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domenica 19 maggio 2013

La Messa e i vespri di Pentecoste in gregoriano da Amsterdam

Pentecoste - El Greco - 1610 - Prado (Madrid)
Buona festa dello Spirito Santo! Ecco una bella registrazione di tutti i canti in gregoriano della Messa del giorno di Pentecoste (forma ordinaria e straordinaria coincidono) e dei vespri (forma straordinaria). Esegue i canti la Schola cantorum degli studenti di Amsterdam:

Non si può ascoltare direttamente dal Blog, dovete andare su http://youtu.be/1RHqU-UGaXQ

Qui, se vi interessano, potete scaricare gli spartiti gregoriani del Proprio della Messa di Pentecoste

L'elenco delle tracce contenute nel video

Missa
13. Introitus: "Spiritus Domini" (00:00)
14. Kyrie (03:23)
15. Gloria (05:22)
16. Alleluia: "Emitte Spiritum" (08:34)
17. Alleluia: "Veni Sancte Spiritus" (10:08)
18. Sequentia: "Veni Sancte Spiritus" (12:07)
19. Offertorium: "Confirma Hoc" (14:35)
20. Sanctus (16:15)
21. Agnus Dei (17:36)
22. Communio: "Factus Est" (18:55)

Vespera In Dominica Pentecostes
23. "Deus In Adjutorium" (20:00)
24. Antiphon: "Dum Complerentur Dies" / Psalmus 109: "Dixit Dominus" (20:40)
25. Antiphon: "Spiritus Domini Replevit" / Psalmus 110: "Confitebor" (23:16)
26. Antiphon: "Replenti Sunt Omnes" / Psalmus 111: "Beatus Vir Qui Timet" (26:06)
27. Antiphon: "Loquebantur Variis" / Psalmus 112: "Laudate Pueri" (28:42)
28. Capitulum: "Cum Complerentur Dies" (31:40)
29. Hymnus: "Veni Creator Spiritus" (32:11)
30. Antiphon: "Hodie Completi Sunt Dies" / Magnificat (35:34)
31. "Benedicamus Domino" (41:35)

sabato 18 maggio 2013

L'incontro di Papa Francesco con i movimenti - registrazione

Qui potete vedere la registrazione integrale, via YouTube, dell'incontro del Papa in questa vigilia di Pentecoste con i Movimenti Ecclesiali:

venerdì 17 maggio 2013

Vendere le chiese per sfamare i poveri....?! Commento Francescano

Pare che il Papa abbia proprio detto incontrando i responsabili di Caritas internationalis che: “Dovremmo persino vendere le chiese per dare da mangiare ai più poveri” (vedi qui)
Apriti cielo, polverone mediatico: "Mai nessuno aveva detto una cosa del genere!", alcuni lo gridano infuriati e atterriti, manco fosse messa all'incanto la parrocchia dove sono nati; altri lo gridano esultanti, già prevedendo chissà quali svendite di edifici di culto (ma col mercato immobiliare in recessione spaventosa possiamo dubitare degli acquirenti....).
Comunque sia, anche questa uscita che pare "clamorosa" del Santo Padre, non è per niente strana, né tantomeno poco tradizionale. Chi non ricorda le tirate di San Giovanni Crisostomo sull'arredamento d'oro delle Chiese quando il povero è alla porta e ha fame? Non ci vuole un Papa per capire che il Cristo di carne che si nasconde nel povero ha una urgenza di cura maggiore delle pur belle pietre che possono ben attendere il loro turno.
Evidentemente Papa Francesco ha usato un'iperbole, un'esagerazione che però dice la verità "a fette grosse". Non si metterà domani a battere all'asta San Pietro, ma comunque mette bene in chiaro le priorità. Assolutamente in linea con il vangelo e con l'unanime tradizione. Soprattutto la tradizione spirituale dell'Ordine Minoritico fondato dal Poverello d'Assisi.

