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mercoledì 23 settembre 2009

Ma Gesù rispose: "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele" (Mt 15,24)

La nota del 22/09/2009 della Conferenza Episcopale Italiana attribuisce al Card. Bagnasco il seguente pensiero che sarebbe stato espresso in occasione dell'incontro del presidente della CEI con i Rabbini di Roma e Milano Di Segni e Laras:
"Non c’è, nel modo più assoluto, alcun cambiamento nell’atteggiamento che la Chiesa Cattolica ha sviluppato verso gli Ebrei, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II. A tale riguardo la Conferenza Episcopale Italiana ribadisce che non è intenzione della Chiesa Cattolica operare attivamente per la conversione degli ebrei"

Ora, stiamo attenti alle parole e interpretiamole in modo corretto, altrimenti, come certo faranno i giornali, si potrebbe pensare che il Cardinale esorta a disubbidire al mandato apostolico universale affidato da Cristo alla sua Chiesa. Cosa che evidentemente neanche il Papa potrebbe fare. Certo - si deve ammettere - questa dichiarazione rischia di essere ambigua, politicamente cesellata per dire una cosa gradita alla controparte, pur senza contraddire il chiaro dettato evangelico. La questione è complessa, ma va distinta la ragion politica dalla ragion teologica. La nota nasce per le esigenze di ricucire uno strappo nelle relazioni tra il rabbinato italiano e la Chiesa Cattolica. Gli ebrei sono - giustamente- suscettibili su alcuni tasti e l'episcopato del nostro paese deve rassicurare che nessun cattolica attenta all'esistenza di Israele, né su può prendere a pretesto il passato per accusare la Chiesa di oggi di perseguitare gli ebrei. D'altra parte non si può pretendere che la visione della fede cristiana e la "destinazione universale" della grazia in Gesù Cristo subisca coartazione di sorta.

Innanzitutto vediamo cosa dice il Concilio Vaticano II sugli ebrei. Il testo della Nota citata accenna al paragrafo 4 della Dichiarazione conciliare Nostra, ritenendolo sempre valido:

La religione ebraica

Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.

La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti.

Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede (Cf. Gal 3,7), sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili (Cf. Rm 11,17-24.). La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso (Cf. Ef 2,14-16). Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua razza: « ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine.

Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo.

Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata (Cf. Lc 19,44.); gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione (Cf. Rm 11,28.). Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento (Cf. Rm 11,28-29; CONC. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen Gentium: AAS 57 (1965), p. 20 [pag. 151ss]). Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e «lo serviranno sotto uno stesso giogo» (Sof 3,9) (Cf. Is 66,23; Sal 64,4; Rm 11,11-32).

Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo.

E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo (Cf. Gv 19,6.), tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo.

E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo.

La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque. In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell'amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia.

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Ho messo in evidenza alcuni passi, per mostrare che:

1) L'ebraismo conosce già e adora già il vero Dio, che il Dio d'Israele. Quindi - dal punto di vista teologico - chi già crede nel Dio di Mose e accoglie le Scritture del Primo Testamento non ha tecnicamente bisogno di convertirsi. Qui non si intende questo termine nell'accezione morale, ma nel senso di passare dalla non-fede (o dall'idolatria) al riconoscimento di Dio.
L'ebreo osservate, come San Paolo mostra con la sua vita, non ha bisogno di questa conversione. E noi cristiani provenienti dalle genti, cioè di ascendenza pagana, dobbiamo riconoscere che Dio si è scelto il popolo di Israele e ad esso ha deciso di rivelarsi: questo è vero da Mosè fino a Gesù compreso. Da Israele e dall'ebreo Gesù e dagli apostoli (tutti ebrei) tutti i popoli hanno imparato ad adorare il Vero Dio.

2) Agli ebrei e a tutti gli altri popoli Dio ha voluto rivelare in Gesù il Messia promesso. Egli è l'incarnazione stessa di Dio, il Redentore, colui che riscatta non solo il suo popolo (prima di tutto il suo popolo) ma anche ogni altro uomo. Questa definitiva rivelazione è stata annunciata prima di tutto agli israeliti, che sono e rimangono i primi destinatari dell'annuncio evangelico. Su questo non può esserci alcun dubbio. Che anche gli ebrei, quindi, come tutti gli uomini di questo mondo, siano chiamati da Dio a riconoscerlo in Gesù Cristo, non può essere messo in discussione da nessun cristiano.

3) Nel Nuovo Testamento, soprattutto negli Atti degli Apostoli, è evidente come il problema della prima Chiesa apostolica era se si doveva annunciare il vangelo ai pagani, non se si doveva farlo nei confronti degli ebrei. Era e rimane ovvio che essi sono i primi destinatari dell'annuncio di Gesù Cristo, Messia e Figlio di Dio. Nel vangelo di Matteo (10,5.-6) troviamo addiritura questa formulazione del primo mandato missionario: «Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: "Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele».

4) Non è, dunque, corretto pensare o attribuire al Card. Bagnasco l'idea che egli non voglia che gli ebrei riconoscano in Gesù il vero Dio al quale sono da sempre rivolti (= convertiti).

5) La nota precisa che non sarebbe intenzione della Chiesa "operare attivamente" per la conversione degli ebrei. Questa frase è evidentemente di natura politica: si intende rassicure gli ebrei che nessuna opera di coercizione nei loro confronti può essere tollerata (come purtroppo è accaduto in passato) da parte dei cristiani. Non possono essere oggetto di attività proselitistica come pagani da ricondurre al vero Dio, ma non si intende che non si preghi e non si continui ad esporre loro (come la Chiesa fa con tutti gli uomini indistintamente) l'appello di Gesù Cristo. Sarebbe ridicolo chi solo lo pensasse!
Papa Benedetto, nel ritoccare la preghiera per gli ebrei inserita nel Messale del Beato Giovanni XXIII così la formula: «Il Signore illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini».
Se Cristo è il Salvatore di TUTTI gli uomini, lo è innazitutto dei suoi fratelli secondo la carne, cioè dei discendenti di Abramo, i quali devono essere liberi di riconoscerlo e aderire a lui, senza essere fatti oggetto di discriminazione o di pressioni indebite.

6) Chi estrapolasse dalle parole di Bagnasco la teoria per cui gli ebrei - secondo la teologia cristiana - non avrebbero bisogno della Salvezza operata da Cristo, di cui invece hanno bisogno tutti gli altri uomini per salvarsi, sarebbe ovviamente e completamente fuori strada. Come lo sarebbe chi interpretasse la frase del Cardinale come invito a non accogliere nella chiesa chiunque, ebreo o proveniente dalle nazioni, chiedesse di essere battezzato dopo aver creduto in Cristo. Lo ribadisco, la Chiesa non vuole convertire gli ebrei perchè essi, a differenza di tutti gli altri uomini, sono già nell'alleanza con Dio per la benevolenza di Dio manifestata ad Abramo e alla sua discendenza. Ma la Chiesa, che è il popolo di Dio composto di uomini e donne provenienti dall'ebraismo e dal paganesimo, aspetta sempre e prega per il ritorno di tutti gli Israeliti, perchè possano riconoscere Gesù come Messia e riprendere il posto d'onore che ad essi compete nell'universale assemblea dei Credenti.

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Ho affrontato da altre angolazioni la stessa questione in alcuni post del passato:


2 commenti:

Caterina63 ha detto...

Approfondimento eccellente che condivido in totos e che riporterò nel forum Difendere la vera fede con collegamento....grazie ^__^

Anonimo ha detto...

Grazie per l'analisi.

Antonio

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