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mercoledì 23 maggio 2012

Nuova linfa per il canto sacro, in special modo il Gregoriano: le promesse della Congregazione per il Culto Divino

Sandro Magister, presente al convegno di sabato scorso a Lecce, rilancia la notizia - diffusa direttamente dal Sottosegretario della Congregazione per il Culto Divino, Juan-Miguel Ferrer Grenesche - a proposito della riorganizzazione della stessa Congregazione e delle nuove competenze assegnatele dal Motu Proprio Quaerit semper. Potete leggere qui tutta intera la relazione, di cui cito solo le conclusioni con qualche commento in rosso.

Il nuovo regolamento, ancorché dipendente dalla conferma da parte della segreteria di Stato, prevede il mantenimento di quattro sezioni, per non alterare l’organico, che saranno però in linea di principio le seguenti:

– l'ufficio liturgico I;
– l'ufficio liturgico II;
– l’ufficio disciplinare, nel quale si sommano le competenze di disciplina liturgica e tutte quelle che riguardano i sacramentali;
l’ufficio per le arti e la musica liturgiche.

In ogni caso, qualunque sia la configurazione finale di questo dipartimento per le arti e la musica, si prevede che al suo interno ci si occupi con una certa differenziazione di competenze dei temi di musica e di quelli di architettura, pittura, scultura e arti cosiddette minori.

A sua volta, ciò esigerà la nomina di una serie di collaboratori esterni o consultori, con specifiche competenze in questi settori.

Nel campo specifico della musica sacra torneranno a stabilirsi specifiche relazioni a livello istituzionale con il Pontificio Istituto di Musica Sacra, come pure con l’Abbazia di Saint-Pierre di Solesmes e altre associazioni e istituzioni che lavorano nel campo della musica per la liturgia, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista accademico, sia nella prospettiva della creazione di nuove musiche o della pastorale.

A livello di obiettivi o sfide immediate ne segnalo alcuni che risultano certamente evidenti:

a. Attualizzare e completare la serie dei libri musicali per la liturgia in lingua latina, sia per quanto riguarda la santa messa, sia per l’ufficio divino, i sacramenti e i sacramentali. Raggiunto tale traguardo, converrà probabilmente realizzare una edizione completa e più facilmente fruibile di molti di questi materiali nella forma di una sorta di "liber usualis". [Un liber usualis per la forma ordinaria!!]

b. Sembra altresì urgente ricompilare e precisare le diverse norme e gli orientamenti del magistero pontificio più recente sulla musica sacra per offrire un testo di base per un direttorio per il canto e la musica nella celebrazione liturgica ad uso delle diverse conferenze dei vescovi, cui è affidato il compito di elaborare direttori e repertori per le rispettive nazioni. [Un direttorio che aiuti chi vuole fare le cose giuste a poterle sostenere con un documento essenziale, senza dover citare continuamente a destra e sinistra pronunciamenti vari, ma di difficile reperibilità]

Tale direttorio, per quanto riguarda il canto gregoriano, dovrà superare le dispute tra i criteri puramente paleografici e quelli pastorali, come pure, in relazione con il competente dicastero, porre i problemi dell’uso del gregoriano secondo edizioni anteriori al 1962 nella cosiddetta "forma straordinaria" del rito romano.

c. Con l’aiuto delle istituzioni accademiche e pastorali competenti, sarà necessario promuovere, almeno nelle principali o più diffuse lingue moderne, in armonia con i criteri esposti in un opportuno direttorio, modelli di nuove composizioni che aiutino a verificare le proposte teoriche e a discernerle a livello locale.

Resta il dubbio quale sia la strategia migliore per giungere a tale risultato. Per il momento, si resta in attesa che i nuovi organismi interni alla congregazione, membri e consultori, si confrontino in merito, dall’edizione di repertori per le celebrazioni internazionali all’organizzazione di premi o concorsi internazionali di composizione, a corsi per compositori, direttori e interpreti e a molte altre proposte concrete da valutare.

Ricapitolando, è evidente che per ricondurre il tema della musica nelle celebrazioni liturgiche la congregazione, facendo propri gli insegnamenti di papa Benedetto XVI e dei suoi immediati predecessori in materia, deve garantire:

1. la preparazione di strumenti attualizzati e ufficiali per poter celebrare con il canto la liturgia romana in lingua latina;

2. chiarezza e facilità per la celebrazione del rito romano nella forma ordinaria in lingua vernacola, cantando in parte o per intero l’ordinario e/o il proprio della messa o l’ufficio divino con melodie gregoriane o polifoniche basate sul testo liturgico in latino; [vuol dire: anche se la messa è in italiano non c'è nessun problema a tornare a cantare in latino, sia in gregoriano che in polifonia, e pure nell'ufficio divinol Questa è una grande affermazione]

3. l’esistenza di alcuni criteri attualizzati per poter applicare i principi di gradualità definiti in "Musicam sacram", sia per la celebrazione in lingua latina, sia per la celebrazione in lingua vernacola (direttorio); [Si riferisce ai vari gradi di partecipazione al canto: dal canto delle risposte e dei dialoghi tra sacerdote e assemblea, al canto dell'Ordinario, fino al canto del proprio della Messa, che non è da considerare "furto al popolo" se resta appannaggio delle Scholae]

4. l’esistenza di un quadro normativo certo e rispondente al fine di stabilire opportuni repertori nazionali destinati ad assumere di volta in volta un valore ufficiale, in modo tale che l’impiego di altri canti richieda un’autorizzazione "ad casum" da parte del rispettivo ordinario: anche questa materia del futuro direttorio.  [Un restringimento enorme, almeno in teoria, sugli "altri canti adatti" al posto di quelli propri]
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Bellissima anche la relazione di Fulvio Rampi sul Gregoriano come "Lectio divina" musicale, esegesi in canto della Parola di Dio, fatta propria dalla spiritualità della Chiesa latina. Potete leggere anche questa relazione a questo link: Il Canto Gregoriano: un estraneo a casa sua

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