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giovedì 16 dicembre 2010

Le "tempora" d'inverno e la Novena di Natale: armonizzare pietà popolare e liturgia

Nel programmare le "attività pastorali" dell'Avvento, i giovani parroci (e non solo loro) dovrebbero tener conto di un ottimo - quanto poco utilizzato - documento che s'intitola: "Direttorio su Pietà popolare e Liturgia. Principi e Orientamenti".
Ve ne riporto alcuni numeri che cascano a proposito in questo periodo e invitano a tener conto della pietà popolare nel tempo di preparazione al Natale.
Ieri, domani e dopodomani, cadono le Tempora d'inverno (mercoledì, venerdì e sabato dopo la III domenica d'Avvento). Anche se poco valutate dall'odierna pastorale "di città", le quattro tempora sono ancora vive e vegete, a segnare il cambio di stagione in prossimità degli equinozi e dei solstizi, per ringraziare Dio per i frutti del lavoro e prepararsi spiritualmente al nuovo periodo dell'anno. Sebbene nel Messale di Paolo VI non ci siano dei formulari propri per questi giorni (ma ci sono nel Messale del 1962, e chissà se verranno recuperati dalla "riforma della riforma"....), tuttavia il novello "Benedizionale" (1992) ricorda e propone di valorizzare le tempora:
1814. La tradizione delle «Quattro Tempora», originariamente legata alla santificazione del tempo nelle quattro stagioni, può essere opportunamente ravvivata con momenti di preghiera e di riflessione. Mettendo in rilievo il mistero di Cristo nel tempo, la comunità cristiana invoca e ringrazia la provvidenza del Padre per i frutti della terra e del lavoro dell'uomo.
1815. L'inizio, delle quattro stagioni viene ricordato il mercoledì, il venerdì e il sabato dopo la III domenica di Avvento (Inverno), dopo la III domenica di Quaresima (Primavera), dopo la domenica della SS. Trinità (Estate), dopo la III domenica di settembre (Autunno).
In tali occasioni si potrà usare qualche formulario particolare dl preghiera dei fedeli e anche, nelle ferie del Tempo Ordinario, il formulario delle Messe per varie necessità.
1816. Si potrà caratterizzare la Messa vespertina del venerdì o quella del sabato mattina, concludendo l'apposito formulario della preghiera dei fedeli con l'orazione di benedizione proposta qui di seguito e con l'offerta:
- dell'olio in Inverno;
- dei fiori in Primavera;
- delle spighe di grano in Estate;
- dell’uva in Autunno.
Con queste offerte si potranno compiere particolari gesti votivi: ad es. con l'olio accendere o alimentare una lampada fino al Natale; con i fiori, le spighe e i grappoli adornare l'altare per la domenica e farne dono, se è il caso, ad alcune famiglie. Nella domenica è opportuno ricordare il cambiamento di stagione con un apposita intenzione nella preghiera dei fedeli.

Da stasera, invece, inizia la Novena di Natale con le sue "ferie privilegiate" che vanno dal 17 al 23 dicembre (24 è vigilia di Natale). Il documento propone di "armonizzare" in senso liturgico il periodo della Novena in preparazione al Natale, riportando in auge la celebrazione dei vespri (ahimè negletti) e i canti tradizionali, tra cui spiccano, ovviamente, gli inni della seconda parte dell'Avvento e le Antifone "O".
La tradizionale forma della Novena di Natale è una composizione gregorianeggiante del XVIII sec. (1720) opera del sacerdote vincenziano Carlo Antonio Vacchetta. Egli prese parti di salmi, inni e brani della Scrittura, centonizzando e preparando un "piccolo ufficio". La Novena di Natale con le sue popolari melodie si sviluppò inizialmente a Torino, da dove, attraverso i grandi istituti religiosi come i Salesiani e li figli e figlie di San Vincenzo de' Paoli, si diffuse in tutt'Italia e poi in giro per il mondo.
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Dal Direttorio su Pietà popolare e Liturgia:

Le “Tempora d’inverno”

100. Nell’emisfero boreale, nel tempo di Avvento, ricorrono le “tempora d’inverno”. Esse segnano un passaggio di stagione e un momento di tregua in alcuni settori dell’attività umana. La pietà popolare è molto attenta allo svolgimento del ciclo vitale della natura: mentre si celebrano le “tempora d’inverno”, il seme giace sotto la terra in attesa che la luce e il calore del sole, che proprio nel solstizio d’inverno riprende il suo cammino, lo faccia germogliare.
Là dove la pietà popolare abbia istituito espressioni celebrative del cambio di stagione, esse vanno conservate e valorizzate come momenti di supplica al Signore e di riflessione sul significato del lavoro umano, che è collaborazione all’opera creatrice di Dio, autorealizzazione della persona, servizio al bene comune, attuazione del progetto della redenzione.

La novena del Natale

103. La novena del Natale è sorta per comunicare ai fedeli le ricchezze di una Liturgia alla quale essi non avevano facile accesso. La novena natalizia ha svolto effettivamente una funzione salutare e può continuare ancora a svolgerla. Tuttavia nel nostro tempo, in cui è stata resa più agevole la partecipazione del popolo alle celebrazioni liturgiche, sarà auspicabile che nei giorni 17-23 dicembre sia solennizzata la celebrazione dei Vespri con le "antifone maggiori" e i fedeli siano invitati a parteciparvi. Tale celebrazione, prima o dopo della quale potranno essere valorizzati alcuni elementi cari alla pietà popolare, costituirebbe un’eccellente “novena del Natale” pienamente liturgica e attenta alle esigenze della pietà popolare. All’interno della celebrazione dei Vespri si possono sviluppare alcuni elementi già previsti (es. omelia, uso dell’incenso, adattamento delle intercessioni).

Inoltre:


La pietà popolare e lo spirito dell’Avvento

105. La pietà popolare, per la sua comprensione intuitiva del mistero cristiano, può contribuire efficacemente alla salvaguardia di alcuni valori dell’Avvento, minacciati da un costume in cui la preparazione del Natale si risolve in una “operazione commerciale” con mille vacue proposte provenienti da una società consumistica.

La pietà popolare, infatti, percepisce che non si può celebrare il Natale del Signore se non in un clima di sobrietà e di gioiosa semplicità e con un atteggiamento di solidarietà verso i poveri e gli emarginati; l’attesa della nascita del Salvatore la rende sensibile al valore della vita e al dovere di rispettarla e di proteggerla fin dal suo concepimento; essa intuisce pure che non si può celebrare coerentemente la nascita di colui «che salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1, 21) senza compiere uno sforzo per eliminare da se stessi il male del peccato, vivendo nella vigile attesa di Colui che ritornerà alla fine dei tempi.

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