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lunedì 3 giugno 2013

La devozione del Beato papa Giovanni XXIII per sant'Antonio di Padova in un discorso del 3 giugno 1962

La statua di Giovanni XXIII davanti alla facciata della chiesa di S.Antonio a Istanbul - Turchia
Nel ricordare i 50 anni dalla morte del beato papa Giovanni XXIII mi piace richiamare anche la sua grande stima e devozione per il Santo dei Miracoli, da lui amato e venerato anche per l'amicizia personale che ebbe modo di intrecciare con alcuni frati francescani, soprattutto nel tempo della sua residenza ad Istanbul come Delegato apostolico.
Nel 1963, anno che segnata il VII centenario del ritrovamento della Lingua incorrotta di Sant'Antonio, Giovanni XXIII volle mandare al Ministro Generale dei Frati Minori conventuali una sua lettera per marcare il felice anniversario. Si tratta dell'epistola Franciscalis Familia, che trovate tradotta in questo post.
L'anno precedente, proprio il 3 giugno 1962, un anno esatto prima della sua morte, lo stesso Papa Giovanni dava udienza ad un gruppo enorme di devoti del Santo di Padova organizzati dai frati del Messaggero di Sant'Antonio (20mila pellegrini) nel periodo di preparazione alla Festa antoniana del 13 giugno. In quell'occasione, nell'imminenza del Concilio Vaticano II, il Papa buono ricordò con commozione la sua amicizia con i frati, rinnovata nel periodo in cui fu Patriarca di Venezia, e per questo spesso di passaggio a Padova.
Nel suo discorso il Pontefice esortava i pellegrini e devoti del Santo a darsi ad un triplice apostolato, come Antonio: la preghiera, apostolato sempre aperto a tutti, l'esempio di vita, mostrando in pubblico e senza timore la propria appartenenza a Cristo, e l'apostolato della parola, in unione e conformità al Magistero della Chiesa.
Riporto qualche stralcio del discorso di papa Giovanni, che trovate integrale a questa pagina di vatican.va

PELLEGRINAGGIO NAZIONALE DEGLI ASSOCIATI AL «MESSAGGERO DI S. ANTONIO» DI PADOVA GUIDATI DAI FRATI MINORI CONVENTUALI
Giovanni XXIII incontra i frati e i devoti di S.Antonio
 in primo piano p. A.V. Bommarco, direttore del Messaggero nel 1962
DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII

Basilica Vaticana - Domenica, 3 giugno 1962

Diletti figli!
Nell'accogliere a gran festa la famiglia francescana dei Frati Minori Conventuali e il pellegrinaggio dei dirigenti ed associati delle opere, fiorenti attorno al « Santo » nella cara città di Padova, una viva commozione sale dal Nostro cuore, portata dall'onda dei ricordi.
Sono sentimenti che il nome del «Santo», anche solo ad accennarlo, riesce a suscitare, insieme a ciò che gli si riferisce, ime a centro di devozione fervorosa e di operante carità.
Conosciamo l'Associazione del «Messaggero di S. Antonio» fin dagli anni della Nostra giovinezza; ed abbiamo potuto sperimentare come la figura del Santo eserciti singolare attrattiva sulle anime.

SOAVI MEMORIE

Quando la Provvidenza Ci trasse sulle rive fiorite del Bosforo, potemmo avere più intima consuetudine di apostolato coi figli del Poverello di Assisi; e fummo lieti di costatare come essi, col loro buon lavoro e zelo sereno, abbiano saputo sollevare tratti di profonda simpatia in mezzo a quelle cristianità, e anche tra i fratelli orientali e i non cristiani. Conserviamo ancora le tracce dei discorsi che facemmo nella chiesa di S. Maria Draperiis, per le feste centenarie in onore di S. Antonio — allora Ci recammo colà da Sofia dove Ci teneva il servizio di Delegato Apostolico — e, più avanti, nella basilica del Santo, a Istanbul, nel venticinquesimo anniversario della consacrazione, laggiù, di quel tempio. Furono occasioni di fruttuosi approfondimenti della vita e degli esempi del Santo, a edificazione Nostra e dei fedeli che Ci ascoltavano; e anche di rinnovati e più sentiti rapporti di estimazione che andarono facendosi sempre più frequenti coi buoni Religiosi.

Quando poi la volontà del Nostro Predecessore Pio XII, di venerata memoria, volle chiamarCi alla Cattedra patriarcale di S. Marco, continuò ininterrotto quel filo d'oro, annodato tanti anni prima, per la frequenza delle Nostre visite alla Pontificia Basilica di Padova. Avete ora voluto offrirCi la raccolta dei discorsi, che avemmo occasione di rivolgervi in quel periodo di sacro ministero a Venezia.

