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lunedì 6 aprile 2009

Le Quarant'Ore: come Maria di Betania ai piedi del Signore

Il vangelo della Messa di oggi (Gv 12, 1ss) dice:

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betania, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento danari per poi darli ai poveri?”.
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.

La pratica dell'adorazione eucaristia dei primi tre giorni della Settimana Santa, per prepararsi al Grande e Santo Giovedì della Cena del Signore, è perfettamente introdotta dal Vangelo dell'unzione di Betania: spandere il nostro tempo prezioso per il Signore. Senza per questo dimenticare i poveri, ma per mettere Cristo al primo posto ed ottenere da lui la carità per i poveri.

Non dimentichiamo il gesto di Maria, che secondo Marco deve essere raccontato dovunque venga predicato il Vangelo. L'amore per Cristo non fa calcoli. Si spande e basta. Pensiamo oggi alle sorelle claustrali. Tante "Marie" che sprecano nell'inutilità orante tutta la loro vita ai piedi di Gesù.
Pensiamo alla bellezza e alla preziosità degli arredi liturgici: non sono un modo per sottrarre nulla ai poveri, ma per mettere sotto gli occhi di tutti noi, poveri, la percezione palpabile della maestà di Dio che ci ricorda: "i poveri li avete sempre con voi" per stimolarci all'amore del prossimo, perchè siamo stati colpiti dalla misericordia di Dio nei nostri confronti.
Dopo questa riflessione si può capire meglio lo spirito dei nostri antichi padri, che facevano realizzare gli arredi e i paramenti che vi espongo qui sotto, per circondare di onore e venerazione il Corpo di Cristo.
Li usiamo ancora oggi con lo stesso significato.




Un ostensorio che è una teologia per immagini. Fu donato alla Basilica antoniana di Padova, come dice l'iscrizione alla base, da Vittorio Emanuele II, re d'Italia.

La speranza (a sn con l'ancora) e la fede (a dx con la croce) stanno alla base dell'adorazione, e tengono lo sguardo rivolto in alto, al Corpo di Cristo, che la Fede identifica come tale, e la Speranza anela a raggiungere.

Tra la speranza e la fede, nel tondo dorato, l'Annunciazione: il momento in cui il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Incarnazione ed Eucaristia si richiamano a vicenda.

La raggiera contenente il Corpo del Signore è sorretta dalla Carità (rappresentata come una donna carica di bambini da accudire). La Carità è la realizzazione dell'Eucaristia, l'Eucaristia in atto, resa vita quotidiana. L'Amore di Dio provoca l'amore del prossimo.

Per completare la presentazione delle supellettili per le Quarant'Ore, ecco il piviale che viene usato per presiedere l'adorazione eucaristica. E' eccessivo per il Signore dell'Universo e Dio del Cielo? Forse no.



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