalo e Vicka, la maggiore dei «veggenti» di Medjugorje. P. Janko interrogò in maniera familiare e vivace, talvolta scherzosa, ma al tempo stesso incalzante e precisa Vicka facendosi raccontare, fin nei particolari più discussi o irritanti, i primi tre anni di apparizioni: dal 24 giugno 1981 al 31 dicembre 1983. Sono quindi pagine che rappresentano una testimonianza storica unica e imprescindibile per la conoscenza dei fatti. La Premessa alla prima edizione italiana fu firmata dai curatori dell’opera: il francescano Smiljan-Dragan Kožul e il paolino, divenuto poi celebre come esorcista della diocesi di Roma, Gabriele Amorth. Unica novità presente della nuova edizione è la Prefazione del mariologo Gian Matteo Roggio, docente presso la Pontificia facoltà teologica Marianum di Roma, che aiuta a comprendere, nell’attuale contesto storico ed ecclesiale, il valore di queste pagine.
Ecco un estratto dell'introduzione alla nuova edizione del libro e l'indice del testo:
Qualche battuta interessante dal testo: 
PADRE JANKO: Il 2 agosto 1981 [...] dopo che avete pregato, la Madonna ha detto che tutti i presenti potevano toccarla. Dicono che la gente si era messa in fila e che ad uno ad uno si avvicinavano e la toccavano. Marija indicava loro dov'era. 
VICKA: Va' avanti. 
PADRE JANKO: È capitato un fatto strano. Dal contatto delle mani di molti, rimaneva la macchia sulla Madonna, tanto che alla fine l'abito della Madonna sembrava tutto sporco e macchiato. 
VICKA: Questo lo so. Quando la toccavano quelli che avevano il cuore impuro, rimaneva sulla Madonna una specie di macchia. (!!!!)

Per acquistarlo:

giovedì 11 febbraio 2016

Tre anni fa, il giorno che cambiò la Chiesa: la rinuncia di Benedetto XVI


Sono passati tre anni dall'11 febbraio 2013, il giorno in cui - sorprendendo il mondo con un fulmine a ciel sereno - Papa Benedetto XVI annunciava la sua rinuncia al ministero petrino. La fine del pontificato era stata fissata per il 28 febbraio. Proprio in quella data è fissata una speciale giornata di preghiera per Benedetto, con Benedetto. Il Papa Emerito, prima di ritirarsi dalla scena pubblica ha chiesto più volte a tutti i fedeli di continuare a pregare per lui, mentre egli stesso avrebbe continuato a pregare per tutti noi.
"Anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio", disse Benedetto nella Declaratio di rinuncia al Ministero Petrino.
Siamo certi che la sua parte dell'accordo l'ha mantenuta. Forse tanti che nella commozione del momento avevo promesso il loro ricordo, poi hanno un po' abbandonato l'impegno. Il 28 febbraio viene a scuoterci di nuovo. Da oggi a quella data abbiamo la possibilità di ricordare il tanto bene fatto da un pontefice straordinario e indimenticato, pregando con lui e per lui.
Intanto vediamoci  questo bel video, che la devozione al Papa Emerito Benedetto ha fatto mettere insieme da chi sostiene e diffonde la giornata di preghiera:


Qui il sito promotore della Giornata di preghiera

Scarica qui i libretti in varie lingue per la preghiera

"Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo".
Benedetto XVI, Saluto da Castel Gandolfo, 28 febbraio 2013

venerdì 5 febbraio 2016

Novena al Beato Luca Belludi, francescano e compagno di S.Antonio di Padova

Accanto alla celeberrima tomba di sant'Antonio, nella sua basilica padovana, troviamo un altro confratello elevato alla gloria degli altari: si tratta del Beato Luca Belludi, socio del Santo portoghese, cioè compagno di cammino, suo biografo e successore. Riposa accanto al più famoso taumaturgo: gli sta accanto oggi come gli stava accanto durante la vita. 
A Padova è molto venerato dagli studenti di tutti i livelli, avendo fama di essere il patrono locale della "gioventù studiosa". Di lui sappiamo pochissimo, ma in calce alla preghiera della Novena - che qui vi trascrivo da un libriccino del 1964 - vi aggiungo le note biografiche di questo beato francescano. La sua festa ricorre il 17 febbraio.

Novena (8-16 febbraio) in preparazione alla festa del beato Luca belludi (17 febbraio)

Nel nome del Padre e del Figliolo e dello Spirito Santo. Amen.

1. - Signore, tu hai detto: «Voi non rallegratevi perché gli spiriti maligni vi sono soggetti; rallegratevi invece perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc l0,20). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, a curarmi prima di tutto e sopra tutto di piacere a te, di esserti intimamente unito, affinché il mio nome sia scritto nel Libro della vita, tra i tuoi eletti. Che importa compiere le opere anche più grandiose, se poi perdessi l’anima!
Tre Gloria al Padre.

2. - Signore, tu hai detto: «Non chi mi dice: - Signore! Signore! - entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: -Signore, Signore, non abbiamo profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo cacciato i demoni? E nel tuo nome non abbiamo compiuto molti prodigi? -. Ma allora io dichiarerò ad essi: - Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che commettete l’iniquità!» (Mt 7, 21-23). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, che il più grande miracolo è di compiere in ogni attimo e in ogni circostanza, con umiltà e amore, con ardimento e costanza, la tua adorabile volontà. Soltanto nella tua volontà è la nostra pace.
Tre Gloria al Padre.

3. - Signore, tu hai detto: «Badate di non praticare la vostra giustizia agli occhi degli uomini, per esser guardati da loro; altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 6,1). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, l’importanza essenziale della retta intenzione, che deve guidarmi in tutte le mie azioni di cristiano. Concedimi di osservare la tua legge d’amore senza l’assillo d’esser veduto, approvato, elogiato dal prossimo. Che io non cerchi mai, come ricompensa del bene che ho la grazia di compiere, il plauso delle creature, ma unicamente la paterna compiacenza e l’intima approvazione del mio Padre celeste.
Tre Gloria al Padre.

4. - Signore, tu hai detto: «Quando fai l’elemosina, non farla strombazzando a modo degli ipocriti, per aver gloria dagli uomini. In verità vi dico: - Hanno già ricevuto la loro ricompensa! -. Invece, quando fai l’elemosina; non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua destra, affinché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,2-4). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, com’è terribile e invadente la vanità, che s’insinua anche nelle cose più sante. Allontana da me ogni ostentazione e ogni stolta compiacenza. Rendimi delicato e discreto quando l’amore fraterno m’inclina ad alleviare le necessità materiali e spirituali del mio prossimo.
Tre Gloria al Padre.

5. - Signore, tu hai detto: «Quando pregate, non imitate gli ipocriti, i quali, mentre sono in preghiera, amano di essere veduti dagli uomini. In verità vi dico: - Hanno già ricevuto la loro ricompensa!". Tu, invece, ritirati, quando preghi, nella tua stanza, chiudi l’uscio e prega il Padre tuo che è presente nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,5-6). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, che s’innalza fino al tuo trono soltanto la preghiera sincera e pudica, non inquinata dalla bramosia di apparire dinanzi agli altri diverso da quel che sono in realtà. Che io mi circondi, anche nella preghiera pubblica, di riserbo e umiltà, cuore a cuore col Padre mio celeste, che è il Dio nascosto.
Tre Gloria al Padre.

6. - Signore, tu hai detto: «Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (Mt 6,7-8). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, ad essere consapevole della santità della preghiera, che non devo profanare con superstizioni, con formule recitate senz’anima, per abitudine. Rendimi degno di pregarti, o Signore! E concedimi di non essere egoista mentre elevo a te le mie lodi e ti espongo le mie necessità. Ch’io ti invochi non solo per me, ma porti nella orazione l’eco di tutte le sofferenze della Chiesa e dell’umanità, implorando la tua grazia su tutti, specie i più abbandonati, i più lontani e quelli che mi fanno del male.
Tre Gloria al Padre.

