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giovedì 17 gennaio 2013

La vita consacrata: "nuovo modello" o "modello speciale" di vita cristiana?

Preparandomi alla Santa Messa di oggi, memoria di sant'Antonio abate, padre del monachesimo, mi sono accorto che la colletta del Messale italiano non corrispondeva esattamente al testo che troviamo nella Liturgia delle Ore. Mi sono chiesto come mai il Messale scrive:
O Dio, che hai ispirato a sant'Antonio abate di ritirarsi nel deserto, per servirti in un nuovo modello di vita cristiana, concedi anche a noi per sua intercessione di superare i nostri egoismi per amare te sopra ogni cosa. Per il nostro Signore...
e invece il breviario recita:
O Dio, che hai ispirato a sant'Antonio abate di ritirarsi nel deserto, per servirti in un modello sublime di vita cristiana, concedi anche a noi per sua intercessione di superare i nostri egoismi per amare te sopra ogni cosa. Per il nostro Signore.
Naturalmente ho guardato all'originale latino, e vi troviamo quanto segue:
Deus, qui beáto António abbáti tribuísti mira tibi in desérto conversatióne servíre, eius nobis interventióne concéde, ut, abnegántes nosmetípsos, te iúgiter super ómnia diligámus. Per Dóminum...
Ha perciò ragione la Liturgia delle Ore: non c'è dubbio che "mira conversatione" si traduca: vita straordinaria, genere meraviglioso di vita...

Ma allora perché il cambiamento nella II edizione del Messale Italiano, con quell'annacquamento che fa diventare solo "nuovo" ciò che invece è "sublime"?
Penso che qui sia all'opera quella infausta teologia della vita consacrata in voga in anni passati (e comunque combattuta da Giovanni Paolo II, anche con la famosa esortazione Vita Consecrata). Mi riferisco a quel voler appiattire tutte le vocazioni come fossero strade diverse, ma indifferenti in realtà, per cui il matrimonio, la vita sacerdotale o la consacrazione monastica e religiosa sono cammini diversi a seconda del "temperamento" del battezzato. Tutti gli stati di vita sarebbero sostanzialmente e oggettivamente uguali, quello che cambia è il soggetto che deve "scoprire" quale sia quello voluto per lui da Dio. E così si costruisce tutta una "mistica" della ricerca della propria vocazione come fosse un andare a scoprire "che cosa Dio ha già scelto", nel senso che la scelta personale non conta nulla, ma sarebbe solo un adeguarsi (o rifiutare) il progetto di Dio. Molti rimangono smarriti davanti al dilemma: se tutte le strade fossero uguali, perché non percorrere quella più frequentata, quella del matrimonio, cioè quella "normale" e naturale invece di fare scelte  umanamente "assurde" come la vita monastica? Tanto è lo stesso.....
Tutto questo, nel cammino del soggetto che deve discernere la vocazione, può diventare opprimente o poco responsabilizzante; tutto viene comunque a ruotare solo sul "sento" oppure "non sento" la vocazione... o sul "chissà cosa Dio vuole da me??".

Invece, proprio la scelta positiva e la decisione volontaria di sant'Antonio abate ci mostrano come la vocazione alla vita consacrata sia di natura essenzialmente diversa da quella al matrimonio e ancora diversa dallo stato di vita dei ministri ordinati.

La strada dei consigli evangelici, da sempre, è considerata dalla Chiesa la migliore forma di vita cristiana. Antonio abate, dunque, ha condotto un genere di vita sublime, che all'epoca era anche un "nuovo modello" di vita cristiana. Ma l'accento deve essere messo su quella che Giovanni Paolo II chiamava, con tutta la Tradizione cristiana, "l'eccellenza della vita consacrata" (cf Vita consecrata n. 18; 32; 105).
Infatti non dobbiamo andare a cercare quale sia, oggettivamente, il modello di vita che più si avvicina a quella di Cristo, unico e totalizzante modello del cristiano. Lo sappiamo benissimo dai Vangeli e dalla Tradizione: Gesù non era sposato, viveva poveramente e dipendendo dagli altri per vitto e alloggio, e in totale obbedienza alla volontà di Dio. I tre voti della vita consacrata vogliono riproporre gli ideali evangelici vissuti storicamente da Gesù e proposti da lui con l'esempio (lo dice anche il Concilio Vat II, cf. Lumen Gentium, 42 e 46).
Certo questo genere di vita non è per tutti. Può non essere adatto, "soggettivamente", per il singolo, ma non c'è dubbio che se uno ne ha il desiderio, la possibilità umana e spirituale, e decide di lasciare tutto per seguire Gesù, per essere conforme a lui, fa sempre una cosa molto buona. Come vediamo ben attestato nel caso del Giovane ricco del vangelo di Matteo 19,16-22 (brano che, da qualche decennio, con salti mortali si vorrebbe non dicesse quello che con molta chiarezza dice).

Ricapitolando: il modello di vita cristiana di Antonio non è tanto "nuovo", come fosse un nuovo modello di utilitaria tra tante altre utilitarie "vecchie" della stessa casa, ma è piuttosto un "modello fuoriserie", un "modello speciale", di cui se ne producono pochi esemplari: perché costa molto (come le rinunce della vita consacrata), e perché corre veloce ed è difficile da guidare (non tutti sono in grado di reggere e assumere certi modelli di vita cristiana....). Si presume, come nel caso delle macchine, che tutti siano concordi nel valutarne le "oggettive" qualità e potenzialità. Anche se - bisogna ribadirlo sempre - il pilota conta molto, e certe auto non sono fatte per tutti: rimangono oggetto di desiderio per molti, e solo alcuni hanno le possibilità e "la vocazione" per guidarle.

Per rimanere nella metafora: tutti gli "stati di vita" sono automobili, tutte servono a portarti a destinazione, ma non tutti sono uguali. Bisogna vedere che cosa fa al tuo caso. Rimane una domanda, per chi è in ricerca vocazionale: se puoi permetterti una Ferrari di vita cristiana e il Padre tuo è d'accordo nel volertela comprare, perché mai dici che anche una Fiat per te è lo stesso? Sei sicuro di aver colto la "differenza cristiana"?

A proposito... Papa Benedetto XVI, il 17 gennaio 2007, all'Udienza Generale disse così, e non dice nulla "per caso":
Oggi celebriamo la memoria liturgica di sant’Antonio Abate, insigne padre del monachesimo, maestro di vita spirituale e modello sublime di vita cristiana. Il suo esempio aiuti voi, cari giovani, a seguire Cristo senza compromessi; sostenga voi, cari malati, nei momenti di sconforto e di prova; e stimoli voi, sposi novelli, a non trascurare la preghiera nella vita di ogni giorno.

2 commenti:

Mario ha detto...

Il fatto che la maggioranza dei santi nella storia proviene dalla schiera di chi ha scelto la vita consacrata può avere a che fare con tutto questo?

S. A. ha detto...

Ottimo, sferzante, efficace post.

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