È dunque un incontro familiare, come di antiche conoscenze, quello che oggi avviene presso la Tomba del Principe degli Apostoli: e Ci è gradito rivolgervi la parola, in questa domenica tra l'Ascensione e la Pentecoste, nella novena dello Spirito Santo.
....
Ventimila pellegrini! è stato annunziato. Ciò vuol dire una notevole accolta di cristiani, di tutte le età e professioni, provenienti dall'Italia particolarmente, ma con rappresentanze di tutto il mondo. Cristiani nella professione della dottrina, e nell'esemplare condotta della vita: tutti segnati da quel primo sigillo di vittoria, che fu impresso a ciascuno nel giorno del Battesimo, e per ciò impegnati tutti a orientarsi secondo l'amabile e solenne augurio, espresso dal sacerdote in nome della Chiesa: Vade in pace et Dominus sit semper tecum: Procedi in pace, e Dio sia sempre con te (1).

Proprio qui piace cogliere il significato dell'odierno pellegrinaggio. Di fatto, che cosa ha reso grande il figlio del Portogallo — divenuto poi Antonio di Padova — nel corso dei dieci anni, in cui si è svolta la sua opera a beneficio delle anime? L'essere stato l'araldo di Cristo, il suo portavoce, il banditore fedele. Egli non attirava a sè, non parlava di sé, ma traeva a Cristo!

IMPERITURA GLORIA DEL TAUMATURGO E DOTTORE

Il seme di grazia, deposto in lui nel Battesimo, con le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo, — come avviene per tutti i cristiani —, fruttificò a Dio il cento per uno. Conservatosi fedele al sigillo ricevuto, fu trasformato di chiarità in chiarità nella divina immagine, come dallo Spirito del Signore (2) e diffuse intorno a sé il fascino della sua persona, vivente per Cristo, secondo le parole dell'Apostolo: Christi bonus odor sumus Deo: noi siamo il buon profumo di Cristo a Dio, per quelli che si salvano e per quelli che periscono (3).

Ecco, diletti figli e figlie: anche per voi, questo è il dovere precipuo: vivere le promesse del Battesimo, in volonterosa fedeltà alla grazia divina; attrarre alla fonte della verità, della purificazione e della perfezione, che è Cristo.
Ciascuno secondo l'impulso della grazia, e il grado della propria vocazione personale, ma tutti con la ferma volontà di rendere testimonianza al Divino Fondatore del cristianesimo: che è essenzialmente vita di Dio nell'uomo, e aspettazione nell'uomo della vita celeste.

La missione di Antonio fu gradita a Dio. Ne sono prova le singolari manifestazioni di potenza divina che la accompagnarono. Non possiamo attenderci altrettanto, tutti noi: ma certo, cooperare al Regno di Dio è già grande privilegio, ed ha del prodigioso. Ed è questo che la Chiesa si aspetta da voi; questa è la consegna, che vi affida oggi l'umile Successore di Pietro, presso le sue memorie.

Negli appunti della predicazione, che facemmo a Istanbul nella Basilica di S. Antonio, troviamo segnate per il mercoledì 8 giugno 1932 queste parole, che amiamo offrirvi come fiore di soave ricordo:
«Non si è cattolici per la semplice soddisfazione personale : per ornamento della casa, a titolo di onore e di nobiltà per la famiglia; ma appunto come cattolici si è interessati al bene di tutto il mondo: alla salute di tutti i popoli e di tutti gli uomini, considerati come fratelli. In tutti i cuori deve ardere il fuoco della carità e dell'apostolato, che Gesù è venuto ad accendere sulla terra: ignem veni mittere in terram (4): quel fuoco dell'apostolato di cui l'arte ci ha ripetuto il simbolo nella fiamma, che spesso si vede nelle mani di S. Antonio. Le forme dell'apostolato sono varie, come varie le contingenze della vita: ma anche senza vocazioni speciali lo spirito dell'apostolato deve essere in tutti i cuori ».

MOLTEPLICE APOSTOLATO PER LA CHIESA DI DIO

Diletti figli e figlie! a distanza di trent'anni esatti, il Delegato Apostolico di allora, chiamato alla successione del primo Papa, non trova nulla da aggiungere a quelle esortazioni. Questo lo spirito con cui dovete vivere la vostra devozione a S. Antonio, nell'imitazione dei suoi esempi di dottore e di missionario del Vangelo.

Potrete sempre compiere l'apostolato della preghiera accessibile a tutti ed insostituibile nella economia della grazia. Potrete sempre compiere l'apostolato dell'esempio, in un mondo che non si perita di dare cattivi esempi, ma ne vuole di buoni, e di assai buoni, da chi fa aperta professione di cristianesimo. Fatelo senza timore, con buona grazia, per diffondere efficacemente il calore delle vostre convinzioni, la serenità della vostra fede. E quando è necessario, saprete anche compiere l'apostolato della parola, nella stretta cooperazione con la Gerarchia Ecclesiastica.
Questo è il compito che si attende dai cattolici nell'epoca presente contrassegnata dal Concilio Ecumenico.
....
Note:
(1) Rit. Rom. Ordo Baptismi parv.
(2) Cfr. 2 Cor. 3, 18.
(3) 2 Cor. 2, 15.
(4) Luc. 12, 49.

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