7. - Signore, tu hai detto: «Quando digiunate, non prendete un aspetto lugubre, come gli ipocriti, i quali mostrano un volto disfatto perché gli uomini s’accorgano del loro digiuno. In verità vi dico - Hanno già ricevuto la loro ricompensa! -. Tu, invece, quando digiuni, profùmati la testa e làvati il viso, per non far vedere agli uomini che stai digiunando, ma al Padre tuo che è presente nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Lc 6,16-18). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, a compiere il bene con spontaneità e naturalezza, perché le opere buone non degenerino in strumento di vana affermazione di me stesso; Che per colpa di una malintesa severità e sostenutezza io non abbia a dare alla religione un aspetto antipatico, repulsivo, perché tu vuoi che ti serviamo nella gioia. Ogni mia azione sia disinteressata e limpida, così da riflettere la tua Bellezza e Bontà infinita, e non mai la mia povera umanità.
Tre Gloria al Padre.

8. - Signore, tu hai detto: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,19-21). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, a improntare ogni mio pensiero, sentimento e azione di spirito soprannaturale. Come fugace e ingannevole è ogni bene di questo mondo: denaro, beni, amicizie, onori, potenza, piaceri... Tutte le cose di quaggiù rapidamente e irrevocabilmente sfioriscono. Mio tesoro sia domare le passioni, superare i cattivi esempi del mondo e le seduzioni di Satana, vivendo soltanto in te, con te, per te! Tutto è perduto tranne quello che depongo nel tuo Cuore!
Tre Gloria al Padre.

9. - Signore, tu hai detto: «La luce del corpo è l’occhio. Dunque, se il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà oscurato. E se la luce che è in te diventa oscurità, quanto grande sarà la tenebra!» (Mt 6,22-23). Fa’ che io apprenda dal tuo insegnamento, o mio Dio, e dall’esempio del tuo servo fedele, il Beato Luca, a sentire e amare sempre più la bellezza delle virtù evangeliche. Come l’occhio sano vede bene e l’occhio malato vede male, cosi è della mia vita. Se ho cuore retto, benevolo, paziente, unito a Dio, ogni cosà acquista luminosità e quiete, anche in mezzo alle immancabili prove. Ma se il mio cuore è guasto d’egoismo, di finzione, d’invidia, disprezzo e ambizione, allora tutto in me e intorno a me è tenebra e inquietudine. O Signore, medico divino, guarisci lo sguardo della mia anima!
Tre Gloria al Padre.

V. Prega per noi, o Beato Luca.
R. Affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiera
O Dio, che hai dato al tuo confessore sant’Antonio come compagno e perfetto imitatore, il beato Luca, fa’ che, per intercessione di entrambi, seguiamo i loro esempi in modo da meritare, come loro, la tua ricompensa.

Per Cristo, nostro Signore. Amen.

PROFILO BIOGRAFICO DEL BEATO LUCA BELLUDI

Cappella del Beato Luca - Basilica S.Antonio
Ben poco ci è dato di conoscere intorno a questa nobile e attraente figura di francescano.
Emulando l’umiltà del suo grande maestro S. Antonio, frate Luca circondò di un alone di silenzio e di dimenticanza la sua vita e le sue gesta. Qualche esile notizia conservata nei vecchi archivi cittadini, qualche significativa memoria tramandatasi nei secoli nel convento ch’egli santificò con la sua dimora: è tutto ciò che ci è noto di lui.

Tra i figli del Poverello
Il Beato Luca nacque a Padova in data imprecisata, ma che gli studiosi con solide ragioni assegnano ai primi anni del 1200. Una tradizione piuttosto tardiva e discussa attesta ch’egli appartenne alla ricca e potente casata dei Belludi, che aveva in signoria il castello di Piazzola sul Brenta. Santi non ci s’improvvisa. Perciò è verosimile che il piccolo abbia avuto la fortuna di trascorrere infanzia, fanciullezza e adolescenza in un clima familiare intriso di religiosità sana e operosa.
Nel 1220, S. Francesco, reduce dal pellegrinaggio in Terrasanta, dopo aver approdato a Venezia, fece sosta a Padova per fondare, o forse solo per visitare, alla periferia della città due umili «luoghi», cioè il conventino per i frati e l’altro per le monache del suo giovane Ordine. Fu allora, probabilmente, che il nostro Beato incontrò il mirabile Poverello e sentì germogliare nel cuore la vocazione religiosa.
In quella stessa occasione o qualche tempo più tardi, Luca abbandonò senza rimpianto il mondo con tutti i sogni e le promesse della giovinezza, per rivestire la rozza tonaca di frate minore e cingere i fianchi col bianco cordiglio. Ma l’oblio, da lui assunto come regola di vita, copre col suo velo impenetrabile l’aurora di quella ardente santità.
Accanto alla chiesuola dell’Arcella, dedicata alla Madonna, frate Luca poté conoscere in profondità e immedesimarsi con l’ideale francescano, cui si era votato nell’entusiasmo e nella purezza dei suoi vent’anni. E fu qui - secondo una ragionevole congettura - che, incitato dai superiori e dopo conveniente preparazione, venne ordinato sacerdote. Nella tersa pace di madonna Povertà fu bello, giorno dopo giorno, lasciarsi portare dalla Grazia ad altezze spirituali sempre più luminose.
Il Beato scrisse la sua vita non con carta e penna, ma con parole di verità e con atti di amore: è il Libro della Vita, sigillato, che soltanto Dio conosce e che noi pure potremo leggere, in Cielo.

L’incontro di S. Antonio
1227: nel tardo autunno S. Antonio è a Padova, per la prima volta. Dopo avere abbandonato il natio Portogallo, il Santo aveva peregrinato per le strade d’Italia e di Francia, dovunque svolgendo un molteplice apostolato come educatore del popolo lottando in prima linea contro i vizi e le eresie infestanti, come pacificatore di conflitti politici e sociali, come creatore di centri di studi sacri, come forgiatore di anime apostoliche. Nella primavera di quell’anno, Antonio era stato eletto ad Assisi
ministro provinciale, cioè superiore di tutti i francescani d’Italia settentrionale. Per dovere d’ufficio egli era tenuto a visitare i diversi conventi sottoposti alla sua giurisdizione, accostando personalmente uno per uno i religiosi affidatigli.
Nel conventino dell’Arcella avviene il grande incontro. Anche qui difettano notizie precise. Più che nel 1227 pare probabile che i due uomini di Dio si siano incontrati più tardi, nell’estate del 1230. Da quel giorno S. Antonio e il Beato Luca sono un cuor solo e un’anima sola, due fiamme dello stesso Fuoco spirituale. Il Santo scopre con gioia quale tesoro stia racchiuso nell’anima schiva e generosa di frate Luca, e il Beato comprende subito quale figura straordinaria sia il suo nuovo «ministro», ridondante di sapienza e di santità, dotato di fermezza incrollabile e di tenerezza materna.
Sboccia fra i due uomini di Dio un’amicizia indissolubile e santa, una confidenza e un’intesa reciproca ammirevoli. Da quel momento il Beato Luca avrà un cognome: sarà, in vita e in morte, «Luca di S. Antonio», il compagno inseparabile del Taumaturgo.
Suscitati ambedue dalla Provvidenza in tempo di lotte forsennate tra città e città, di contrasti sanguinari tra classe e classe sociale, di implacabili rancori tra le famiglie più potenti ed ambiziose - S. Antonio e il Beato Luca, preparati al grande compito dall’assidua intimità con Dio, dall’austerità più rigida e dal cordiale amore fraterno, proseguono nelle terre emiliano-lombardo-venete quell’azione francescana che dà novella giovinezza alla Chiesa, duramente provata da tanti mali.
Vicino a S. Antonio, collaboratore impareggiabile, il nostro Beato vive anni intensissimi.
Una volta - è un antico e attendibile cronista che lo racconta - dopo aver tenuto al popolo la predica, S. Antonio, volendo sfuggire all’infrenabile entusiasmo della folla, cercò di far ritorno al convento attraverso viuzze fuori mano. Era al suo fianco frate Luca, «uomo famoso per la sua bontà». Ed ecco farsi avanti una povera madre, che stringeva in braccio il suo piccino gravemente infermo. Antonio, solo spinto dall’umiltà, tenta di resistere alle suppliche della sventurata; ma poi, vinto dalle preghiere del suo Compagno, s’intenerisce dinanzi a tanto dolore e risana il bambino.
La quaresima del 1231 è l’estrema, memorabile prova apostolica del Taumaturgo. Tutta Padova, dal vescovo Corrado col suo clero ai professori dell’università coi loro scolari dalla laboriosa borghesia ai lavoratori della terra si stipa intorno al suo pulpito e al suo confessionale. Una notte Satana, furente per le tante anime strappate alle sue seduzioni, si scaglia contro il Santo; ma la Vergine gloriosa, invocata nella stretta mortale, scende a liberare il suo apostolo. All’amico prediletto Antonio confida l’incursione subita e vinta.
Nel maggio dello stesso anno, di ritorno da Verona dove aveva impavidamente affrontato Ezzelino da Romano, S. Antonio si ferma sui colli euganei, e di lassù contempla commosso e benedice la sua patria adottiva: Padova. Gli è al fianco, come sempre e dovunque, il fedele frate Luca. Insieme combattono le battaglie di Dio, insieme progettano e realizzano, insieme soffrono e gioiscono, insieme pregano. E Luca attesterà del suo maestro: «Era veramente un uomo di grande orazione».
Ormai stremato dalle incessanti fatiche Antonio si ritira nell’eremitaggio di Camposampiero, seguito dall’Amico carissimo. Egli si fa preparare una celletta di stuoie tra i rami di un noce maestoso, ai piedi del quale anche Luca si ritempra nella preghiera e nella contemplazione, e riceve le ultime confidenze del Santo.
Sorella morte è vicina, e Antonio le va incontro all’Arcella. Nel quieto tramonto del 13 giugno 1231 egli abbandona questa terra di esilio cantando un inno d’amore alla Vergine, e illuminato dalla Visione di Gesù. Spira fra le braccia del Beato Luca.

