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mercoledì 28 gennaio 2009

Cari Media, attenti a come (e cosa) i Lefebvriani raccontano


"Le scomuniche: perchè non sono mai esistite"
Questo titolo si legge a pag. 4 di una Media-brochure distribuita dal distretto degli Stati Uniti della Fraternità di San Pio X, e nella stessa pagina si rincara la dose: "La SSPX è mai stata in condizione di Scisma?"

Ho visto che fr. Z, naturalmente, ha trattato la questione, riprendendo un post di un blog canonistico, trovate il tutto qui.

Cerco di fare qualche mia considerazione, partendo dalla traduzione di alcuni punti trovati sulla brochure, che non a caso è indirizzata ai media, quasi a dire ai giornalisti: "la scomunica non era niente, è tutta una questione capziosa, ma senza peso". Ecco quel che scrivono per i giornalisti:
 
1) Il semplice fatto di consacrare vescovi senza mandato pontificio non costituisce un atto di scisma, al massimo è un atto di disobbedienza.

2) La disobbedienza non equivale allo scisma. Lo stato di scisma implica il riconoscere che l'autorità papale è negata. L'arcivescovo Lefebvre ha sempre riconosciuto l'autorità del papa, come ha fatto la SSPX fino ad oggi.

3) Consacrare dei vescovi senza mandato papale sarebbe stato un atto scismatico se fosse stata data ai nuovi ordinati una giurisdizione (per es. un territorio da governare). Ma l'arcivescovo Lefebvre non ha mai fatto questo, è ha chiarito che stava solo consacrando "vescovi sacramentali", perchè esercitassero i ministeri episcopali di amministrare le cresime e ordinare presbiteri.

4) La prova conclusiva viene da Roma stessa. Come notato sopra (omesso in questo report ndr) c'era la supposizione che chiunque sostenesse la SSPX venisse automaticamente scomunicato. Eppure il 28 giugno 1993 il Card. Ratzinger (ora papa Benedetto XVI) come Prefetto della congregazione per la dottrina della fede, annullò il decreto di scomunica che il Vescovo Ferrario delle Hawai aveva mandato il 1 maggio 1991 a sei cattolici della sua diocesi. Il loro "crimine" era di frequentare le messe celebrate da preti della SSPX e ricevere un vescovo della Società per fargli conferire il sacramento della confermazione.
Questo caso da solo dovrebbe essere ampia prova che quanto era stato asserito riguardo i sei vescovi e la SSPX nel 1988 era privo di validità.

Incredibile, ma vero. In tutti i modi, il distretto americano, nonostante le interviste e le dichiarazione di Mons. Fellay, continua a negare che le scomuniche fossero valide.
Qui bisogna chiarire: anche se va bene che i lefebvriani dicano che "non si sentivano" scismatici, come opinione e sentimento personale, non va affatto  bene che tentino caparbiamente di dimostrare che le scomuniche dei vescovi erano infondate, invalide e insomma, tutta una farsa.

Ribadiamolo: mons. Lefebvre è morto scomunicato, e non è stato riabilitato. Se la vede lui con l'eterno Padre, e Dio ci guardi dal giudicare l'anima di chiunque e le sue situazioni soggettive!

Per i vescovi viventi era davvero necessario che chiedessero che la scomunica fosse tolta e che ci fosse un decreto in tal senso. Infatti: 
Al punto 1 rispondiamo: Il consacrare vescovi SENZA il mandato papale per necessità estrema (cosa avvenuta anche in Cina più volte) è vero che non è sinonimo di atto scismatico. Ma il loro caso non era questo. Non si trattava di "SENZA il mandato" ma di "CONTRO la volontà chiaramente espressa dal Papa" allora sedente.

Al punto 2: Si tratterebbe al massimo -  cercano di minimizzare - di disobbedienza. Sì, ma disobbedienza alla suprema autorità della Chiesa in un fatto che rompe l'unità della chiesa stessa, cioè l'illecita consacrazione episcopale. Non è una disobbedienza in materia lieve o di opinione. Il diritto canonico in questo è assolutamente chiaro e preciso. Si dice che nessuno voleva negare l'autorità del papa, ma poi platealmente e caparbiamente si disobbediva al suo eplicito ordine. Come definiscano la disobbedienza se non un negare in atto l'autorità del Papa che ordina altrimenti, non saprei proprio. O il principio di non contraddizione non esiste più, o c'è qualche problema a intendere l'obbedienza, o si cerca di giocare con la retorica.

Al punto 3 rispondiamo: dove è scritto che bisogna dare la "giurisdizione" ad un vescovo perchè la sua consacrazione sia un atto scismatico? Bella invenzione, non c'è che dire, soprattutto perchè cerca di far valere la dottrina teologica che separa potere d'ordine da potere di giurisdizione, cosa che proprio il Vaticano II, con Lumen Gentium cap. III ha voluto leggere in modo differente, più in linea con la tradizione, facendo vedere come non si possono separare nei vescovi questi due aspetti. Non esiste teologicamente una cosa come un vescovo "puramente sacramentale". Anzi, per la chiesa antica (Cf. Conc. di Calcedonia) le ordinazioni "assolute" non avevano valore, e un qualunque chierico (a maggior ragione un vescovo) senza TITOLO (per cui più tardi emergerà il bisogno giuridico di avere almeno i vescovi titolari, anche se senza diocesi), erano INVALIDAMENTE consacrati. La missione canonica è sempre necessaria, il fatto di non averla è indice di gravità, non di alleggerimento della posizione.

Al punto 4 rispondiamo: Qui si attua un passaggio logicamente non congruente. Il responso della commissione per l'interpretazione dei testi legislativi era rimasto in dubbio su come valutare oggettivamente l'adesione allo scisma da parte di laici (solo l'adesione formale allo scisma comportava la scomunica latae sententiae, non il generico "sostenere", magari inteso economicamente). Quindi il decreto di scomunica dei 6 hawaiani era stato considerato eccessivo o non documentato, ma non aveva niente a che fare con la situazione oggettiva di una scomunica dei Vescovi della SSPX, che non era più semplicemente Latae sententiae, ma dal 1 luglio 1988 era stata irrogata e confermata dalla congregazione dei vescovi.

Insomma: la scomunica c'era, lo scisma anche ed evidente. Far passare il papa per uno che da cardinale sostiene una tesi e da papa si contraddice, non è - come minimo - una finezza degna di teologi e canonisti seri.
Queste uscite mediatiche sono ancora più imbarazzanti dell'ammettere e del gioire. Ammettere la misericordia del Papa. Accoglierla, e ripagarla con obbedienza e fedeltà, non con giochetti mediatici di negazionismo (non solo contro gli ebrei, ma anche contro l'evidenza canonica).

Ulteriore documentazione precisa sul perchè le scomuniche erano valide:



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