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mercoledì 16 gennaio 2013

Alle fonti della missione francescana: i primi martiri dell'Ordine

I primi santi martiri dell'Ordine Francescano
Ecco qui un bel documentario trasmesso dalla RAI sulla vocazione francescana e sui primi cinque frati martiri dell'Ordine Francescano degli inizi. San Francesco, è interessante notarlo, non fu a rigore il primo santo del suo stesso Ordine: i protomartiri - benché canonizzati dopo - hanno dato la loro testimonianza di santità mentre era vivente il Santo Patriarca. Lui stesso esultò alla notizia del martirio dei suoi fratelli, dicendo: "Adesso posso dire di avere davvero cinque frati minori!".
La chiesa di Santo Antonio dos Olivais a Coimbra, dove sostarono i protomartiri prima di partire per il loro destino finale, è abitata tuttora dai francescani conventuali, gli stessi frati di sant'Antonio di Padova che entrò nell'Ordine in quella chiesetta, spinto proprio dal desiderio di imitare i fraticelli che erano andati a predicare agli islamici (e a farsi ammazzare per Gesù!). 


Lo zelantissimo padre Pietro Messa mi ha segnalato un importante e recentissima risorsa in internet a proposito dei santi di oggi: l'intero testo della Prima Passio dei Protomartiri francescani. In appendice ad essa sono poste altre testimonianze antiche e perfino una lauda (tratta dal laudario di Cortona) in loro onore. Trovate il tutto a questo indirizzo: www.assisiofm.it/allegati/293-Passio%20Protomartiri%20Francescani.pdf

Qui sotto, invece, vi riporto la seconda lettura dell'Ufficio divino dal Breviario Francescano per la memoria del 16 gennaio. Si tratta di un resoconto della missione e della passione (con dovizia di particolari raccapriccianti) dei Protomartiri, comprese le lusinghe a cui furono soggetti i santi e il loro rifiuto di ogni compromesso. I santi missionari proclamano: "Gesù Cristo unico Salvatore universale e assoluto" - con qualche secolo di anticipo su "Dominus Iesus".

Dalla Cronaca dei Ministri Generali dell’Ordine dei Frati Minori (Analecta Franciscana, 111, pp. 15-19)

Il beato Francesco, per ispirazione divina, inviò nel Marocco sei degnissimi Frati perché predicassero coraggiosamente la fede cattolica agli infedeli.
Giunti nel regno d’Aragona, frate Vitale si ammalò gravemente e poiché tardava a rimettersi, non volendo che l’opera di Dio fosse ostacolata per motivo della sua infermità, ordinò agli altri cinque di adempiere il comando di Dio e del Serafico Padre. I santi Frati dunque obbedirono e, lasciato frate Vitale, proseguirono per Coimbra.
Continuando il viaggio giunsero travestiti a Siviglia, allora occupata dai Saraceni. Un giorno, animati da fervore, si spinsero fino alla moschea principale e volevano entrarvi; ma furono impediti dai Saraceni che fecero irruzione su di loro con grida, spinte e percosse Infine, avvicinatisi al portone del palazzo del sovrano dei Mori, cominciarono a dire che essi erano stati mandati al re come ambasciatori del Re dei re, cioè Gesù Cristo Signore.
Dopo che ebbero esposto al re molte cose intorno alla fede cattolica per indurlo alla conversione e a ricevere il battesimo, questi, pieno di furore, ordinò che venisse loro amputata la testa; ma poi sentito il parere degli anziani, li fece imbarcare per il Marocco come era loro desiderio.
Entrati nella capitale, cominciarono immediatamente a predicare il Vangelo alla gente che stava nelle piazze della città. Ma avendo il sultano risaputo la cosa, ordinò che venissero messi in prigione, dove restarono per venti giorni senza cibo e bevanda, nutriti solo delle consolazioni divine.
Poi il sovrano li fece convocare dinanzi a sé. Ma avendoli trovati fermissimi nella professione della fede cattolica, acceso di sdegno, ordinò che venissero torturati in vari modi e, in luoghi separati, sottoposti ai flagelli.
Allora gli sgherri, legatili mani e piedi e con le funi al collo, cominciarono a trascinarli per terra con tanta violenza, che quasi ne apparivano al di fuori le viscere. Sulle loro ferite versarono aceto e olio bollente e infine li gettarono sui loro giacigli ricoperti di frammenti e di rottami, seguitando a tormentarli per tutta la notte.
Dopo di ciò il re del Marocco, pieno di furore, ordinò che venissero ricondotti davanti a lui.
Incatenati e seminudi furono condotti alla presenza del re. Questi, avendoli trovati ancora saldissimi nella fede, allontanate le altre persone, fece entrare alcune donne e cominciò a dire: «Frati, convertitevi alla nostra fede, vi darò queste donne per mogli e molto denaro, e sarete onorati nel mio regno».
Ma i beati Martiri risposero: «Non vogliamo né le tue donne né il tuo denaro, ma tutto questo disprezziamo per amore di Cristo».
Allora il sultano montò in furore e, afferrata una scimitarra e separati uno dall’altro i santi Frati, spaccò loro la testa, vibrando tre colpi sulla loro fronte: li uccise così di propria mano.

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