A gloria dell’Amico
La salma del Taumaturgo alcuni giorni più tardi viene portata processionalmente alla chiesetta di S. Maria, in mezzo a un indescrivibile trionfo di popolo. Undici mesi passano, e papa Gregorio IX nella cattedrale di Spoleto eleva Antonio agli’ onori degli altari. Il Beato Luca naturalmente fu uno zelante promotore della canonizzazione; la sua testimonianza era la più sicura e documentata. E’ quasi certo che sia stato Luca stesso, nel 1232, a scrivere la prima biografia di S. Antonio, l’autorevole e fondamentale «Leggenda Assidua». In quelle pagine egli, fedele alla sua abitudine di circondarsi d’oblio, non nomina mai se stesso. Ma da vari indizi appare che lo scrittore, o almeno l’ispiratore, è lui, anche perché molti particolari ivi narrati non potevano essere rivelati che da un amico intimo.
Il monumento che celebra nei secoli la grandezza di Luca è certamente la Basilica del Santo, l’omaggio più stupendo che un amico abbia mai reso all’amico. Sappiamo che Luca fu l’erede dello spirito di Antonio, ed è intorno a lui che ormai gravita la vita dei francescani di Padova. La costruzione del bellissimo santuario ebbe subito inizio; i lavori si protrassero per molti decenni, sotto gli occhi vigili del Beato.
Un altro merito, e non minore, noi posteri dobbiamo riconoscergli. Si tratta degli scritti di S. Antonio: i «Sermoni domenicali» e gli incompiuti «Sermoni festivi» che, con la loro ricchezza di dottrina, hanno ottenuto al Taumaturgo l’aureola di Dottore della Chiesa. Frate Luca, che gli fu vicino durante la contemplazione in qualità di scrivano, diresse il loro riordinamento e la pubblicazione.
Fedele alla povertà francescana, predicatore ascoltato, consigliere di anime sperimentato e illuminato, Luca venne eletto superiore del convento del Santo e, nel triennio 1239-42, fu scelto a succedere a S. Antonio nella carica di ministro provinciale. Ma intanto, nubi foriere di uragano si erano addensate nel cielo di Padova. Per vent’anni la città vive sotto il giogo del tiranno Ezzelino, governata dal suo dispotico rappresentante Ansedisio di Guidotti.
Il Beato Luca si mostra, anche in questa drammatica circostanza, degno continuatore dell’apostolato antoniano. Intrepidamente affronta il satellite del tiranno, protestando contro l’intollerabile oppressione. Tale è il suo coraggio, tale il prestigio della sua figura morale e la sua popolarità, che Ansedisio non osa toccarlo. Nella notte del 13 giugno 1256, mentre il Beato prega e piange accanto alla Tomba dell’Amico santo, viene confortato da una visione S. Antonio gli appare, predicendogli imminente la liberazione della città dal dominio ezzeliniano. Una settimana più tardi Padova riacquista la libertà.
Il 10 aprile 1263 un altro avvenimento portentoso colma di letizia il cuore del Beato. Trasportandosi
i resti mortali .di Antonio dalla chiesetta di S. Maria alla nuova basilica, ormai in fase di compimento, viene ritrovata incorrotta la Lingua del Taumaturgo. La gloria si riverbera sul vecchio frate Luca. Il quale, nel mondo francescano, mentre passano a miglior vita uno ad uno quelli che conobbero S. Antonio, resta il depositario fedele delle memorie antoniane e l’ispiratore veridico di quanto si viene scrivendo nel suo convento intorno al Taumaturgo.

