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giovedì 12 marzo 2009

Quando i vescovi tedeschi offrivano al Papa la giusta ermeneutica dei Concili...

La storia si ripete (e a volte si capovolge) perché la memoria umana è corta. Il papa oggi scrive una lettera a tutti i vescovi (e soprattutto svizzeri, tedeschi, austriaci e francesi...) per chiarire la sua posizione, dopo essere stato accusato da più parti (anche politiche) di non rispettare il Concilio Vaticano II; di “voler tornare indietro”; di non tener conto dei progressi del dialogo interreligioso con gli ebrei; insomma di essere un despota e un monarca che non tiene in considerazione l’episcopato e vuole governare in maniera preconciliare. C’è chi gridava che il Papa deve essere l’unico a governare la Chiesa, e quindi può fare quello che vuole senza chiedere a nessuno, altri controbattevano che i Vescovi sono per diritto divino pastori della porzione del popolo di Dio loro affidata e con questo alcuni rivendicavano una maggior indipendenza…

Tanti discorsi di rivendicazione, e poca comunione, che – come ricorda l’odierna lettera – è ciò che più conta nella Chiesa. Ci si morde e ci si divora, anche dentro la Chiesa. Per non parlare degli attacchi dall’esterno, ai quali la Chiesa si espone quando al suo interno c’è un tasso di dissenso troppo elevato.

Il Papa invita anche a riflettere su questo: "Non si può congelare l'autorità magisteriale della Chiesa all'anno 1962 - ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l'intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l'albero vive". 

Tutto questo mi ha fatto tornare in mente un’altra lettera, scritta, quella volta, dai vescovi tedeschi, sempre a proposito di un attacco al Papa, sempre in riferimento a un Concilio Vaticano, ma il primo, non il secondo. Una lettera antica che dovrebbe essere riletta e meditata anche per risolvere tanti malintesi interni alla Chiesa dei nostri giorni.

Quella volta furono proprio loro, i vescovi tedeschi, a dare l’esatta “ermeneutica della continuità” dell'ecclesiologia del Vaticano I, mettendo allo stesso tempo in chiaro quali erano, sono e saranno le prerogative dei Vescovi in comunione con il Papa di Roma. Oggi come ieri, infatti, troppo spesso in chiose ultracattoliche (o dovremmo dire meglio: ultramontaniste) si invoca un primato papale che azzeri l’episcopato locale. Le frasi forcaiole che si trovano sparse in vari commenti (e post) di blog, anche amici, lo dimostrano. Non è questo il modo di servire Pietro e i suoi fratelli nell'apostolato (la lettera appena pubblicata dal Papa, piena di amore e affetto fraterno, lo dimostra ampiamente).

Ma torniamo al nostro caso “antico”, utilissimo da meditare per il presente.

Dunque: dopo la circolare del Cancelliere tedesco (non la Merkel, ma) Otto Bismark, del maggio 1872 (ma diffusa due anni dopo), in cui reagiva alle definizioni del Concilio Vaticano I sul primato di giurisdizione e sull’infallibilità papale, deplorando che i vescovi erano ridotti a semplici strumenti, meri rappresentati o ufficiali locali del papa, i presuli germanici spedirono, tutti concordi, una loro missiva. In tale Dichiarazione collettiva (1875) esponevano la corretta dottrina del Vaticano I. Udite udite: sostenevano che il fatto che nella Chiesa ci sia un primato di giurisdizione con le prerogative indicate dalla Pastor Aeternus non autorizzava a vedere il papato come una monarchia assoluta, infatti, secondo i vescovi: 

Le definizioni del Vaticano I non forniscono neppure l’ombra di un fondamento all’asserzione che il papa in virtù di esse sia divenuto un sovrano assoluto e segnatamente, in virtù della sua infallibilità, «sovrano assoluto quanto nessun altro monarca al mondo». …La denominazione di monarca assoluto non può essere applicata al papa perché egli è soggetto al diritto divino e vincolato all’ordinamento dato da Gesù Cristo alla sua chiesa. Come il papato è di istituzione divina, così lo è pure l’episcopato. Anch’esso ha i suoi diritti in virtù di questa istituzione, che il papa non ha né il diritto né il potere di cambiare. È quindi un errore credere che, per le decisioni del concilio Vaticano, «la giurisdizione episcopale sia assorbita dalla giurisdizione papale», che il papa sia «in teoria subentrato al posto di ciascuno dei vescovi», che «i vescovi non siano più se non strumenti del papa e officiali senza responsabilità personale». 

Riassumendo i contenuti della lettera dei vescovi tedeschi riporto le spiegazioni salienti, indirizzate a far piazza pulita dei fraintendimenti o dei timori suscitati e fomentati dagli interpreti dei dogmi proclamati dal primo Concilio Vaticano:

