Pare che il Papa abbia proprio detto incontrando i responsabili di Caritas internationalis che: “
Dovremmo persino vendere le chiese per dare da mangiare ai più poveri” (vedi
qui)
Apriti cielo, polverone mediatico: "Mai nessuno aveva detto una cosa del genere!", alcuni lo gridano infuriati e atterriti, manco fosse messa all'incanto la parrocchia dove sono nati; altri lo gridano esultanti, già prevedendo chissà quali svendite di edifici di culto (ma col mercato immobiliare in recessione spaventosa possiamo dubitare degli acquirenti....).
Comunque sia, anche questa uscita che pare "clamorosa" del Santo Padre, non è per niente strana, né tantomeno poco tradizionale. Chi non ricorda
le tirate di San Giovanni Crisostomo sull'arredamento d'oro delle Chiese quando il povero è alla porta e ha fame? Non ci vuole un Papa per capire che il Cristo di carne che si nasconde nel povero ha una urgenza di cura maggiore delle pur belle pietre che possono ben attendere il loro turno.
Evidentemente Papa Francesco ha usato un'iperbole, un'esagerazione che però dice la verità "a fette grosse". Non si metterà domani a battere all'asta San Pietro, ma comunque mette bene in chiaro le priorità. Assolutamente in linea con il vangelo e con l'unanime tradizione. Soprattutto la tradizione spirituale dell'Ordine Minoritico fondato dal Poverello d'Assisi.
Un episodio della vita di San Francesco, raccontato dal suo primo biografo, fra Tommaso da Celano (ma riportato anche da san Bonaventura), ci mostra come ragionavano anche i primi seguaci del Santo di Assisi, tra cui sicuramente il nostro s. Antonio. Francesco non voleva tenere soldi fermi, come deposito di cautela, sempre e solo fare affidamento sulla Provvidenza. Ma i poveri erano tanti....
Il vicario di Francesco, frate Pietro Cattani, che era stato avvocato e canonista, uomo esperto del mondo dunque, considerando il gran numero di forestieri che giungeva alla Porziuncola e accorgendosi che le elemosine non bastavano a far fronte alle molte necessità, chiese al Santo di poter trattenere parte dei beni dei novizi che entravano nell’Ordine per attingervi al momento opportuno. «Guardiamoci da una tale pietà, fratello carissimo - si sentì rispondere – , che per un uomo chiunque egli sia, ci comportiamo in modo empio verso la Regola». E quando frate Pietro, di rincalzo, gli chiese allora come fare, Francesco riprese: «Spoglia l’altare della Vergine e portane via i vari arredi, se non potrai sovvenire in altro modo agli indigenti. Credimi, le sarà più caro che sia osservato il Vangelo del Figlio suo e che resti nudo il suo altare, piuttosto che vedere l’altare rivestito e disprezzato il Figlio. Il Signore manderà poi chi possa restituire alla Madre quanto ci ha dato in prestito».
San Francesco non temeva di far sacrilegio o di mancare di rispetto alla Madre, se per i suoi figli avesse chiesto un "prestito" agli arredi di casa sua. Ma il colmo è che una volta il Serafico patriarca si vendette pure il Vangelo per sfamare la mamma povera di due fraticelli! (
Vita Seconda del Celano, cap. LVIII)
Un'altra volta venne dal Santo la madre di due frati, a chiedere fiduciosamente l'elemosina. Provandone vivo dolore, il Padre si rivolse al suo vicario, frate Pietro di Cattani: «Possiamo dare qualcosa in elemosina a nostra madre?». Perché chiamava madre sua e di tutti i frati la madre di qualsiasi religioso. Gli rispose frate Pietro: «In casa non c'è niente da poterle dare». «Abbiamo solo--aggiunse --un Nuovo Testamento, che ci serve per le letture a mattutino, essendo noi senza breviario».
Gli rispose Francesco: « Dà alla nostra madre il Nuovo Testamento: lo venda secondo la sua necessità, perché è proprio lui che ci insegna ad aiutare i poveri. Ritengo per certo che sarà più gradito al Signore l'atto di carità che la lettura ».
Così fu regalato il libro alla donna e fu alienato per questa santa carità il primo Testamento che ebbe l'Ordine.
Più evangelico di così!
Il bello è che Francesco sa bene come ragionano gli uomini, soprattutto i ricchi (di cui aveva fatto parte): preferiranno ricomprare le supellettili dell'altare di Maria piuttosto che vederlo spoglio, anche se magari non avevano la stessa devozione per l'altare che sono i poveri. E Francesco, poverello ma astuto, sfruttava questa umana propensione a vantaggio dei piccoli e degli abbandonati (forse Papa Francesco fa lo stesso....)
Scrive lo storico Felice Acrocca, a proposito del primo racconto: «Credo sia difficile poter dubitare della storicità e dell’episodio e della risposta di Francesco. Una risposta che ci mostra quella che fu l’intima convinzione del Santo, che nei poveri vedeva i vicari di Cristo, coloro i quali Cristo stesso aveva scelto per rappresentarlo sulla terra.» (San Francesco Patrono d’Italia – N° 2/2011).
E già: su questo siamo sicuri, il Signore Gesù non è rappresentato tanto bene dalle Basiliche di mattoni, quanto dalle "case del Re" in carne ed ossa, che la Bibbia stessa definisce fatte "ad immagine e somiglianza" di Dio (basta leggere il libro della Genesi, proprio all'inizio della Sacra Scrittura....).

Se poi posso permettermi: io avrei parecchie chiese di cui consigliare la vendita! Sarebbe meglio proprio
abbatterle, ma se si può recuperare almeno il costo di certi orrori di cemento armato, cubi, tende, sgorbi in vetro e metallo, allora ci si potrebbe consolare perché sarebbero servite a qualche nobile scopo caritativo...
Avete in mente degli esempi anche voi? E allora perché lamentarsi delle idee del Papa. Il Pontefice ha ragione: iniziamo a vendere CERTE chiese, e a non buttare soldi per farne altre, e sicuramente i poveri ringrazieranno. E anche Gesù!
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| Ma la chiesa "Cubo di Fuksas" di Foligno chi se la compra!!?? Magari!! |