Avvolto nel silenzio
Gli anni, le fatiche, le penitenze sembra non riescano a intaccare la sua forte fibra.
Luca continua il suo apostolato, conducendolo col suo stile sommesso, riluttando ad ogni ombra
di esteriorità. Un documento del 1260, ritrovato recentemente, getta un raggio di luce su questa èsemplare attività. «Presente frate Luca già compagno di S. Antonio», viene composto un acre dissidio tra due famiglie della nobiltà padovana, ricche e prepotenti. C’è una sola spiegazione plausibile: il Beato è lì, con il prestigio della sua santità, a continuare la missione pacificatrice di Antonio, placando un funesto rancore. Il Signore lo favori anche col dono dei miracoli, che egli seppe però occultare premurosamente, attribuendo tutto all’intercessione del suo indimenticabile Amico.
La nobildonna Alice de Manto, nel suo testamento rogato il 9 giugno 1285, lascia «a frate Luca compagno di S. Antonio quattro lire venete per una tonaca». Come doveva essere logoro il saio indossato dal quasi nonagenario frate Luca, se la pia Signora si fa un dovere di provvedervi!
Il Beato vide gli albori del suo secolo: Dio dispose che ne vedesse anche il tramonto. E’ infatti l’anno 1288 circa quando, dopo una lunghissima esistenza tutta consacrata al Vangelo, frate Luca piega il capo stanco tra le braccia di sorella morte. Abbiamo una testimonianza della venerazione che confratelli e fedeli nutrivano per il vegliardo; una sola, ma che rivela tutto. Quando la sua salma fu composta nell’estremo riposo, non si seppe trovare luogo più degno ed onorifico per deporla, che la tomba dov’era stato custodito per trentadue anni il corpo benedetto di S. Antonio. Non era una semplice tomba, ma un altare. Appena morto, il Beato Luca fu spontaneamente venerato come un uomo di Dio, e il Signore ratificò quel culto facendo fiorire intorno all’altare del Beato grazie e prodigi.
Sul finir del Trecento, a pochi passi dall’Arca del Taumaturgo, venne eretta una graziosa cappella, che fu decorata magistralmente da Giusto de’ Menabuoi. Sulle pareti, ai lati dell’altare, due scene riguardano il nostro Beato: a sinistra, è ritratto mentre, in ginocchio e a mani giunte, contempla S. Antonio che gli profetizza prossima la liberazione di Padova; a destra, vediamo in alto il Beato Luca pure in ginocchio dinanzi a Cristo glorioso, in atto di implorare pietà per i suoi devoti che chiedono grazie ai piedi della sua tomba. Anche nell’abside, vicino al trono di Maria, appare l’immagine aureolata e amabile del Beato Luca che presenta alla Madre di Dio un nobiluomo orante.
In questa elegante cappella fu trasportata la Tomba-altare di Luca. Al presente, però, i suoi resti mortali sono custoditi in una pregevole urna marmorea trecentesca, incassata nell’abside, precisamente alla base dell’affresco raffigurante la Madonna in trono.
Se si potesse racchiudere in un’espressione molto rapida la figura di un santo, potremmo definire il Beato Luca un «santo del silenzio». La sua spiritualità ha profonde somiglianze con S. Giuseppe.
Per una singolare legge di contrasto, il nostro tempo, invasato dalle furie della fretta e del rumore, contaminato da una soffocante pubblicità e sconvolto da un’inquietudine senza pace, sta scoprendo la grandezza di questa spiritualità tutta intima, priva di ogni nota clamorosa, fatta solo di profondità. Il 18 maggio 1927 il pontefice Pio XI confermava ufficialmente il culto immemorabile prestato in tanti secoli al Beato Luca.
Di lui poco si conosce, poco si parla, poco si scrive. Mentre S. Antonio e la B. Elena, suoi contemporanei, ebbero chi si prese cura di raccogliere e tramandare ai posteri un riassunto biografico, il Beato Luca non ebbe nessuno che, dopo morto, affidasse alla carta una traccia almeno, qualche dato preciso, qualche ricordo degno di memoria. In questo io amo scorgere una disposizione provvidenziale, quasi una obbedienza postuma al suo desiderio di essere un santo appartato nell’ombra.
Non poche anime lo sentono vicino, lo invocano nelle loro necessità, lo amano. Anime silenziose, le cui pene non possono essere espresse che sottovoce, nel nascondimento del cuore. E le grazie del Beato Luca fioriscono nel silenzio.
Grazie’ soprattutto intime, che occhio umano non vede, che orecchio non ode. Iddio gli ha concesso di essere, anche nella gloria del cielo, il confortatore degli umili, l’amico dei dimenticati.
Al mattino o sul finir della sera, chi entra nella sua devota cappella, nota intorno all’altare del santo vegliardo degli adolescenti in preghiera. Sono i giovani studenti che vengono ad invocarlo nelle loro difficoltà. O caro Beato Luca, intercedi per noi presso Dio!

PREGHIERE DEGLI STUDENTI devoti al Beato Luca

Per il buon esito degli studi
O Signore, che nella sacra Scrittura ti definisti «Dio della scienza», ascolta la preghiera che t’innalziamo dinanzi alla tomba del Beato Luca, unendoci alle sue intenzioni.
Non rimangano per nostra colpa infruttuosi i talenti che ci hai concesso. Illumina, o Signore, la nostra intelligenza; irrobustisci la nostra volontà, stimola la nostra volontà di lavoro, affinché possiamo compiere felicemente i nostri studi. Aiutaci a scrollare il torpore della pigrizia, a vincere il richiamo a una vita frivola e dissipata, a svincolarci dalle attrattive di divertimenti che non fanno onore al nostro carattere di cristiani. Aiutaci, o Signore, ad affrontare di buon animo la monotonia del dovere quotidiano, ad impegnare in pieno tutte le nostre capacità, a formarci una cultura illuminata, vasta, profonda.
Ti domandiamo, o Signore, per intercessione del Beato Luca, di darci un cuore di apostoli, per trasformare le nostre esperienze, le nostre amicizie, le nostre inclinazioni in altrettante prese di contatto con la tua Grazia e la tua Verità. In ogni persona, in ogni cosa, o Signore, fa’ risplendere la tua presenza elevante e illuminante. E che tutti possano vedere in noi, nonostante le nostre fragilità, un raggio della tua sapienza e della tua bontà. Amen.

Per ottenere la Sapienza   (dal libro della Sapienza)

Dio dei padri e Signore di misericordia, *
che tutto hai creato con la tua parola,
che con la tua sapienza hai formato l'uomo, *
perché domini sulle creature che tu hai fatto,

e governi il mondo con santità e giustizia *
e pronunzi giudizi con animo retto,
dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono *
e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,

perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, †
uomo debole e di vita breve, *
incapace di comprendere la giustizia e le leggi.

Anche il più perfetto tra gli uomini, †
privo della tua sapienza, *
sarebbe stimato un nulla.

Con te è la sapienza che conosce le tue opere, *
che era presente quando creavi il mondo;
essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi *
e ciò che è conforme ai tuoi decreti.

Mandala dai cieli santi, *
dal tuo trono glorioso,
perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica *
e io sappia ciò che ti è gradito.

Essa tutto conosce e tutto comprende: †
mi guiderà con prudenza nelle mie azioni *
e mi proteggerà con la sua gloria.

Ringraziamento per il buon esito degli esami
Mio Dio, ecco quello che succede: se una cosa mi va storta, mi lascio dominare dalla permalosità e ti tengo il broncio; se una cosa va a gonfie vele, mi lascio portar via dall’euforia. Così, in un caso e nell’altro, mi dimentico di te ...
Voglio ringraziarti per la grazia che mi hai fatto. Tutto è dono tuo, dono però che germoglia sull’albero della nostra collaborazione umana. Ho lavorato, e tu hai benedetto la mia fatica. Ho cercato di far del mio meglio, mettendoci applicazione e diligenza, e tu hai voluto premiare il mio impegno.
Grazie, mio Dio, dell’assistenza con cui mi hai circondato nei mesi di studio, nella vigilia febbrile dell’esame. Se ripenso a come si sono svolti questi lunghi giorni di studio, scopro che ogni mio passo è stato guidato dalla tua luce, ogni mio progresso nella conoscenza è stato illuminato dal tuo amore.
Fa’, o Signore, che a motivo di questo successo non mi lasci invadere dall’orgoglio intellettuale, dalla sicurezza di me; che io sappia mantenermi cristianamente libero dal solletico della vanità, dalla sete di elogi. Ch’io non mi dia mai aria di persona importante, bramosa di lodi vane. La mia cultura non crei una separazione fra me e la gente semplice; fa’ che io scopra quanto tesoro di sapienza c’è spesso nelle persone umili, che il mondo tratta con spregio.
Vorrei assomigliare al Beato Luca, il quale, pur possedendo doti intellettuali non comuni, non volle mai aggrapparsi a friabili apparenze di successo, ma preferì lavorare in disparte, solo preoccupato di piacere a Dio e di essere utile al prossimo. Oh, sì: il prossimo! A quell’esame, o Signore, io voglio essere promosso: all’esame che tu, al tramonto della mia vita, mi farai sull’amore che avrò portato ai miei fratelli.

