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lunedì 15 luglio 2013

Prepararsi alla Messa con san Bonaventura

Il francescano san Bonaventura (+1274), Dottore Serafico, oltre alle profonde opere intellettuali di scienza teologica, scrisse anche dei trattati devozionali. Uno, in particolare, desidero oggi richiamare all'attenzione del lettore: il trattato sulla preparazione del sacerdote alla celebrazione della Santa Messa.
In esso Bonaventura esamina in cinque punti il sacerdote che si appresta a celebrare l'Eucaristia: la sua fede, la sua intenzione, le disposizioni, la carità e il fervore con cui celebra, i motivi che lo spingono a celebrare e infine dà consigli sulla preparazione immediata alla celebrazione eucaristica. Molta attenzione viene data proprio alle disposizioni del celebrante, nell'anima e nel corpo. La pulizia interiore ed esteriore (siamo nel medioevo!!) devono corrispondersi. La confessione è strettamente legata al sacrificio eucaristico e alla fruttuosa ricezione della comunione. Viene già ricordato come grave errore quello di credere che basti la celebrazione quotidiana per espiare i peccati, senza la previa confessione (errore che pare non esser passato di moda...).
Nell'ultima sezione del trattato, Bonaventura si sofferma anche sugli aspetti esteriori della celebrazione, e sulla devozione del sacerdote (al quale consiglia speciali preghiere); sulla compostezza dei gesti e sul non aggiungere o mutare arbitrariamente i testi (gli stessi abusi liturgici di oggi, eppure la Messa era in latino... come si vede non è la lingua della celebrazione a frenare i sacerdoti fantasiosi e poco attenti ai testi e ai gesti). Vi riporto alcuni brani del trattato, tanto per dare qualche cenno. Se lo si vuole leggere per esteso si veda qui

Dal TRACTATUS DE PRAEPARATIONE AD MISSAM
di San Bonaventura, vescovo e Dottore della Chiesa
CAPITOLO I
6. Ma ahimè, quanti sacerdoti oggi ci sono miseri e noncuranti della loro salvezza, che mangiano il corpo di Cristo sull’altare come fosse carne di bestie; e avvolti e contaminati in abominazioni, di cui non si può neppur parlare, non hanno ritegno a toccare e baciare con mani scellerate e labbra macchiate il Figlio di Dio e di Maria Vergine! ...Per di più, e questo è ancora peggio, certuni in questi tempi sono giunti a tanta perversità e stoltezza da credere - infelicissimi- che le loro malefatte e immondezze dei peccati, che quotidianamente rinnovano e si propongono di rinnovare, col fatto stesso che ogni giorno celebrano, siano espiati con la santa comunione, senza bisogno di penitenza né di confessione. Costoro non sono sacerdoti, ma sacrileghi; non cristiani, ma eretici. Infatti, se avessero fede retta, o temerebbero di peccare, o smetterebbero di celebrare.
CAPITOLO II
2. ...Avviandoti all’altare, rammenta Cristo che si avvia alla croce e immergi il tuo cuore in tutto ciò che avvenne nella Passione; leggi chiaramente e distintamente ciò che si deve leggere, non moltiplicando troppo le collette, né leggendo dell’altro per devozione e per proprio arbitrio, oltre quello che fu istituito dai santi Padri. 
3. Giunto al santo Canone, raccogli il tuo spirito, per evitare le distrazioni, e poni grande attenzione ai segni e agli atti, più grande ancora alle parole, massima all’intenzione; primo, perché vi si contiene un corpo cosi prezioso; secondo, perché vi si contiene un’anima così gloriosa; terzo, perché vi si contiene la Divinità infinita. – Al Memento sia dei vivi che dei morti, non esprimere la tua raccomandazione con parole o a voce, ma richiama alla mente alcune persone più intime e le altre ricordale insieme sommariamente, riferendo l’intenzione a tutte quelle per cui hai già pregato o ti sei proposto di pregare. Giunto al Qui pridie (momento della Consacrazione), dirigi la tua mente e intenzione a fare ciò che intese fare Cristo nella sua cena e ciò che intende la santa Madre Chiesa. Alla Comunione poi. fermati un po’ e di’, non con la lingua o le labbra, ma con il cuore:
PREGHIERA 
Signore mio, chi sei tu e chi sono io, perché osi introdurti nella vergognosa dimora del mio corpo e della mia anima? Perché mi hai creato, se dovevo farti questa ingiuria esecrabile? Mille anni di lacrime e di penitenza non basterebbero per ricevere degnamente solo una volta cosi nobile sacramento; tanto più ne sono indegno io, che, miserabile, pecco ogni giorno, persisto incorreggibile e vi accedo impreparato! Ma la tua misericordia è infinitamente più grande della mia miseria, cosi che confidando nella tua bontà, oso riceverti.
Due condizioni infatti si richiedono soprattutto per ricevere bene questo sacramento: una profonda umiltà nella coscienza del proprio niente e la compassione per la morte di Cristo.

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