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mercoledì 18 luglio 2012

C'è chi continua a non accettare la vera liturgia "post-Concilio Vaticano II". E non sono i Lefebvriani.

A Sandro Magister non è sfuggita una forte requisitoria liturgica, apparsa sul settimanale inglese "The Tablet", a proposito della mancata applicazione vera e appropriata delle direttive autentiche venute dal Concilio e dai documenti attuali del Papa.  Palcoscenico dell'attacco alla liturgia è stato il Congresso Eucaristico mondiale di Dublino, dello scorso giugno. La cosa sorprendente è che dietro questa "resistenza liturgica anni '80" ci sia l'establishment dei liturgisti delle messe-spettacolo di Giovanni Paolo II. Il discorso che qui sotto viene compendiato è stato pronunciato dal numero due della Commissione internazionale che ha lavorato alla revisione del Messale in lingua inglese, e ha da poco portato a termine, in maniera egregia, il suo compito. Tanto è stato apprezzato questo messale dal Papa, che Benedetto ha recentemente elevato a segretario della Congregazione per il Culto divino il presidente della Commissione per la Liturgia in lingua inglese (ICEL), il numero uno che la pensa certamente come il suo ex numero due. Ma c'è chi continua a voler andare per la sua strada, con balli liturgici, mani sulle spalle, canzoncine melense e tante altre cose che potete vedere nel video della messa di Dublino che vi allego in questa pagina.

Cattiva liturgia. A Dublino la rivincita dei vecchi Baroni.
di Sandro Magister.
...“The Tablet” ha pubblicato per intero un discorso tenuto a fine giugno a Salt Lake City da monsignor Andrew R. Wadsworth, direttore esecutivo del segretariato della International Commission on English in the Liturgy, con sede a Washington.
Nel suo discorso, Wadsworth prende spunto dal messaggio indirizzato da Benedetto XVI al congresso eucaristico internazionale tenuto a Dublino dal 10 al 17 giugno.
Per mostrare come la messa [vedi video qui sotto] conclusiva del congresso non abbia affatto attuato le indicazioni del papa, ma anzi le abbia contraddette.

Wadsworth non fa nomi. Ma la sua critica va direttamente a colpire il presidente del pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali. Che è l’arcivescovo Piero Marini (nella foto), l’indimenticato regista delle celebrazioni liturgiche del pontificato di Giovanni Paolo II, nonché colui che fece cacciare il maestro Domenico Bartolucci da direttore perpetuo del coro della Cappella Sistina, giudicato incompatibile col nuovo corso.
Nel suo messaggio, Benedetto XVI assegna al Concilio Vaticano II “il più ampio rinnovamento del rito romano mai visto prima”.
E così prosegue:
“Oggi, a distanza di tempo dai desideri espressi dai padri conciliari circa il rinnovamento liturgico, e alla luce dell’esperienza universale della Chiesa nel periodo seguente, è chiaro che il risultato è stato molto grande; ma è ugualmente chiaro che vi sono state molte incomprensioni ed irregolarità. Il rinnovamento delle forme esterne, desiderato dai Padri Conciliari, era proteso a rendere più facile l’entrare nell’intima profondità del mistero. [...] Tuttavia, non raramente, la revisione delle forme liturgiche è rimasta ad un livello esteriore, e la ‘partecipazione attiva’ è stata confusa con l’agire esterno. Pertanto, rimane ancora molto da fare sulla via del vero rinnovamento liturgico”.
Wadsworth commenta punto per punto queste considerazioni del papa, con esempi concreti.
E come esempio negativo, per mostrare come “la revisione delle forme liturgiche è rimasta ad un livello esteriore, e la ‘partecipazione attiva’ è stata confusa con l’agire esterno”, prende proprio la messa conclusiva del congresso eucaristico di Dublino.
La requisitoria di Wadsworth è molto dettagliata, specie sulla scelta dei canti. A suo giudizio, la celebrazione risentiva molto di uno stile “anni Ottanta”, aveva l’aria di uno “spettacolo”, era frequentemente “salutata da applausi” e c’era un ripetuto allontanamento dalle regole dell’Ordinamento Generale del Messale Romano.
E ancora. Era praticamente assente la lingua latina, nonostante il carattere internazionale dei convenuti. Assente il canto gregoriano. Ignorate le antifone proprie della messa del giorno. Il Credo letto da vari lettori e inframmezzato dal grido di “Credo, Amen”. Alla comunione la performance di tre tenori, con un motivo di musica leggera.
Insomma:
“Il deprimente effetto cumulativo del mancato rispetto dell’ordinamento del messale, in una messa di grande impatto, celebrata da un legato pontificio e trasmessa in tutto il mondo, non può essere sottovalutato. [...] È come se i vecchi baroni dell’establishment liturgico abbiano trovato [nei congressi eucaristici internazionali] una nuova e formidabile arena di attività nella quale modellare i loro esempi di mediocre liturgia”.

