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sabato 22 novembre 2008

Sante parole, card. Arinze!

Dall'intervista al Card. Arinze presente nell'edizione di oggi dell'Osservatore Romano:

"Abbiamo scritto nella Redemptionis sacramentum del 2004 che molti abusi non sono dovuti a cattiva volontà, ma all'ignoranza. Qualcuno non sa, ma purtroppo non è consapevole di non sapere. Non sa, per esempio, che le parole e i gesti hanno radici nella tradizione della Chiesa. Così crede di essere più originale e creativo cambiando quei testi e quei gesti. Di fronte a queste cose, bisogna riaffermare che la liturgia è sacra, è la preghiera pubblica della Chiesa".

Quante volte, cari amici, ci tocca sentire storpiare la traduzione delle parole liturgiche da preti di buona volontà e di altrettanta scarsa competenza linguistica e teologica! Invece di studiare i testi della messa, confrontare le traduzioni che normalmente si usano per la celebrazione con l'originale latino, e alla fine essere obbedienti, tanti giovani e meno giovani confratelli si sentono in dovere di cambiare qua e là le parole.
Possiamo avere tre fattispecie:

1) Il sentimentale: il sacerdote che confonde liturgia e pietà privata o devozionale. Allora la" "Madre di Dio" diventa "Mamma di Gesù e mamma nostra", i "fratelli defunti" diventano "i nostri cari", i l "turbamento" da cui chiediamo di essere sicuri diventa una non indentificata "paura" (di che?)....e così via si possono moltiplicare gli esempi (se qualcuno vuole aggiungerli nei commenti è benvenuto).

2) L'improvvisatore: specie particolarmente ridicola. Non sai mai cosa potrà dire durante la messa, fondamentalmente perchè neanche il sacerdote in questione sa cosa sta per dire. Si sente sotto l'influsso diretto dello Spirito Santo. Lo si vede soprattutto nell'atto penitenziale; usa sempre la forma del Kyrie con i tropi: "Signore, che bla bla bla bla bla....abbi pietà di noi".Poi si sbizzarrisce all'introduzione del Padre nostro, e fa una predichetta anche allo scambio della pace: "nel nome di Gesù che voleva tanto bene a tutte le creature e stringeva tutte le mani scambiatevi un segno di comunione e di amore da veri fratelli"... Tipico di questo stile è improvvisare un congedo a cui nessuno sa rispondere: "Andate in pace, portate la gioia e continuate a vivere la messa nelle vostre case", al che il popolo presente rimane senza parole.

3) Il premeditato: è la specie peggiore e più pericolosa. "Ma come - mi direte - si prepara bene e tu lo critichi?". Sì, perchè in questo caso non c'è da sorridere per l'ignoranza, ma da preoccuparsi per i contenuti spesso scorretti che vengono propinati ai fedeli, a volte con diabolica intelligenza e sempre nella stessa maniera. E' un rito proprio (del sacerdote). Questi sono i preti che vogliono essere al centro del palcoscenico e dicono con le parole e con gli atti: "guardate me, fate attenzione alle sfumature che vi tiro fuori. Io non leggo come gli altri, creo la mia personale liturgia".Es. "Ecco l'agnello di Dio che toglie IL PECCATO dal mondo": ma non erano "I PECCATI"? Eh ma l'originale di Gv 1,39 dice "peccatum mundi" al singolare. E come mai la liturgia latina, non la traduzione, dice da sempre "peccata mundi"? al plurale. Risposta: "si vede che si sono sbagliati". Come dire: "adesso sono arrivato io e ho sistemato il messale".Ci sarebbe da chiedere allora perchè non cambia anche la risposta: "O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola e io sarò salvato" che nell'originale latino (sia del messale che del vangelo) dice: "O Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì..." riprendendo la frase del Centurione dalla grande fede. Ma forse il sacerdote biblista questa parte la elude, perchè alle risposte del popolo mica deve pensarci lui, ci penserà il popolo! Però l'Atto di dolore lo ritocca volentieri, insegnando ai più giovani a omettere: "ho meritato i tuoi castighi", perchè, secondo lui, Dio non castiga nessuno (ma nell'Atto di dolore si dice che li meritiamo, non che ce li manda). E poi ci deve spiegare il Sal 98: "Signore, Dio nostro, tu li esaudivi, eri per loro un Dio paziente, pur castigando i loro peccati"; e 2Ts 1,8-9: "quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù, costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore" ed Eb 12,6:"perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio".Il premeditato è quello che elimina con eleganza tutti i riferimenti (pochi per la verità) al Maligno e al Nemico (inteso come Satana) perchè nel suo razionalismo non vede come si possa nominare il diavolo e rimanere seri (ma stranamente crede ancora in Dio). Spesso il premeditato ritocca anche la preghiera eucaristica, a volte traducendo in modo più corretto alcuni punti. Qui il problema non è, per es., che sia sbagliato dire (nella II pregh. euc.): "Ricordati ....e di tutti i defunti che si sono affidati (invece di: si affidano) alla tua clemenza". La traduzione è migliore, ma il fatto di disobbedire al testo ufficiale è il problema. Certo, speriamo che la nuova edizione del Messale migliori ancora la fedeltà al testo latino, ma nel frattempo usiamolo così com'è, senza peggiorarlo privatamente nè privatamente migliorarlo. Vogliamo essere in comunione, anche semplicemente usando tutti gli stessi testi approvati.

Un po' di umiltà fa bene a tutti, come mi scrive sempre l'anonimo lettore di questo blog!

2 commenti:

Va e ripara la mia casa ha detto...

Buonasera innanzituto.
Non tanto anonimo sinceramente. Mi firmai ma sempre "censurato". Mi rifirmo.
Articolo stavolta equilibrato. Buono, apprezzo.
Lei naturalmente sono certo non rientra in nessune delle tre categorie e mi fa piacere.
Auguri per una Santa Domenica.
Pace e ...
Pardon, Pax et Bonum.

Maximvs ha detto...

Ahimè...quanto è vero questo articolo! ma teniamo conto anche delle varie commistioni tra questi tre modi di improvvisazione...perchè il mio parroco, evidentemente indeciso sulla scelta del suo "stile", li applica tutti e tre: turbamento diviene "paura, smarrimento e angoscia", i kyrie tropati diventano componimenti di cui difficilmente si intuisce la conclusione e talvolta il senso, il congedo domenicale non manca mai di un sereno "buona settimana a tutti" a cui il popolo risponde convintamente a differenza dell'amen della benedizione finale che talvolta non si sente ma in cui molti dicono col celebrante la benedizione quasi benedicessero essi stessi......per non parlare poi del saluto liturgico diventato "il signore è con voi" con buona pace del valore proprio di un saluto che è anche civilmente quello di augurio e auspicio, pur giustificandosi con i soliti discorsi relativi alla traduzione.... ahimè che amarezza...

Felice Festa dell'Assunzione!

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