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giovedì 22 gennaio 2009

Conferme ufficiose: la scomunica revocata

Tornielli e Rodari, confer- mano l'ormai imminente decreto che revoche- rebbe la scomunica ai vescovi lefebvriani, annunciata per primo dalla "Cicogna nella torre".

Si parla appunto di revoca, non di "nullità".
Questo mi pare comunque più serio, se verrà confermato. Si intende cioè che i vescovi (sia consacranti che illecitamente consacrati 21 anni fa) erano davvero incorsi nella scomunica latae sententiae, e in seguito alla loro richiesta (che c'è stata) e alla loro conversione (che speriamo ci sia davvero, il papa lo sa) sono riaccolti nella chiesa cattolica. L'accettazione del Concilio, la validità della nuova messa e degli ordini, l'obbedienza al Papa sono tutti requisiti da tempo richiesti e necessari a confermare la volontà di comunione con la sede di Pietro. La nullità avrebbe comportato il riconoscimento di un errore da parte di Lefebvre, che vedeva minacciata di estinzione la sua fraternità, ma la cui coscienza, soggettivamente, era in buona fede nell'agire in reale "stato di emergenza" senza mandato papale. Il che, francamente, stando a tutte le conoscenze di dialoghi tra Santa Sede e Mons. Lefebvre, non mi pare così facilmente sostenibile. Ma nella chiesa non si sa mai...

Probabilmente, poi, nello stesso decreto (o in un documento accompagnatorio), preparato dall'esperto giurista card. Coccopalmerio ci sarà anche qualche parola per revocare la sospensione e l'interdetto che colpisce i preti e i diaconi ordinati dai vescovi lefebvriani. Anche questi 500 ministri di Dio, pur non scomunicati secondo alcuni, sono in una posizione irregolare davanti alla Chiesa. Non dimentichiamoli per favore.
Ma una cosa è la revoca della scomunica (anche Paolo VI ha revocato la scomunica degli ortodossi) e un'altra cosa è il ritorno nella piena "comunione gerarchica" di questi 4 vescovi, i quali rimangono senza giurisdizione (e bisogna vedere come potranno essere sistemati).

Infine c'è il problema Williamson, uno dei quattro, il quale è soggetto ad intemperanze verbali esagerate, sia nei confronti del papa, che del Concilio Vaticano II, sia - ultimamente - contro gli ebrei: un vero revisionista ai limiti dell'apologia nazi-fascista, stando alle fonti (si spera sincere).
Anche fr. Z, nel suo arcinoto blog, è preoccupatissimo per il ritorno di questo ex-anglicano fattosi lefebvriano e ora in arrivo nella chiesa di Roma. Addirittura spererebbe in un ritorno di 3 sui 4 pur di non dover affrontare la patata surriscaldata che sicuramente sarà.

Aggiornamento e approfondimento: pare proprio che ANCHE I SACERDOTI E DIACONI lefebvriani siano da considerare scomunicati.
leggete questo documento chiarificatore del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi, riporto solo la parte in questione, il resto lo leggete qui:

5. Come dichiara il motu proprio n. 5c, la scomunica latae sententiae per scisma riguarda coloro che "aderiscono formalmente" a detto movimento scismatico. Anche se la questione sull'esatta portata della nozione "adesione formale allo scisma" andrebbe posta alla competente Congregazione per la dottrina della fede, sembra a questo pontificio consiglio che tale adesione debba implicare due elementi complementari:

a) uno di natura interna, consistente nel condividere liberamente e coscientemente la sostanza dello scisma, ossia nell'optare in tal modo per i seguaci di Lefebvre che si metta tale opzione al di sopra dell'obbedienza al Papa (alla radice di questo atteggiamento vi saranno abitualmente posizioni contrarie al magistero della Chiesa);

b) un altro d'indole esterna, consistente nell'esteriorizzazione di quell'opzione, il cui segno più manifesto sarà la partecipazione esclusiva agli atti "ecclesiali" lefebvriani, senza prendere parte agli atti della Chiesa cattolica (si tratta comunque di un segno non univoco, poiché c'è la possibilità che qualche fedele prenda parte alle funzioni liturgiche dei seguaci di Lefebvre senza condividere però il loro spirito scismatico).

6. Nel caso dei diaconi e dei sacerdoti lefebvriani sembra indubbio che la loro attività ministeriale nell'ambito del movimento scismatico è un segno più che evidente del fatto che si danno i due requisiti di cui sopra (n. 5) e che vi è quindi una adesione formale.

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