Dopo un insuccesso scolastico
Sento poca voglia di pregare, dopo questa umiliazione. I bei sentimenti sbocciano a loro agio soltanto nei momenti di euforia. Mi sento amareggiato, stizzito. Istintivamente me la prendo con gl’insegnanti e li accuso di poca giustizia o addirittura di parzialità e d’incomprensione. Me la prendo coi compagni, e rinfaccio loro la buona fortuna; me la prendo con i miei familiari e li rimprovero di non capirmi...
Sono tentato di seguire l’esempio di certi faciloni, che hanno l’aria di prender tutto con leggerezza. Mio Dio, aiutami a comprendere meglio quello che è accaduto; ma liberami prima, dal turbamento d’animo che m’impedisce di vedere le cose con chiarezza.
C’è, nella mia reazione, parecchia vanità ferita, parecchia immaturità di carattere.
Drammatizzo tutto. Quanto ci guadagnerei a essere più semplice, ad affrontare virilmente
i fatti, con lealtà e realismo. Ecco: un successo mi inorgoglisce, uno scacco mi abbatte. Non è questo il primo rovescio che subisco nella vita;  chissà quante altre contrarietà dovrò affrontare,
quante delusioni, quante rinunce e sconfitte mi attendono in futuro. La vita è una maestra severa, con tutti. Invece di irritarmi inutilmente o di afflosciarmi, farei meglio a rivedere la parte di responsabilità che ho in questo insuccesso.
Se avessi studiato con più metodicità e intensità, senza lasciarmi vincere dall’indolenza o da facili distrazioni, forse mi sarebbe andata bene. Sono troppo portato a scaricare una colpa mia sugli altri! Fammi forte, o Signore, nei momenti in cui mi trovo sfiduciato e sfinito. La strada è lunga, difficile,
ma devo percorrerla da cristiano, con ritmo sereno e coraggioso. Sono inciampato mio malgrado, ma ora devo balzare in piedi e riprendere il mio posto, senza sciocche lamentele.
Confido tanto nel tuo aiuto, o mio caro Protettore, beato Luca: non lasciarmi solo in queste ore di tristezza e di scoraggiamento.

martedì 5 gennaio 2016

Il viaggio epico dei Re Magi riassunto in cinque minuti

Uno splendido ri-montaggio con le immagini del film Nativity ci fa rivivere la storia dei Magi, dalla decisione di seguire il presagio astrale all'incontro col Dio-Bambino al ritorno a casa. Per gustare l'Epifania con un video: 

giovedì 29 ottobre 2015

Sua Eccellenza dà un'eccellente spiegazione di Halloween

Il Vescovo della diocesi di Macerata Mons. Nazzareno Marconi per la ricorrenza del 31 ottobre dell'anno scorso, spiegava con pacatezza e intelligenza l'origine, l'evoluzione e l'attualità della Vigilia di Tutti i Santi. Quando si dice un maestro della Fede che ha studiato e sa spiegare con chiarezza e senza oscurantismi....

martedì 29 settembre 2015

Imitare gli angeli secondo il pensiero di Sant'Antonio di Padova

A,Vivarini: santi Antonio e Michele arcangelo - XV sec. - Venezia
Per la festa dei santi Arcangeli, che precede di pochi giorni quella degli angeli custodi, vi propongo un bellissimo passo del Dottore Evangelico di Padova che ci spiega come possiamo nella nostra vita entrare a far parte dei cori angelici, vocazione a cui siamo chiamati per una "più grande misericordia" redentrice del Signore.

Dai Sermoni di sant'Antonio di Padova, Sacerdote e Dottore della Chiesa. (Serm XXI dom p.Pent.,3)
Dal Re dei re di tutto il creato, il Signore Gesù Cristo, che comanda agli angeli in cielo e agli uomini in questo mondo, ogni fedele viene nominato «regio funzionario" (in lat. règulus, piccolo re), per il fatto che ha in se stesso una certa raffigurazione degli ordini celesti, e che consta anche lui dei quattro elementi fondamentali di cui consta ogni creatura.
I cori celesti sono nove, ma noi li ordineremo in tre gruppi di tre ordini (cori) ciascuno.
Nel primo gruppo ci sono gli Angeli, gli Arcangeli e le Virtù.
Negli Angeli è raffigurata l'osservanza dei precetti, negli Arcangeli l'attenzione ai consigli e la loro applicazione, nelle Virtù i prodigi della vita santa. Anche tu dunque fai parte del coro degli Angeli quando osservi i comandamenti del Signore. Dice il profeta Malachia: «Le labbra del sacerdote devono custodire la scienza»(Ml 2,7).
Similmente fai parte del coro degli Arcangeli quando osservi non solo i comandamenti, ma ti sforzi di seguire anche i consigli di Gesù Cristo. Infatti Isaia ti suggerisce: «Proponiti un consiglio, raduna una consulta» (Is 16,3).
Infine entri a far parte del coro delle Virtù quando risplenderai dei prodigi di una vita santa. Dice il Signore: «Chi crede in me farà anche lui le opere che faccio io, e ne farà anche di più grandi» (Gv 14,12).
E la Glossa commenta: Ciò che il Signore opera in noi non senza il nostro concorso, è più grande di tutto ciò che egli opera senza di noi; così che quando un malvagio diventa giusto, quest'opera è più grande di tutto ciò che vi è in cielo e in terra e altrove, perché quelle cose passeranno, mentre quest'opera resterà, e in quelle c'è soltanto l'opera di Dio, mentre in questa c'è anche l'immagine di Dio.
Anche se Dio ha creato gli angeli, la giustificazione dell'empio appare opera più grande che creare dei giusti, poiché anche se in entrambe le opere c'è un'eguale potenza, nella giustificazione dell'empio c'è una più grande misericordia.
Sant'Antonio segue la disposizione gregoriana dei nove cori angelici, cioè la gerarchia degli angeli secondo Gregorio Magno (e non ancora quella che diverrà popolare dalla II metà del XIII sec. cioè quella dello Pseudo Dionigi, che Dante dice aver corretto perfino il santo Papa!). Dunque i nomi dei nove cori angelici, secondo questa tradizione sono: Angeli, Arcangeli, Virtù, Potestà, Principati, Dominazioni, Troni, Cherubini, Serafini.

giovedì 4 giugno 2015

La Processione del Corpus Christi a Toledo


Non c'è un'altra processione del Corpus Domini (o Corpus Christi come dicono all'estero) come quella di Toledo (Spagna) in tutto il mondo. Roma compresa. Il Santissimo Sacramento, intronizzato nella spettacolare custodia gotica voluta dal Card. Cisneros, cesellata da Enrique de Arfe e conservata nella Catedral Primada (18 kg d'oro, più argento e altri metalli e pietre preziose), passa per le vie e i vicoli della città primaziale del regno spagnolo, in un tripudio di fede, di tradizione di devozione popolare, scortato dal clero, dalle confraternite, dal popolo e dalle autorità. Una processione che diventa segno di comunione e di unità, cristiana e di unione sociale, anche con significati civili. 
Ecco il video di questa mattina, 4 giugno 2015:

martedì 2 giugno 2015

Padova: In diretta dal Santuario di Sant'Antonio la webcam sulla Tomba


Non solo Fatima, Lourdes o Assisi: come negli altri grandi santuari della cristianità, anche dalla Basilica di Sant'Antonio di Padova, santuario internazionale, una webcam (a cura del Messaggero di Sant'Antonio) trasmette da pochi giorni, 24 ore su 24 le immagini in diretta dalla Tomba del Santo più venerato nel mondo.
Ecco la vostra finestra virtuale sul Santuario Antoniano (per dispositivi Android, scaricare e aprire il sito con Puffin browser per visualizzare video Flash):

giovedì 14 maggio 2015

Il Cammino di Sant'Antonio - edizione 2015


Sono aperte le iscrizioni online al pellegrinaggio notturno "Il cammino di S.Antonio", 25 km nella notte fra 30 e 31 maggio, ripercorrendo il sentiero dell'ultimo viaggio del Santo di Padova nell'imminenza della sua festa. Sono attese, come ogni anno più di un migliaio di giovani e meno giovani per questa esperienza di preghiera e cammino insieme ai frati francescani. Si parte dal Santuario di Camposampiero, antico eremo dove si ritirava a pregare il Santo e si conclude la domenica mattina (31 maggio) con la Messa alla Basilica di Sant'Antonio a Padova. Tappa alla Chiesa dell'Arcella, luogo dell'incontro di Antonio con sorella morte.