Un episodio della vita di San Francesco, raccontato dal suo primo biografo, fra Tommaso da Celano (ma riportato anche da san Bonaventura), ci mostra come ragionavano anche i primi seguaci del Santo di Assisi, tra cui sicuramente il nostro s. Antonio. Francesco non voleva tenere soldi fermi, come deposito di cautela, sempre e solo fare affidamento sulla Provvidenza. Ma i poveri erano tanti....
Il vicario di Francesco, frate Pietro Cattani, che era stato avvocato e canonista, uomo esperto del mondo dunque, considerando il gran numero di forestieri che giungeva alla Porziuncola e accorgendosi che le elemosine non bastavano a far fronte alle molte necessità, chiese al Santo di poter trattenere parte dei beni dei novizi che entravano nell’Ordine per attingervi al momento opportuno. «Guardiamoci da una tale pietà, fratello carissimo - si sentì rispondere – , che per un uomo chiunque egli sia, ci comportiamo in modo empio verso la Regola». E quando frate Pietro, di rincalzo, gli chiese allora come fare, Francesco riprese: «Spoglia l’altare della Vergine e portane via i vari arredi, se non potrai sovvenire in altro modo agli indigenti. Credimi, le sarà più caro che sia osservato il Vangelo del Figlio suo e che resti nudo il suo altare, piuttosto che vedere l’altare rivestito e disprezzato il Figlio. Il Signore manderà poi chi possa restituire alla Madre quanto ci ha dato in prestito».
San Francesco non temeva di far sacrilegio o di mancare di rispetto alla Madre, se per i suoi figli avesse chiesto un "prestito" agli arredi di casa sua. Ma il colmo è che una volta il Serafico patriarca si vendette pure il Vangelo per sfamare la mamma povera di due fraticelli! (Vita Seconda del Celano, cap. LVIII)
Un'altra volta venne dal Santo la madre di due frati, a chiedere fiduciosamente l'elemosina. Provandone vivo dolore, il Padre si rivolse al suo vicario, frate Pietro di Cattani: «Possiamo dare qualcosa in elemosina a nostra madre?». Perché chiamava madre sua e di tutti i frati la madre di qualsiasi religioso. Gli rispose frate Pietro: «In casa non c'è niente da poterle dare». «Abbiamo solo--aggiunse --un Nuovo Testamento, che ci serve per le letture a mattutino, essendo noi senza breviario».
Gli rispose Francesco: « Dà alla nostra madre il Nuovo Testamento: lo venda secondo la sua necessità, perché è proprio lui che ci insegna ad aiutare i poveri. Ritengo per certo che sarà più gradito al Signore l'atto di carità che la lettura ».
Così fu regalato il libro alla donna e fu alienato per questa santa carità il primo Testamento che ebbe l'Ordine.
Più evangelico di così!
Il bello è che Francesco sa bene come ragionano gli uomini, soprattutto i ricchi (di cui aveva fatto parte): preferiranno ricomprare le supellettili dell'altare di Maria piuttosto che vederlo spoglio, anche se magari non avevano la stessa devozione per l'altare che sono i poveri. E Francesco, poverello ma astuto, sfruttava questa umana propensione a vantaggio dei piccoli e degli abbandonati (forse Papa Francesco fa lo stesso....)

Scrive lo storico Felice Acrocca, a proposito del primo racconto: «Credo sia difficile poter dubitare della storicità e dell’episodio e della risposta di Francesco. Una risposta che ci mostra quella che fu l’intima convinzione del Santo, che nei poveri vedeva i vicari di Cristo, coloro i quali Cristo stesso aveva scelto per rappresentarlo sulla terra.» (San Francesco Patrono d’Italia – N° 2/2011).
E già: su questo siamo sicuri, il Signore Gesù non è rappresentato tanto bene dalle Basiliche di mattoni, quanto dalle "case del Re" in carne ed ossa, che la Bibbia stessa definisce fatte "ad immagine e somiglianza" di Dio (basta leggere il libro della Genesi, proprio all'inizio della Sacra Scrittura....).

Se poi posso permettermi: io avrei parecchie chiese di cui consigliare la venditaSarebbe meglio proprio abbatterle, ma se si può recuperare almeno il costo di certi orrori di cemento armato, cubi, tende, sgorbi in vetro e metallo, allora ci si potrebbe consolare perché sarebbero servite a qualche nobile scopo caritativo... Avete in mente degli esempi anche voi? E allora perché lamentarsi delle idee del Papa. Il Pontefice ha ragione: iniziamo a vendere CERTE chiese, e a non buttare soldi per farne altre, e sicuramente i poveri ringrazieranno. E anche Gesù!


Ma la chiesa "Cubo di Fuksas" di Foligno chi se la compra!!?? Magari!!

mercoledì 15 maggio 2013

Ave Maria (Bogoroditse Djevo) di Rachmaninoff, a 140 anni dalla nascita del compositore e 70 dalla sua morte

Un doppio anniversario deve essere ricordato per bene. Il grande pianista e compositore russo Sergei Rachmaninoff nacque nel 1873 e morì nel 1943. Il 2013 segna perciò il 140° della sua nascita e il 70° della morte. Oltre ad essere un prolifico musicista, seppe anche comporre delle splendide opere liturgiche, ovviamente secondo i testi dell'Ortodossia russa alla quale apparteneva. I suoi capolavori sono La divina liturgia di San Giovanni Crisostomo e La veglia di tutta la notte (conosciuta anche in maniera riduttiva come: I vespri), composizione del 1915 in cui tocca il vertice della musica sacra russa contemporanea e da cui prendiamo la gemma delle gemme: Bogoroditse Djevo (Rallegrati vergine Madre di Dio), da ascoltare e riascoltare in questo mese mariano per eccellenza.

