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martedì 6 aprile 2010

Approfondimenti pasquali: il rito del "Resurrexit"

La Messa pasquale del Papa è preceduta dal rito del "Resurrexit", antica venerazione dell'icona del Salvatore risorto, ripresa dall'anno 2000 dopo secoli di oblio. L'icona usata oggi è una copia di quella antica e più volte restaurata, custodita nel Sancta Sanctorum della chiesa romana.



 Eccone la descrizione che riportiamo dall’Ordo Romanus XII:
“Il mattino di Pasqua, dopo Prima, il Pontefice Romano, rivestito di piviale bianco, con i diaconi Cardinali che indossano le dalmatiche e le mitre, i suddiaconi in tunicella e gli altri ordini inferiori di chierici e i suoi cappellani, va alla cappella di San Lorenzo (...) Qui fatta orazione, (il Papa) riveste i paramenti sino alla dalmatica, quindi si reca ad adorare il Salvatore. Apre l’immagine, bacia i piedi del Salvatore dicendo tre volte: Surrexit Dominus de sepulchro, a cui tutti rispondono: Qui pro nobis pependit in ligno. Alleluia. Baciato il Salvatore, si reca al trono e dà la pace all’arcidiacono, il quale dopo di lui ha baciato il piede dell’immagine, dicendogli: Surrexit Dominus vere; questi risponde: Et apparuit Simoni. Il secondo diacono, baciati i piedi del Salvatore, si accosta a ricevere la pace dal Sommo Pontefice e dall’arcidiacono e si pone in fila. Gli altri Cardinali fanno egualmente (...) In tanto la schola canta: Crucifixum in carne e Ego sum alpha et omega. Terminata la pace il Pontefice indossa la pianeta bianca, il pallio e la mitra solenne”[6] e in processione si va a Santa Maria Maggiore per la Messa pontificale.
Col trasporto della sede in Avignone, la funzione del Resurrexit dinanzi all’Acheropita decadde e quando i Papi tornarono a Roma, la stazione di Pasqua venne trasferita nella basilica di San Pietro. Sarà nella Domenica di Pasqua dell’anno 2000 quando il Resurrexit, l’antico rito della testimonianza di fede del Papa di fronte all’icona del Salvatore, sarà ripreso di nuovo.

Ulteriori approfondimenti, con tutta la storia di questo antico rito, si trovano a questa pagina del sito vaticano da cui è tratta la citazione precedente.


L'icona originale conservata nel Sancta Sanctorum

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