QUI TUTTE LE INDICAZIONI E LE ISTRUZIONI PER PARTECIPARE

Consulta la locandina e scaricala a questo link



mercoledì 13 maggio 2015

Un bel docudramma sulla vicenda dei pastorelli di Fatima

Come ben sapete questo blog, dedicato a Sant'Antonio, diffonde fervorosamente anche  la devozione alla Vergine portoghese nostra Signora di Fatima, apparsa quasi cent'anni  fa (1917) ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francisco. Sia S.Antonio che la Madonna di Fatima hanno come numero il 13. Oggi 13 maggio oltre a visitare il sito e la webcam sulla Capelina alla Cova d'Iria, potete anche vedere questo semplice docu-dramma, ben fatto e ben documentato, con la ricostruzione dei ricordi di Suor Lucia:

venerdì 27 marzo 2015

Il significato della croce nel mistero della liturgia in un cortometraggio

Per preparare ragazzi, giovani e meno giovani alla celebrazione della Passione del Signore e alla Settimana Santa, vi consiglio questo video, un filmato che ha vinto il premio di miglior cortometraggio religioso del 2012. Potremmo descriverlo come una parabola: dalla noia alla partecipazione attiva nella liturgia.
L'esperienza liturgica e l'ascolto "partecipativo" della Parola di Dio ti rendono davvero contemporaneo alla vicenda della morte e risurrezione del Signore, e quando ricevi la comunione Cristo compie di nuovo in te l'opera della salvezza realizzata una volta per sempre sulla croce. Il linguaggio cinematografico comunica questo in maniera immediata ed emotivamente convincente. Si può "predicare" anche così: e questo coinvolgente sermone dura solo 5 minuti!
Ecco dunque il film "Domenica delle Palme", in inglese sottotitolato in Italiano. Da non perdere e da far conoscere:


Sito ufficiale del film

Traduzione: Francesca Di Russo
Sottotitoli di: Giuseppe Boncoraglio

venerdì 9 gennaio 2015

Se vuoi attrarre gente a Messa, falla finita col Latino!

Ho tradotto al volo questo post dal Blog di iPadre, sito americano di un prete tecnologico e insieme "all'antica", che ha lasciato perdere - in maniera post-moderna - le ideologie e i "modernismi" dogmatizzati.
Padre Finelli ha preparato un messaggio, volendo condividere una sua recente scoperta con altri preti, e l'ha corredato con un piccolo esempio video.
Lo riprendo e ve lo giro: tanto per far vedere che il latino e il canto gregoriano sono più contemporanei di quanto parecchi non vogliano ammettere.

Se vuoi attrarre gente a Messa, falla finita col Latino!
di padre Jay Finelli
originale in inglese qui

In quasi ogni parrocchia cattolica degli Stati Uniti in cui puoi entrare sarebbe un piccolo miracolo sentire qualche pezzettino di latino. Durante la Quaresima e l'Avvento, si potrebbe sentire un Sanctus o un Agnus Dei, ma questo sarebbe il massimo.
Qualunque parroco vi dirà che il latino scaccia via la gente. Se vuoi che la gente venga a messa, bisogna che tu dia loro quello che vuole. I giovani vogliono musica che suona come la loro musica. Chitarre, batteria, tastiere e una buona base creeranno l'atmosfera che tutti desiderano. Inoltre, se ci metti il latino, le persone non capiscono e se ne vanno altrove. I bambini e i giovani vogliono la loro cultura.

Sappiamo tutti che questo è stato un grande successo. Le nostre chiese sono molto più piene di quanto non siano mai state. Non è proprio così, per niente. La musica contemporanea "cristiana" non regge il confronto con ciò che i nostri giovani ascoltano. Si tratta di una povera imitazione della cosa "reale".

Inoltre, chi dice che i nostri giovani odiano il latino? Sono solo le persone anziane a cui negli ultimi 50 anni è stato ripetuto che il latino è obsoleto, poco pratico, e non in accordo con i tempi che lo rifiutano. Sacerdoti, e liturgisti hanno detto ai fedeli cattolici che i nostri giovani non possono aver a che fare col gregoriano in latino e il canto sacro. Ma voglio dirvi: si sbagliano di grosso. Ogni Domenica, le voci che sento cantare più forte le parti della messa in latino sono quelle che mi stanno più vicine, quelle dei miei chierichetti. Qui di seguito c'è una clip di Tommy che canta un assolo. Aveva solo un semplice foglio di carta con le parole scritte, niente note musicali. Tommy fa servizio anche alla maggior parte dei funerali. Canta il Requiem, In Paradisum, tutte le parti della Messa, e molti inni sacri e canti a memoria. Tommy ha 10 anni e fa questo ormai da anni. Tutti quelli che lo vedono e lo sentono cantare rimangono commossi e ispirati.
E ora incontriamo Tommy.
Dico solo una cosa: se vuoi attirare i giovani alla Messa, sfidali e dai loro qualcosa che li aiuti ad entrare nel sacro, non quello che hanno già nel mondo.

domenica 2 novembre 2014

Requiem aeternam di Pierre de la Rue

Il Requiem di Pierre de la Rue è famoso per le sue note estremamente basse in alcune sezioni, come in questo introito, per cui normalmente viene trasposto per adattarsi meglio alla vocalità dei diversi cori. E' considerato comunque uno dei pezzi più impegnativi, ma anche più attraenti della polifonia del Rinascimento, Lo ascoltiamo e lo studiamo in questa giornata dedicata alla preghiera per i nostri cari defunti. Canta la Cappella Pratensis, coro olandese.


Il sito che fornisce lo spartito è a questo collegamento. Riporto per comodità anche le immagini delle singole pagine, cliccando su di esse possono essere ingrandite:



lunedì 27 ottobre 2014

Le ostie che sfidano le leggi del tempo: conclusi recenti esami sul miracolo eucaristico di Siena


Pubblicati i risultati degli ultimi esami scientifici sulle ostie del miracolo eucaristico di Siena, conservato nella Chiesa dei Frati minori conventuali. Ancora inspiegabile come pane di quasi 300 anni fa non mostri alcun segno di decadimento né contaminazione di nessun tipo.
Intanto con il permesso di Papa Francesco, a Siena durante l'Anno Santo eucaristico, sarà possibile ottenere una speciale indulgenza plenaria.

S.Francesco a Siena
I primi test scientifici sulle SS. Particole conservate dal 1730 nella Basilica di san Francesco a Siena furono compiuti un secolo fa, nel 1914, autorizzate da San Pio X, ovviamente con i metodi e le conoscenze dell'epoca. Ora, con nuovi strumenti e maggior precisione sono state rifatte le analisi "non invasive" su alcuni campioni di queste particole ancora intatte e incontaminate. Le analisi sono state avviate il 10 settembre scorso dopo il nulla osta dato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede all’arcivescovo di Siena monsignor Antonio Buoncristiani.

Le particole vennero rubate il 14 agosto 1730 dalla basilica di San Francesco e ritrovate tre giorni dopo, abbandonate e sporche, dentro una cassetta dell’elemosina nella chiesa di Santa Maria in Provenzano. Vennero ripulite e riportate a San Francesco, e la città fece festa organizzando processioni di ringraziamento per il sacrilegio riparato (Siena aveva addirittura sospeso il Palio, talmente scossa dal furto sacrilego). Si decise di non consumare quelle ostie consacrate, rubate e ritrovate, e nel tempo ci si rese conto che non deperivano, restando "incorrotte” nei secoli. Da allora le particole non si sono mai contaminate e vengono ancor oggi conservate intatte e venerate.
Stando, in effetti, non solo alla scienza, ma anche all’esperienza concreta (più volte si fecero, a Siena, controprove, mettendo in un recipiente accanto alle ostie prodigiose altre non consacrate e appena fatte: in breve furono tutte alterate e poi sbriciolate dal tempo), già dopo sei mesi la farina azzima si rovina gravemente e, nel giro massimo di un paio d’anni, si riduce a poltiglia e poi a polvere.
Per le ostie di Siena, il tempo non ha provocato neppure un ingiallimento, malgrado nulla mai sia stato fatto per assicurare una custodia protetta dagli agenti atmosferici o dai germi ulteriori portati dal toccarle infinite volte con le mani.
Papa san Giovanni Paolo II, nel corso della sua visita pastorale alla città di Siena il 14 settembre 1980, così si espresse di fronte alle Ostie prodigiose: "È la Presenza!".