Lo scorso aprile i ragazzi del Coro Accademico dell'Università di Petrozavodsk, in gita scolastica a Barcellona, stavano visitando il Museo Nazionale d'Arte di Catalogna (da consigliare, tra l'altro, per l'incredibile collezione di affreschi staccati da chiese romaniche). Arrivati nella grande sala con la cupola (quella dove ci si può riposare su comodissimi divani mentre si guarda in alto agli affreschi...), gli attenti studenti russi si sono accorti della splendida acustica e hanno improvvisato un flash mob con l'Ave Maria di Rachmaninoff:


Богородице Дево радуйся,
благодатная Марие,
Господь с тобою:
блогословена ты в женах
и блогословен плод чрева Твоего,
яко Спаса родила еси душ наших.

Pronuncia:
Bogoróditse dyévo, raduisya,
Blagodatnaya Mariye
Gospod s Toboyu.
Blagoslovenna Ty v zhenakh,
I blagosloven plod chreva Tvoyevo,
Yako Spasa rodila yesi dush nashikh.

Traduzione:
Ave Vergine Madre di Dio,
Maria piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra tutte le donne,
e benedetto è il frutto del tuo seno,
perché tu hai generato il Salvatore delle nostre anime.


Ecco un'altra esecuzione, con visione dello spartito (che potete scaricare qui):


Bellissima anche questa qui.... buon ascolto.

martedì 14 maggio 2013

San Mattia apostolo e la sua tomba di Padova

Arca di san Mattia a Padova, ornata per la festa
Oltre a vantare la tomba dell'evangelista san Luca, la Basilica padovana di Santa Giustina, espone alla venerazione dei fedeli la tomba dell'apostolo sostituto, san Mattia, la cui festa si celebra oggi. Un piccolo video, da vedere qui , ci mostra l'arca marmorea in cui sono custodite le reliquie dell'apostolo. E' però alquanto comune constatare che un'altra basilica benedettina, questa volta a Treviri in Germania, si fregia di possedere anch'essa una parte dello stesso santo corpo custodito nell'antichissima cripta, ossa portate lì dalla grande cacciatrice di reliquie: sant'Elena madre dell'imperatore Costantino.
La tomba di s. Mattia a Treviri

La truffa di Satana cattivo pagatore. Commento francescano

Oggi il Papa è tornato a citare l'acerrimo nemico che tanto spesso torna nelle sue omelie (vedi qui il resoconto odierno). Parlando di Giuda e dell'attaccamento ai soldi, che portarono l'apostolo alla rovina, Papa Francesco ha concluso: "dobbiamo dirlo: Satana è un cattivo pagatore. Sempre ci truffa: sempre!"
Il tema dell'inganno di Satana o della truffa, che fin da Adamo ed Eva il demonio si ingegna di organizzare ai danni dell'umanità, è un topos quanto mai popolare negli scrittori francescani, soprattutto in connessione con l'ingordigia di denaro, che - tutti , lo sanno - Francesco d'Assisi qualificava "sterco del diavolo" (ma lo facevano un po' tutti nel Medioevo, lo dirà anche... Lutero!).
Il discepolo spirituale del Santo di Assisi, Antonio di Padova, spessissimo torna sull'argomento e parla anche del diavolo come di un usurario che presta truffaldinamente il "i soldi del peccato" con la tentazione, sapendo poi di riscuotere con notevolissimo interesse: le anime dei peccatori!
Ecco qualche frase antoniana sul tema dai Sermoni del Santo. Spesso non sono originali, ma frutto di citazione a orecchio (da Gregorio Magno o dalla Glossa) o di rielaborazione di apologhi popolari (come l'exemplum da bestiario dello scarabeo e l'asino):
Tutti coloro che amano il denaro o la gloria del mondo, si inginocchiano davanti al diavolo e lo adorano. (Ser. Dom I Quar.[I] §4)
Il diavolo è l'esattore che una volta offrì al nostro progenitore la moneta del peccato, e adesso non cessa mai di richiederla ogni giorno con gli interessi dell'usura. (Ser. Dom. Sett. §18)
Il cuore [dell'avaro] è lacerato perché accumula con fatica, custodisce con paura e perde con dispiacere. Il diavolo tiene stretto a se tutto intero l'usuraio: con la rapina lo tiene per le mani perché non faccia elemosine; con il tormento di accumulare lo tiene per il cuore perché non pensi al bene; con la falsità lo tiene per la lingua perché non preghi e non dica mai nulla di buono. (Serm. Epif. §11)
Dice Abacuc: «Guai a colui che accumula ciò che non è suo! Fino a quando continuerà ad ammassare su di sé tanto fango?» (Ab 2,6). Fa come lo scarabeo che accumula una quantità di sterco e con grande fatica ne fa una palla rotonda; ma alla fine passa un asino e mette la zampa sullo scarabeo e sulla palla, e in un istante distrugge lo scarabeo e la palla, per la quale ha tanto faticato. Così l'avaro, o l'usuraio, accumula a lungo lo sterco del denaro, a lungo fatica, ma quando meno se l'aspetta il diavolo lo strangola. E così l'anima va ai demoni, la carne ai vermi e il denaro ai parenti. (Serm. S.Stef. §3)

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