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sabato 31 marzo 2012

Gesù va volontariamente alla croce: non è una disgrazia che gli capita, ma la cerca per noi. Qualche pensiero di s. Antonio

Facciamo un po' di teologia dell'immagine: l'estetica della croce e la sua rappresentazione ci parlano in modo particolare in questo tempo conclusivo della Quaresima, i giorni della Passione. Nel Credo troviamo queste affermazioni:
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo....si è incarnato nel seno della Vergine Maria... Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato... è salito al cielo...
Per due volte il Simbolo della Fede, mentre parla del "percorso" della redenzione, dice "per noi". Il Verbo di Dio si è fatto uomo "per noi", ed è morto "per noi". Nella teologia francescana più originale l'incarnazione e la croce sono i due poli di attrazione: il cristocentrismo, cioè il centrare tutto in Cristo, non si discosta dal fatto della redenzione, dal "come" concretamente e storicamente essa è stata compiuta da Figlio di Dio.
Non ci si chiede "poteva fare in altro modo?", invece si contempla ciò che ha fatto e ha voluto fare.

La Settimana Santa può essere presentata dalla seguente bella immagine di area francescana. Un'immagine alquanto originale e sicuramente "strana" a prima vista: Gesù con una scala appoggiata alla croce, sale i gradini che lo portano alla morte:
Ferrara - Chiesa di S. Antonio in Polesine - affresco
Firenze - Pacino di Bonaguida - 1320 - miniatura
Che cosa sta ad indicare questa iconografia, desunta sicuramente dalle prediche popolari dei predicatori francescani del primo secolo (e infatti queste immagini sono della seconda metà del XIII sec. e dei primi del XIV)? Essa mostra la volontà di Cristo di morire in Croce. Nessuno ve l'ha costretto, e lui non l'ha semplicemente "accettato" come un'inevitabile conseguenza della sua attività profetica. 
Secondo la coscienza cristiana Gesù è nato per arrivare alla "sua ora" (cf. Gv 12,23-33), per affrontare "per noi" la Passione e la Morte, uscirne vittorioso e consegnare all'umanità tutta la vittoria conseguita sulla morte, sul peccato e sul diavolo. Gesù è spoglio, non ha nulla, è il povero per eccellenza e invita a correre con lui alla croce quanti vogliono essere poveri e nudi come lui. San Francesco stimmatizzato, volle morire nudo sulla terra nuda, per imitare in tutto il suo Signore, e per questo poteva chiamare "sorella" anche la morte, che come ultimo gradino lo portava a Cristo.
La miniatura di Pacino di Bonaguida mostra ancora meglio l'impeto con cui Gesù sale la scala e insieme la passività degli altri personaggi. Addirittura da sotto la croce due uomini gli porgono il martello e i chiodi, come ad un carpentiere che deve fare da sé il lavoro, aiutato dai suoi assistenti, che guardano e imparano. A Gesù tocca salvare: la "redenzione oggettiva" non è opera propria, non ci si salva da soli. Ma una volta perdonati e riconciliati dalla morte di Gesù, si "rimane" nello stato di grazia con la fede e le opere di penitenza e carità che nascono dalla fede. Solo in questo modo, risorti con Cristo, possiamo rimanere vivi con lui.
Ed infatti, se la croce di Gesù e la sua morte hanno un valore salvifico unico "per noi", a nostro favore, il suo andare alla croce e affrontare la morte in obbedienza al Padre per espellere dal mondo il "Principe di questo mondo", tutto questo è un esempio "per noi", perché lo mettiamo in pratica, riproducendolo nella nostra esistenza.

Troviamo delle interessanti prospettive e luci su questo argomento nei Sermoni di Sant'Antonio di Padova, un maestro che di certo avrebbe approvato questa iconografia e probabilmente ne è all'origine come ispiratore. Antonio unisce sempre il ricordo della volontaria salita di Gesù alla Croce, per la nostra salvezza, e la volontaria sequela dei Cristiani, che desiderano portare la croce e crocifiggere con lui i vizi e i peccati:


[Dice Gesù:] «Io ho corso, arso dalla sete» (Sal 61,5), la sete della salvezza dell'uomo. Dove corse? Alla croce. Corri anche tu dietro a lui, e come lui ha portato la sua croce per te, così anche tu porta per te la tua. (Fest. S. Gio.Ev., §2)

In verità, lui è il Signore nostro Dio che, per redimerci, salì sulla croce. Seguiamolo dunque, portando la croce della penitenza. Egli ha detto: «Se uno vuole venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). ... Il vaso d'alabastro dell'unguento, spezzato sulla croce, con il suo profumo ha riempito tutto il mondo (cf. Mc 14,3; Gv 12,3). Lo seguano dunque i discepoli, corrano i cristiani al profumo del Crocifisso. (Dom III p. Epi. §2)

Il Signore con la mano della sua misericordia prende la mano dell'umile penitente affinché possa salire per la scala della croce i gradini della perfezione. (Prologo, §3)

O fratello, corri, ti scongiuro, unisciti a lui sotto quel giogo, portalo insieme con Gesù, sollevalo insieme con Gesù. «Mi guardai intorno», dice per bocca di Isaia, «ma non c'era alcuno che porgesse una mano; cercai, ma non c'era nessuno che desse aiuto» (Is 63,5). Aiuta, dunque, o fratello, aiuta Gesù, perché se sarai stato partecipe delle sue sofferenze, lo sarai anche della consolazione (cf. 2Cor 1,7). (Dom XII p. Pent. §9)

Perché tentate di salire per un'altra via, invece che per la scala?... Presumete di poter salire per altra via al monte Tabor, al riposo della luce, alla gloria della beatitudine celeste, invece che per la scala dell'umiltà, della povertà e della passione del Signore? Convincetevi che non è possibile! Ecco la parola del Signore: «Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). E in Geremia leggiamo: «Tu mi chiamerai Padre, e non tralascerai di camminare dietro a me» (Ger 3,19).
Dice S.Agostino: «Il medico beve per primo la medicina amara, affinché non si rifiuti di berla l'ammalato». E Gregorio: «Bevendo il calice amaro si giunge alla gioia della guarigione». «Per salvare la vita, devi affrontare il ferro e il fuoco» (Ovidio). Salite dunque, non temete, perché c'è il Signore alla sommità alla scala, pronto ad accogliere quelli che salgono. (Dom II di Quaresima -I-, §5)

La Settimana Santa ci mostra il compiersi del Mistero Pasquale, mistero di passione volontaria, di offerta totale, non di costrizione: morte che dà la vita, il perdere che fa trovare, l'umiliazione che offre gloria. La scala è pronta. Gesù l'ha già percorsa. Ora tocca a noi. Buona Settimana Santa a tutti i lettori!

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