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lunedì 21 dicembre 2009

La santa ironia metereologica della Liturgia.

Oggi, primo giorno di inverno, con mezza Italia e tre quarti d'Europa sotto il manto della neve, la prima lettura della Messa riporta, invece del solito brano di Isaia tipico dell'Avvento, un passo del Cantico dei Cantici (2,8-14) che ci fa ascoltare queste parole, assolutamente - a prima vista - fuori luogo:

Ora l’amato mio prende a dirmi:
«Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti
e le viti in fiore spandono profumo.
Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!

Nel pieno del rigore invernale viene proclamata la bella notizia della primavera: si tratta di una splendida tipologia metereologica dell'avvento di Cristo. Nel mezzo del freddo del peccato e della tenebra raffigurati dai giorni più corti dell'anno, splende - ormai in arrivo - il calore e la speranza di Cristo. E la liturgia ci fa leggere oggi l'annuncio di questa primavera ormai vicina.
Tutto ciò, poi, è rafforzato dall'antifona maggiore propria del 21 dicembre, riferita, non a caso, al sole.
Proprio oggi pomeriggio si verificherà il SOLSTIZIO D'INVERNO: la notte più lunga è passata, da adesso il sole inizia timidamente a riprendersi la sua rivincita. E la chiesa, proprio oggi canta "O Oriens":
O astro che sorgi,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed illumina
coloro che siedono nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.

(qui il canto in latino)

Per questo il dottore della Chiesa sant'Antonio di Padova spesso appaia l'inverno all'incarnazione di Gesù:

Cristo fece come la tortora, che nel periodo invernale scende a valle e senza piume si rifugia nei tronchi cavi degli alberi; invece nel periodo estivo ritorna sulle alture. Così Cristo, nell'inverno dell'infedeltà e nel gelo della persecuzione diabolica discese nel grembo dell'umilissima Vergine e dimorò in questo mondo, povero e disprezzato come un uccello senza piume. Di questa tortora dice Salomone: «La voce della tortora si è fatta sentire nella nostra terra» (Ct 2,12). (Dom. IV dopo Pasqua, 7)

La Sapienza di Dio Padre fu soffio ardente nella sua incarnazione. Allora infatti passò l'inverno dell'infedeltà, cessò la pioggia della persecuzione diabolica. I fiori dell'eterna promessa apparvero nella nostra terra (cf. Ct 2,11-12).
(Dom. X dopo Pent., 13)

Ti rendiamo grazie, Padre Santo, perché nel pieno dell'inverno, tra i più grandi freddi, ci hai largito un tempo primaverile. Infatti in questa nascita del Figlio tuo, Gesù benedetto, che si celebra in pieno inverno, nella stagione dei freddi più intensi, ci hai dato un tempo primaverile, ricolmo di ogni incanto.
(Natale, 13)
Basilica del Santo di Padova 19 dic. 2009 foto G. Voltan

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