Le particole sono risultate 225, più alcuni frammenti, come nella precedente ricognizione, si legge in una nota della curia, e sono “incontaminate” e “visibilmente in ottimo stato di conservazione”, tuttora inspiegabile in termini naturali. Le particole si sono ridotte numericamente nel tempo (da 351 che erano), per un semplice motivo: perché, fra le tante "prove" eseguite nei secoli passati, ci fu anche il comunicare con esse delle persone che ne saggiassero il gusto. Che è risultato, esso pure - come attestano i resoconti - non alterato.
Ostensorio contentente le SS. Particole del miracolo di Siena
Nei mesi passati le ostie sono state sottoposte, in tre campioni, a un’ispezione della superficie con microscopio digitale portatile, rilevazione della presenza del nucleotide ATP (adenosin-trifosfato) mediante misura con bioluminometro, test colturale, fotogrammetria a distanza ravvicinata per la ricostruzione del modello 3D delle ostie a fini documentativi. Analizzato e poi ripulito anche il contenitore di cristallo dai tecnici dell’Istituto per la Conservazione e valorizzazione dei beni culturali di Firenze del CNR. Il test colturale non ha messo in evidenza nessuna crescita microbica né dopo 7 giorni dal campionamento, né dopo 14.

Il comunicato dell'Arcidiocesi senese conclude: "Le SS. Particole continuano pertanto ad essere prodigiosamente incorrotte, un segno evidente che rafforza la fede del Popolo di Dio nell’Eucaristia, culmine e fonte di tutta la vita della Chiesa, sacramento di unità e vincolo di carità fra i cristiani".

Proseguono inoltre le iniziative dell’Anno Eucaristico diocesano, con le celebrazioni in programma nella Basilica di S. Francesco e nelle Parrocchie dell’Arcidiocesi per tutto il prossimo anno pastorale. Per l’occasione, l'Arcivescovo di Siena, tramite la Penitenzieria Apostolica, ha anche ottenuto da Papa Francesco l’Indulgenza plenaria, dal 1° novembre 2014 al 4 ottobre 2015, per tutti i fedeli che devotamente sosteranno in preghiera di adorazione dinanzi alle SS. Particole, tanto nella Basilica  dei Francescani conventuali, quanto nelle altre chiese dove saranno esposte.

Vi aggiungo un servizio video della RAI di un paio d'anni fa sul miracolo eucaristico di Siena:

venerdì 17 ottobre 2014

Otto secoli di paramenti liturgici dei Frati di Venezia

preziosa dalmatica in velluto con simboli eucaristici e cristologici 
Tutti sanno come San Francesco avesse un particolare gusto per la bellezza della liturgia e una cura speciale per le sacrestie (che spazzava e rassettava personalmente) e quanto circonda di rispetto e onore il Santissimo Sacramento. Da lui i francescani - e soprattutto i conventuali - hanno preso esempio, continuando la tradizione di bellezza liturgica che non è mai stata vista in concorrenza al voto di povertà. Non è infatti per l'uomo, ma davvero "a maggior gloria di Dio".

In quest'ottica i francescani della basilica dei Frari di Venezia hanno voluto compiere una grossa impresa. Con l'aiuto della Prof.ssa Doretta Davanzo Poli, sono stati studiati e catalogati i preziosi paramenti e tessuti liturgici presenti nella sacrestia. Dai cassetti e dagli armadi sono usciti veri e propri capolavori d'arte sacra, alcuni addirittura vecchi quanto l'Ordine Francescano, ricevuti in dono da qualche speciale benefattore 8 secoli fa!
La prof.ssa Poli - una delle massime esperte internazionali di storia del tessile - ha studiato ciascuno dei pezzi, e ne ha descritto fabbricazione, provenienza e quant'altro viene rivelato dall'analisi accurata di pianete e dalmatiche, selezionando poi una sessantina di esemplari più significativi per qualità tecnica ed estetica. Attraverso tali vesti liturgiche, databili tra il secolo XIII e l’inizio del XX, è possibile seguire le vicende stesse dell’arte tessile di Venezia, senza trascurare qualche esempio di alcune tra le più importanti manifatture seriche dell’Europa e del Mediterraneo.
Fra Apollonio Tottoli, valente fotografo, ha scattato immagini bellissime e dettagliate dei diversi pezzi dell'enorme collezione. Testi e foto sono confluiti poi in un vero e proprio catalogo illustrato:
Ne è nato così un libro dal titolo: Otto secoli di arte tessile ai Frari. Sciamiti, velluti, damaschi, broccati, ricami, pubblicato a cura del Centro Studi Antoniani dei Frati di Padova. (il libro è in vendita qui)
Un breve saggio di mons. Ivo Panteghini approfondisce i significati allegorici e simbolici dei paramenti che rivestono il celebrante durante la Messa o le processioni, in un rimando di forme, colori e simbolismi che manifestano il mistero celebrato.
Scrivendo, nella prefazione, del ricco patrimonio di tessili per la liturgia, il parroco padre Lino Pellanda sottolinea che «l’estasi prodotta da architettura, scultura e pittura, nella basilica dei Frari, è ravvivata dai tessili d’altare che hanno colorato nei secoli i riti liturgici e vengono ora custoditi come patrimonio prezioso. Vi trovi oggetti pregiati frutto di donazioni o di acquisti; incontri anche vesti liturgiche consunte e rattoppate, che raccontano di povertà e momenti difficili. Ai paramenti più belli del ‘400 si ispirò Giovanni Bellini quando nel polittico della sacrestia dipinse con tanta grazia le vesti liturgiche di S. Nicola, quasi a ricordare a noi sacerdoti quale dovrebbe essere il decoro dei nostri riti». E termina citando il cardinale Martini, il quale parlava di “scandalo del profumo di Betania” riferendosi a coloro che criticano le spese per il decoro liturgico. Diceva: «Gesù gradisce le cose belle, l’amore per il culto può essere giudicato spesa inutile solo dalla mentalità efficientistica di oggi».
Il volume è stato presentato ieri nella cornice splendida della gotica basilica veneziana con l'intervento del Prof. Sergio Marinelli,docente di storia dell'arte all'università di Ca' Foscari
Il numero dei partecipanti mostra l'interesse che suscita tutt'oggi questa forma d'arte per la liturgia, fino a pochi decenni fa ancora coltivata nei monasteri e nei conventi soprattutto femminili. Perché i paramenti sacri hanno questo di particolare: sono indossati esclusivamente da maschi, ma vengono normalmente confezionati dalle sapienti mani di donne cristiane, in massima parte religiose, che in questo modo, hanno sempre inteso partecipare attivamente con il proprio lavoro artistico, al culto divino e alla lode di Dio.