8 commenti:

Tonino ha detto...

Mi fa morire dal ridere il Kyrie a 1:21,30 del video, IN DIALETTO GAELICO!! Come se tenessero il Congresso Eucaristico Internazionale a Nuoro e dovessimo sentire il Kyrie in logodurese!! E il Gloria con il ritornello dove lo mettete? Quando è da decenni che si chiede di rispettare al Gloria la forma dell'INNO perché il Gloria non è un salmo con antifona da ripetere (e sembra ovvio, ma non lo è!!!), ma va cantato tutto intero, al massimo alternativamente, ma senza ritornelli che non esistono!!!!!

Giovanna Maria ha detto...

Avete visto i ministri straordinari che distribuiscono la comunione quando ci sono centinaia di presbiteri, diaconi e decine e decine di vescovi? Ma è questo il modo di sottolineare l'amore per l'Eucaristia, i preti seduti mentre i laici danno la comunione? Non capisco. Meno male che nelle messe papali questo non succede.

Anonimo ha detto...

Una bella celebrazione rispondente all'indole liturgica dei nostri giorni. Complimenti a chi l'ha preparata. C'è stato anche del latino, certamente solo per accontentare qualcuno perché non serviva assolutamente...

Anonimo ha detto...

beh sinceramente nn ci vedo niente di Male è trovo il Gloria BELLISSIMO.... Gesù qnd é venuto 2012 anni fa parlava il linguaggio che la gente poteva capire Faceva della teologia agricola!!!! perchè per farsi capire parlava di semi... pecore... fichi grano e nn di Essero perfettissimo... e oggi il la musica è espressione del nostro tempo! e poi laici che distribuiscono la comunione! Scandalo!!! ma di cosa normalmente lo fanno xk i Don nn sono sufficienti allora !!! xk nn possano farlo anche in una celebrazione del genere a Tor Vergata molti dei giovani presenti lo hanno fatto è un segno di essere Xtiani nel mondo ma dove Vivete Tutti!

Anonimo ha detto...

...certamente a uno superficiale come te va bene tutto; cerca di crescere un pochino,và. A quale mondo appartieni tu?A quello predestinato a Cristo, o a quello piatto e mediocre?Dai,dai, cresci un pò...

Anonimo ha detto...

D'accordo sul Gloria, che non è un responsorio, ma il Gaelico non è un "dialetto", è la prima lingua ufficiale della Repubblica d'Irlanda e una delle lingue ufficiali dell'Unione europea (anche se di fatto gli otto secoli di anglocrazia lo hanno quasi cancellato, visto che a chi lo parlava in pubblico si poteva comminare persino la pena di morte). Nulla di strano dunque nel suo uso liturgico, fermo restando che in una celebrazione internazionale l'Ordo Missae starebbe benissimo in latino...

Anonimo ha detto...

Certo i "Don" non erano sufficienti... perché dovevano starsene appollaiati sui loro scranni?
Ma dai, un briciolo di serietà!
PS: belli i tre tenori sul loro palchetto.

Don Giacinto ha detto...

queste pagine hanno senso se danno spazio ad una discussione creativa... le critiche del tipo offensivo come questa qui sopra non dovrebbero essere autorizzate dall'admin. Potrebbe essere che qualcuno non sia ancora arrivato al livello dello scrivente criticante... ma invece di offendere sarebbe da fargli vedere/capire in cosa deve crescere...

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