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giovedì 2 aprile 2009

Intervista all'autore della "Guida Michelin" delle Messe d'Italia

Riprendo quest'intervista dal quotidiano "Il Centro", del Gruppo l'Espresso. Interessante e popolare punto di vista dell'autore di "Guida alle Messe", libro già presentato in questo precedente post. Per carità: non sarà un'intervista da Rivista teologica, ma alcuni indizi sono veramente rivelatori e condivisibili. Leggete, leggete...

La guida alle messe d’Italia

Giuliano Di Tanna
Il bello e il brutto della liturgia in un libro di Camillo Langone
 
«Non c’è legame geografico fra buoni ristoranti e belle messe. Al Sud si mangia meglio che nel resto d’Italia, ma la liturgia non mi piace. La liturgia ambrosiana è fra le più belle, ma mi guardo bene dal dire che a Milano si mangia meglio che altrove».
Con Camillo Langone viene naturale parlare di cibo, anche quando c’è di mezzo l’acqua santa e l’incenso. Potentino di nascita ma parmigiano d’adozione, 47 anni, scrittore e giornalista, Langone è famoso anche per la «Maccheronica», la rubrica dedicata ai ristoranti italiani che, da anni, tiene sul Foglio. Da un’altra rubrica, sempre ospitata dal quotidiano diretto da Giuliano Ferrara, la «Guida alle messe», è nato un libro dallo stesso titolo che esce ora da Mondadori (313 pagine, 15 euro). Nel volume Langone «recensisce» le messe che si celebrano nelle chiese italiane. L’Abruzzo - che, pure, l’autore ama: ha parenti a Pescara - ne esce maluccio. Ma anche nel resto d’Italia la liturgia passa tempi bui, almeno allo sguardo idiosincratico dello scrittore, che ne parla in questa intervista al Centro.
La scelta delle messse da «recensire» ha in comune qualcosa con quella dei ristoranti della «Maccheronica»?
«No, a parte il fatto che, di domenica, quando sono fuori Parma, mi capita di andare prima a messa e poi al ristorante. Io non spreco mai nulla».
A che ora va a messa?
«A me piace dormire. Quando sono a Parma, dormo e poi vado a messa la domenica pomeriggio. Quando ci vado per la rubrica della “Guida alle messe” cerco sempre di andare, la domenica mattina, alle messe che si celebrano fra le 10,30 e le 11,30».
Che criterio ha seguito nella scelta delle chiese?
«Come per i ristoranti, ho cercato di andare a messa nelle chiese che pensavo potessero piacermi, cercando di rappresentare tutti i filoni del cattolicesimo. Per esempio, a un certo punto, mi sono detto: qua bisogna monitorare anche i Focolarini. E così ho fatto anche per altri gruppi e ordini religiosi».
I suoi giudizi, invece, su cosa si basano?
«Sui testi, innanzitutto. Ho studiato “Introduzione allo spirito della liturgia”, il libro scritto dal cardinale Ratzinger prima che diventasse Papa. Il mio punto di riferimento, insomma, è la messa papale, l’ordinamento generale del messale romano, quello che ai preti serve per dire messa. Io sono per il rispetto dei messali. Poi naturalmente c’è la mia sensibilità personale per alcune cose».
Che cosa le dà più fastidio nell’attuale liturgia in Italia?
«Ci sono delle questioni che possono sembrare di natura estetica, ma che non lo sono. Come, per esempio, la genuflessione, l’inginocchiarsi in chiesa. Ho capito che il vero discrimine è proprio la genuflessione. Secondo me, dove non ci si inginocchia, non c’è messa cattolica».
Perché?
«Perchè non si crede nell’esperienza reale di Cristo nell’ostia. Inginocchiarsi significa riconoscere la presenza di Dio nella messa. Stare in piedi, invece, significa partecipare a un rito umano. E allora io dico: chi se ne frega della messa se non c’è Dio. Il messale, inoltre, dice che è obbligatorio inginocchiarsi a parte i casi di impedimento fisico. Se non c’è genuflessione, c’è un problema teologico centrale e gravissimo».
L’Abruzzo non esce bene dalla sua «Guida alle messe»: perché?
«Va detto che in questa impresa ho avuto anche degli informatori, tutte persone affidabili. In molte chiese, invece, ci sono andato di persona. Alle messe nella cattedrale di San Cetteo a Pescara e nel duomo di Teramo, per esempio, ho assistito personalmente. Ma sicuramente mi sono perso per strada alcune messe significative. Per certi versi, l’Abruzzo appartiene al Sud. Intendo il Sud ecclesiastico più deprimente, quello che troviamo specialmente in provincia. Nelle chiese abruzzesi ho scoperto un’insensibilità al sacro tipica della provincia meridionale: tante candele elettriche al posto di quelle di cera, canzoni con chitarre. Come in Calabria, in Lucania, in Campania».
Lei sostiene che senza le innovazioni liturgiche succedute al Concilio Vaticano II, la Chiesa in Italia avrebbe perso più fedeli di quanti non ne abbia poi persi: perché?
«Sì. Anche se, purtroppo, non c’è la controprova di questa tesi. Mi affido all’esperienza del cardinale Biffi che, in un suo libro autobiografico, racconta che, quando era parroco a Legnano, si accorse che la messa in latino rappresentava davvero un problema. Io credo che la messa nelle lingue locali abbia un qualche senso. Ho l’impressione che sia necessaria. Non sono fra quanti dicono che bisogna assolutamente tornare indietro. Da cattolico credo che bisogna tenere dentro tutto e sono favorevole al motu proprio di Papa Benedetto XVI sulla ripresa della messa di Pio V entro certi limiti. E per me il limite è questo: ci dovrebbe essere una messa in latino, con il canto gregoriano, in ogni cattedrale di città sede di arcivescovado».
Perché, per lei, è così importante il rito?
«Perché il rito ti eleva. L’improvvisazione è umana. Il rito, invece, è qualcosa di stabile e che stabilizza. Il rito non è più umano, tanta è la distanza che lo separa ormai dalla sua creazione. L’improvvisazione - per esempio, le preghiere dei fedeli - è umana. Vi si sente sempre l’uomo. Ma io nella messa non voglio sentire l’uomo, ma qualcosa che mi avvicini a Dio. Ecco, il rito è importante perché aiuta ad avvicinarci a Dio. Il rito deve tendere all’eterno. Non si può inventare, tutti i giorni, una lingua diversa. E la lingua della religione è il rito».

2 commenti:

frodo ha detto...

Vogliamo Camillo Langone come professore nelle Facoltà teologiche...
ciao

Pax et Bonum ha detto...

La Messa più bella??? Quella che si sente, col cuore ben disposto.

Pace e Bene.

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