In occasione dell'uscita del volume viene anche allestita una mostra temporanea con solo alcuni dei migliori paramenti. Questa mostrà sarà visitabile per poche settimane presso la Sala del Capitolo della Basilica dei Frari di Venezia.
La prof.ssa Poli cura l'allestimento della mostra dei delicati paramenti sacri
La mostra allestita nella sala del capitolo del complesso basilicale dei Frari
Per ulteriori informazioni: Basilica dei Frari, S. Polo, 3072 – Venezia. Tel. 041. 272 8611 email: basilica@basilicadeifrari.it

foto dalla pagina facebook della Basilica dei Frari

lunedì 29 settembre 2014

Festa di San Michele e degli Arcangeli

Questo mottetto di B.Restelli ha come testo l'antifona al Magnificat del Breviario Romano, propria delle feste michelitiche: sia dell'Apparizione dell'Arcangelo San Michele, che si celebra in alcuni luoghi l'8 maggio, sia della Dedicazione della Chiesa di San Michele al Monte Gargano, festa che è all'origine dell'odierna ricorrenza di San Michele e degli altri Arcangeli. Il testo semplice di accorata preghiera non è più in uso nella forma ordinaria della liturgia, ma si presta ad essere una "giaculatoria" per continuare ad invocare l'attenzione vigilante del Principe delle Milizie celesti contro ogni male spirituale:



Princeps gloriosissime, Michael Archangele, esto memor nostri;
hic et ubique semper precare pro nobis Filium Dei. Alleluia, alleluia


Gloriosissimo principe, Michele Arcangelo, ricordati sempre di noi,
qui ed in ogni luogo sempre prega per noi il Figlio di Dio. Alleluia, alleluia.

domenica 28 settembre 2014

San Giovanni Paolo II pellegrino a san Michele al monte Gargano

Vigilia della Festa di San Michele e degli Arcangeli, riascoltiamo e rileggiamo il discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II che nel 1987 visitò il santuario angelico del Gargano, offrendo un discorso che riassume i motivi della devozione della Chiesa a san Michele, dove ricordò pure - tra gli applausi degli astanti - la devozione francescana al santo Arcangelo (approfondimento qui):



DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA POPOLAZIONE DI MONTE SANT’ANGELO

Monte Sant’Angelo (Foggia) Domenica, 24 maggio 1987

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi all'ombra di questo Santuario di San Michele Arcangelo, che da quindici secoli è meta di pellegrinaggi e punto di riferimento per quanti cercano Dio e desiderano mettersi alla sequela di Cristo, per mezzo del quale « sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà » [1]....

2. A questo luogo, come già fecero in passato tanti miei Predecessori nella cattedra di Pietro, sono venuto anch'io per godere un istante dell'atmosfera propria di questo Santuario, fatta di silenzio, di preghiera e di penitenza; sono venuto per venerare ed invocare l'Arcangelo San Michele, perché protegga e difenda la Santa Chiesa, in un momento in cui è difficile rendere un'autentica testimonianza cristiana senza compromessi e senza accomodamenti.

Fin da quando Papa Gelasio I concesse, nel 493, il suo assenso alla dedicazione della grotta delle apparizioni dell'Arcangelo San Michele a luogo di culto e vi compì la sua prima visita, concedendo l'indulgenza del « Perdono angelico », una serie di Romani Pontefici si mise sulle sue orme per venerare questo luogo sacro. Tra essi si ricordano Agapito I, Leone IX, Urbano II, Innocenzo II, Celestino III, Urbano VI, Gregorio IX, San Pietro Celestino e Benedetto IX. Anche numerosi Santi sono venuti qui per attingere forza e conforto. Ricordo San Bernardo, San Guglielmo da Vercelli, fondatore dell'Abbazia di Montevergine, San Tommaso d'Aquino, Santa Caterina da Siena; tra queste visite è rimasta giustamente celebre ed è tuttora viva quella compiuta da San Francesco d'Assisi, che venne qui in preparazione alla Quaresima del 1221. La tradizione dice che egli, ritenendosi indegno di entrare nella grotta sacra, si sarebbe fermato all'ingresso, incidendo un segno di croce su una pietra.

Questa viva e mai interrotta frequentazione di pellegrini illustri ed umili che dall'alto Medioevo fino ai nostri giorni ha fatto di questo Santuario un luogo di incontro di preghiera e di riaffermazione della fede cristiana, dice quanto la figura dell'Arcangelo Michele, che è protagonista in tante pagine dell'Antico e del Nuovo Testamento, sia sentita ed invocata dal popolo e quanto la Chiesa abbia bisogno della sua celeste protezione: di lui, che viene presentato nella Bibbia come il grande lottatore contro il Dragone, il capo dei Demoni. Leggiamo nell'Apocalisse: « Allora avvenne una guerra nel Cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il Dragone. Il Dragone combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu posto per essi nel cielo. Il grande Dragone, il Serpente antico, colui che chiamiamo il Diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli » [2]. L'autore sacro ci presenta in questa drammatica descrizione la vicenda della caduta del primo Angelo, che fu sedotto dall'ambizione di diventare « come Dio ». Di qui la reazione dell'Arcangelo Michele, il cui nome ebraico « Chi come Dio? », rivendica l'unicità di Dio e la sua inviolabilità.

3. Per quanto frammentarie, le notizie della Rivelazione sulla personalità ed il ruolo di San Michele sono molto eloquenti. Egli è l'Arcangelo [3] che rivendica i diritti inalienabili di Dio. È uno dei principi del Cielo eletto alla custodia del Popolo di Dio [4], da cui uscirà il Salvatore. Ora il nuovo popolo di Dio è la Chiesa. Ecco la ragione per cui Essa lo considera come proprio protettore e sostenitore in tutte le sue lotte per la difesa e la diffusione del regno di Dio sulla terra. È vero che « le porte degli inferi non prevarranno », secondo l'assicurazione del Signore [5], ma questo non significa che siamo esenti dalle prove e dalle battaglie contro le insidie del maligno.

In questa lotta, l'Arcangelo Michele è a fianco della Chiesa per difenderla contro tutte le nequizie del secolo, per aiutare i credenti a resistere al Demonio che «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» [6].

Questa lotta contro il Demonio, che contraddistingue la figura dell'Arcangelo Michele, è attuale anche oggi, perché il Demonio è tuttora vivo ed operante nel mondo. Infatti il male che è in esso, il disordine che si riscontra nella società, l'incoerenza dell'uomo, la frattura interiore della quale è vittima non sono solo le conseguenze del peccato originale, ma anche effetto dell'azione infestatrice ed oscura del Satana, di questo insidiatore dell'equilibrio morale dell'uomo, che San Paolo non esita a chiamare « il dio di questo mondo » [7], in quanto si manifesta come astuto incantatore, che sa insinuarsi nel gioco del nostro operare per introdurvi deviazioni tanto nocive, quanto all'apparenza conformi alle nostre istintive aspirazioni. Per questo l'Apostolo delle Genti mette i cristiani in guardia dalle insidie del Demonio e dei suoi innumerevoli satelliti, quando esorta gli abitanti di Efeso a rivestirsi « dell'armatura di Dio per poter affrontare le insidie del Diavolo, poiché la nostra lotta non è soltanto col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i Dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria » [8].

A questa lotta ci richiama la figura dell'Arcangelo San Michele, a cui la Chiesa sia in Oriente che in Occidente non ha mai cessato di tributare un culto speciale. Come è noto, il primo Santuario a lui dedicato sorse a Costantinopoli per opera di Costantino: è il celebre Michaëlion, a cui fecero seguito in quella nuova Capitale dell'Impero altre numerose Chiese dedicate all'Arcangelo. In Occidente il culto di San Michele, fin dal V secolo, si era diffuso in molte città come Roma, Milano, Piacenza, Genova, Venezia; e, tra tanti luoghi di culto, certamente il più famoso è questo del monte Gargano. L'Arcangelo è rappresentato sulla porta bronzea, fusa a Costantinopoli nel 1076, nell'atto di abbattere l'infernale Dragone. È questo il simbolo col quale l'arte ce lo rappresenta e la liturgia ce lo fa invocare. Tutti ricordano la preghiera che anni fa si recitava al termine della Santa Messa: « Sancte Michaël Archangele, defende nos in proelio »; tra poco, la ripeterò a nome di tutta la Chiesa....

[1] Col. 1, 16.
[2] Apoc. 12, 7-9.
[3] Cfr. Iud. 1, 9.
[4] Cfr. Dan. 12, 1.
[5] Matth. 16, 18.
[6] 1 Petr. 5, 8.
[7] 2 Cor. 4, 4.
[8] Eph. 6, 11-12.

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