  • Il Papa è vescovo della chiesa di Roma e di nessuna altra diocesi: «Ecclesiae doctrinam papa est episcopus Romanus, non episcopus cuiuslibet alterius urbis aut dioecesis, non est episcopus Coloniensis aut Vratislaviensis»
  • Il Vescovo di Roma, in quanto papa, è «pastore e capo di tutta la Chiesa. La sua attività, in ogni tempo, è quella di vigilare, affinchè ciascun vescovo compia il suo dovere, e dove un vescovo fosse impedito o ci fosse un'altra necessità, al Pontefice compete, proprio in quanto papa, di provvedere alla chiesa locale in necessità: «Sed qua Episcopus Romanus simul est papa, id est pastor et caput totius Ecclesiae, caput omnium episcoporum omniumque fidelium, eiusque potestas papalis non solum viget in casibus quibusdam exceptionalibus, sed omni tempore locoque valet et obligat. In tali munere constitutus papa invigilare debet, ut quisque episcopus obligationes muneris sui integre impleat, et ubi episcopus impeditur aut alia necessitas id exposcit, S. Pontifici ius et officium competit, non quidem qua episcopus dioecesis de qua agitur, sed qua papa omnia ea in eadem (dioecesi) disponere, quae eius admistrationem attinet».
  • Il suo primato non è un potere monarchico assoluto, ma è sottoposto al diritto divino e vincolato da volere di Cristo per la sua chiesa: «neque quoad res ecclesiasticas papa monarchus absolutus nuncupari potest, quippe cum subordinatus sit iuri divino et obstrictus sit iis, quae Christus pro Ecclesia sua disposuit. Non potest mutare constitutionem Ecclesiae a fundatore divino datam ad modum legislatoris civilis qui potest mutare constitutionem rei publicae. Constitutio Ecclesiae in omnibus essentialibus fundatur in ordinatione divina ideoque immunis est ab omni arbitraria dispositione humana».
  • Di “istituzione divina” è il papato, ma anche l’episcopato, per cui i vescovi non sono affatto funzionari senza responsabilità propria. Le loro funzioni non sono assorbite dalla giurisdizione universale del Papa: «Decreta Vaticana ergo plane erronee intelliguntur, coniiciendo, iisdem 'iurisdictionem episcopalem a papali absorptam esse', papam 'per se in locum cuiusque episcopi subrogatum esse', episcopos remanere solummodo 'instrumenta papae, Officiales eius sine propria responsabilitate'. ..».
  • L’infallibilità, infine, non è una “novità” che cambia le prerogative papali (come il Concilio Vaticano enuncia chiaramente ed espressamente). L’infallibilità si restringe al magistero papale di sommo grado, che coincide con il magistero della Chiesa stessa, sottomesso alla Sacra Scrittura e alla Tradizione. Perciò, si afferma, la definizione conciliare non ha cambiato proprio nulla per quello che concerne le attività del governo ordinario del papa. «Denique opinio, papam 'vi suae infallibilitatis esse principem absolutissimum', supponit conceptum omnino erroneum dogmatis infallibilitatis papalis. Sicut Concilium Vaticanum nitidis et expressis verbis enuntiavit et ex rerum natura per se patet, haec restringitur ad proprietatem summi magisterii papalis: id vero coincidit cum ambitu magisterii infallibilis ipsius Ecclesiae et est ligatum ad doctrinam in s. Scriptura et in traditione contentam necnon ad definitiones a magisterio ecclesiastico iam latas. Hac (infallibilitate) proinde quoad negotia gubernii papae nihil omnino mutatum est».

Questa Dichiarazione del 1875 chiariva così bene i dubbi sollevati dalle interpretazioni del Concilio, che fu approvata solennemente da Pio IX, il quale scrisse nella Lettera Apostolica Mirabilis illa constantia che la missiva dei vescovi tedeschi: «Fornisce la pura dottrina cattolica e conseguentemente quella del santo concilio e di questa Santa Sede» (DH 3117). Addirittura, la Dichiarazione congiunta dei Vescovi tedeschi si trova oggi, anch’essa, nell'Enchiridion del Denzinger (cioè quella  raccoltà di simboli e di dichiarazioni dogmatiche che esprimono il contenuto della fede cattolica): leggete DH 3112-3116. Diventerà infine premessa per il numero 27 di Lumen Gentium del Vaticano II.

Il teologo Joseph Ratzinger ebbe a scrivere che la Dichiarazione è una «importantissima integrazione che sola schiude il senso pieno delle decisioni del Vaticano I» (Rahner-Ratzinger, Episcopato e Primato, Morcelliana, p. 48).

L’equilibrio nel rapporto tra il papa e il collegio dei vescovi e del papa e i singoli vescovi non è dunque una novità del Concilio Vaticano II (o del suo spirito), come sia certi tradizionalisti e del pari certi infaticabili progressisti, da sponde opposte, vogliono affermare. Nessuno, stando allo stesso Pio IX, può pensare di squalificare i vescovi cercando di fare un favore al Papa, né all’opposto, aggredire il Papa in nome di una pretesa libertà dei vescovi.

La Chiesa, fortunatamente, è e rimane una società “altra” rispetto ad ogni organizzazione politica e statale. Non è una monarchia e neppure una democrazia. Potremmo dire «è la Chiesa, bellezza!». Chi vuole ridurla nei propri schemi politico-sociali, sia conservatori che progressisti, se la vedrà sempre sgusciare via, come un’anguilla. Inafferrabile Chiesa, davvero un Mistero che procede dalla Trinità, e che pur si impolvera ogni giorno, arrancando sui sentieri tortuosi della storia.

Chi avesse voglia di ulteriori approfondimenti può leggere la semplice ma efficace intervista di H. J. Pottmeyer:

http://www.30giorni.it/it/articolo_stampa.asp?id=989 del 2003, ma ancora validissima.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Davvero un bell'articolo. Non avrei mai saputo ciò, grazie.

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