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mercoledì 12 settembre 2012

In memoria di Chris Stevens: "ambasciator non porta pena", ma non dappertutto.

Viene ucciso l'ambasciatore USA in Libia e altri 3 statunitensi e si dà la colpa ad un film di quarta categoria, girato in california mesi fa. E' davvero difficile capire certi nessi di causa ed effetto, e a volte pare proprio siano inventati ad arte.
Ho visto i 13 minuti del film (vedi qui) di Sam Bacile che, si afferma, avrebbero scatenato il caos a Bengasi. Certamente è un film che intende esplicitamente insultare e in maniera volgare e direi stupida. I dialoghi e le scene sono volutamente pieni di odio e di veleno contro Maometto stesso. Comunque tale filmato era uscito a luglio e circolava liberamente anche su YouTube in lingua originale inglese. Non è prodotta da cristiani, ma da ebrei, per ammissione del suo autore che è israeliano (leggi qui). Fino a quando qualcuno, la settimana scorsa, l'ha sottotitolato in arabo, non era successo nulla (era stato perfino liquidato da Al Jazera come un pessimo tentativo di provocazione, ma senza conseguenze). Dare in pasto ai fondamentalisti un'esca del genere, nella lingua del popolo, è stato come sventolare una bistecca davanti allo squalo: sai benissimo quello che sta per succedere e il regista del film, forse, cercava proprio questo caos.
Il punto è che anche i buoni musulmani non sono culturalmente preparati per resistere minimamente a queste provocazioni, figuriamoci quelli esagitati. L'Occidente, comunque, ha uno strano atteggiamento: se il perpetratore della violenza è musulmano, allora se non giustificato è almeno in parte scusato quando la blasfemia l'ha provocato. Se invece è il cristiano ad essere oggetto di oltraggio e il suo credo o i suoi simboli vengono dileggiati, allora non è grave, dopotutto c'è libertà di pensiero e di espressione, e ognuno deve poter manifestare liberamente le sue idee, anche sulla religione.
Meno male che alla mostra del cinema di Venezia non c'era quest'anno nessun fondamentalista cristiano, altrimenti dopo la proiezione di "Paradise: Glaube" di Ulrich Seidl, sai che finimondo ci sarebbe stato!

Il vero dialogo interculturale impone, ovvio, di non offendersi reciprocamente, e di cercare di comprendere la sensibilità dell'altro. Ma questo non vuol dire arrivare a tollerare nella cultura altrui ciò che lede i diritti umani universali.
Questo per i cristiani è anche, e a maggior ragione, uno degli intenti del dialogo interreligioso che culmina nell'evangelizzazione, la quale richiede oltre che "inculturazione" del messaggio nella lingua e mentalità degli altri, anche un necessario "giudizio" e una "purificazione" della cultura ancora non permeata dal messaggio di Cristo, in tutti quegli aspetti che mortificano l'essere umano singolarmente o socialmente inteso.
Nel caso presente, perché certo non è il primo e non sarà l'ultimo, bisogna innanzitutto insistere che si diffonda anche tra i musulmani un sano atteggiamento culturale che condanni chi scarica la violenza in maniera cieca sul primo occidentale che capita a portata di mano per le colpe (vere o presunte) di un individuo o di pochi, senza processi e senza correlazioni (si pensi anche ai recenti casi dell'uso distorto della legge sulla blasfemia contro cristiani innocenti nel Pakistan). Questa mentalità corporativa, per cui - faccio un esempio - se uno disegna una vignetta blasfema allora si possono distruggere tutti i ristoranti del suo paese o bruciare le case dei suoi parenti è e resta una barbarie sia in oriente che in occidente e non può mai essere giustificata, perché non ha nessun fondamento religioso. E' una logica che non tiene e deve essere smascherata, perché non deve continuare a tenere in ostaggio le relazioni tra popoli e paesi interi. L'imbecille che strappa pagine di Corano  e mostra il video ci sarà sempre, ma le fucilate sparate agli innocenti dicendogli: "è colpa tua se li ammazziamo", sono ben più barbare.

Dobbiamo perciò ribadire cristianamente il al rispetto di tutti e il no alle gratuite provocazioni, ma da qualunque parte vengano, senza tolleranti silenzi o silenziose connivenze opportunistiche. E insieme, però, dobbiamo condannare ogni violenta reazione a qualunque provocazione, fosse anche religiosamente ammantata. Nei tanti paesi islamici dove questa condanna è impensabile, è impensabile tuttora l'uguaglianza fra uomini di diversa fede ed è impensabile il dialogo, nonostante i raduni e i documenti di circostanza. 

Una preghiera per l'ambasciatore ucciso e i suoi uomini di scorta. Ecco una videopresentazione che aveva preparato in occasione della sua nomina in Libia, davvero toccante.


1 commento:

Caterina63 ha detto...

Cantuale.... lei dice:
Meno male che alla mostra del cinema di Venezia non c'era quest'anno nessun fondamentalista cristiano, altrimenti dopo la proiezione di "Paradise: Glaube" di Ulrich Seidl, sai che finimondo ci sarebbe stato!

****

^__^ apprezzo l'ironia e la condivido, la farò mia ma... parliamo anche seriamente senza rischiare di banalizzare il riferimento ad un mondo tradizionalista, l'unico che seppe reagire a gennaio per lo spettacolo immondo dello sterco lanciato contro il Volto di Cristo.... qui siamo nella stessa immondizia, sesso con un crocifisso, la mistica dei deprevati, la perversione più becera, ma nessun TG ne ha parlato.... ora, lo confesso, rimpiango di non essere così fondamentalista a tal punto da fare qualcosa di concreto per riparare queste oscenità, forse sono anche vigliacca e troppo ben piantata nel mondo per poter sacrificare qualcosa di serio.... e rimpiango pertanto l'assenza di santi crociati, ma più di tutto rimpiango l'assenza della voce dei Vescovi, così presi a stare attenti alle parole per cogliere il plauso del mondo da tacere completamente su questi fatti che intanto si moltiplicano....

Ordunque, sì, è vero, ringraziamo che non c'erano "fondamentalisti cristiani" alla rassegna di venezia... questo è lo spirito giusto, ma non sottovalutiamo che la situazione peggiorerà e se continuiamo così non avremo più una generazione pronta a reagire in difesa della fede Cattolica... e per difesa non intendo le armi, ma la semplice adesione.... perchè è scientificamente dimostrato e dimostrabile che finchè saremo nel mondo, le belle parole non risolvono i conflitti.... neppure Cristo concluse pacificamente il suo ciclo terreno ;-)
e se il cristiano deve reagire in termini pacifici, deve essere anche preparato che lo scontro ci sarà.... i grandi Vescovi dei primi secoli ce lo rammentano bene.... i vescovi di oggi molto meno!
;-)

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