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sabato 12 dicembre 2009

Preghiere (in)fedelmente tradotte: cosa dice la colletta della III domenica d'Avvento

Eccoci di nuovo, cari ascoltatori, alla nostra rubrica sulla fedeltà della traduzione in Italiano dell'attuale Messale Romano II edizione. Affrontiamo oggi la III domenica di Avvento, la famosa domenica Gaudete (che si chiama così, come tutti sanno, dall'introito di questa domenica [Fil 4,4.5], cioè dal "canto di inizio", le cui parole in latino sono: Gaudéte in Dómino semper: íterum dico, gaudéte. Dóminus enim prope est, e in italiano dovrebbero essere cantate così: Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino. Naturalmente in chiesa sentirete tutto tranne queste parole, che saranno sostituite da un altro canto adatto!?!).
Comunque sia, andiamo a vedere cosa è successo alla colletta. Essa è stata mutata rispetto alla colletta che troviamo nel Messale di San Pio V (1962), colletta che non si fa rimpiangere. Dice così: Aurem tuam quaesumus Domine precibus nostris accommoda et mentis nostrae tenebras gratia tuae visitationis illustra. O Signore, Te ne preghiamo, porgi benigno ascolto alle nostre preghiere e illumina le tenebre della nostra mente con la grazia della tua venuta.
Non granchè, come colletta della terza domenica di avvento.
Purtoppo però la colletta della messa del 1970 in latino ha poco a che fare con quella che sentirete pronunciare dal sacerdote in italiano. Infatti nel Messale nostrano abbiamo una libera epurazione (altro che traduzione!) di quello che si trova nell'originale latino.

Colletta (versione CEI):
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore,
e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Originale latino:
Deus, qui cónspicis pópulum tuum nativitátis domínicæ festivitátem fidéliter exspectáre,
præsta, quæsumus, ut valeámus ad tantæ salútis gáudia perveníre,
et ea votis sollémnibus álacri semper lætítia celebráre.
Per Dóminum..


Traduzione letterale:
O Dio, che guardi il tuo popolo mentre attende con fede la festa della nascita del Signore,
concedici, ti preghiamo, di poter giungere alla gioia di una salvezza così grande
e di poterla celebrare sempre con solenni preghiere in operosa letizia.

La fonte è il ravennate Rotulus 25 (del V-VI sec.) che riporta questa preghiera per l'avvento (anche se è incerto se sia una colletta per la domenica):
Deus, qui conspicis populum tuum incarnationem dominicam fideliter exspectare, praesta, quaesumus, ut valeamus ad tantae salutis gaudia pervenire, et ea votis sollemnibus alacri semper laetitia celebrare.

Incarnationem è stato sostituito da nativitátis domínicæ festivitátem, evidentemente perchè, pensando in modo moderno, non si può aspettare ciò che è già successo, cioè l'incarnazione, ma si può attendere una festa che la ricordi. Probabilmente l'idea di aspettare l'incarnazione del Signore era una proposizione misterica nella linea del memoriale biblico, che rende contemporaneo ai presenti il fatto accaduto nel passato. Ma non perdiamoci e torniamo alla nostra traduzione.

Alcuni commenti sulla versione CEI a confronto con l'originale:
1) Sostituisce, come al solito, Dio con Padre.
2) Invita il Padre a guardare il popolo: qui abbiamo uno stridore di metafore. Il Padre guarderà i suoi figli, mentre è il Dio biblico che ha un popolo da guardare (Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio, è la formula dell'alleanza!).
3) L'originale latino afferma che Dio sta già guardando il popolo, non glielo chiede! La traduzione fa diventare la parte anamnetica della preghiera una richiesta.
4) La traduzione chiede a Dio che ci faccia giungere a celebrare con rinnovata esultanza il mistero della salvezza, invece di chiedergli di farci giungere alla gioia della salvezza tanto grande che è stata inaugurata dalla nascita del Signore. La colletta in latino chiede, prima di tutto, la salvezza che è la vera gioia, non solo di celebrarla. Chiede la realtà, non il ricordo!
5) Solo dopo aver chiesto di giungere alla meta (cioè la gioia della salvezza) si chiede anche il mezzo, cioè di poter celebrare questa gioiosa festività, che ci parla della nascita di Cristo che porta la salvezza, attraverso votis sollemnibus, cioè con "solenni preghiere" oppure "riti solenni", ma anche con alacri laetitia, che si può tradurre con gioia vivace, pronta letizia, o anche, e a me parrebbe significativo, con operosa letizia, cioè con una gioia che si dà da fare. Interessante che nella colletta CEI sia rimasta la rinnovata esultanza, ma siano sparite le solenni preghiere, molto interessante questa significativa censura...

Mi piacerebbe, infine, parafrasare la preghiera così: Signore aiutaci a prepararci alla gioia della salvezza eterna, che ci ha portato la tua incarnazione e nascita in questo mondo, e donaci di poterla celebrare coltivando l'amore verso Dio con la preghiera e la liturgia  che ci fa sperimentare la gioia attiva nell'amore verso il prossimo. Un tantino forzata nel finale, ma mi pare spiritualmente utile, in linea tra l'altro, con il messaggio di conversione proposto da Giovanni Battista in questo tempo liturgico.


Una critica costruttiva: La celebrazione è un mezzo per giungere ad un fine, è l'anticipo in questo tempo della gioia futura senza tempo. E' davvero incredibile che la preghiera in italiano abbia trasformato il mezzo in fine, accontentandosi di chiedere a Dio un po' di gioia per fare una bella festa di Natale!
E allora torna la solita domanda: Qualcuno mi sa dire quando avremo la traduzione della Terza Edizione del Missale Romanum in Italiano, preparata secondo le richieste dell'Istruzione Liturgiam authenticam?(la trovate qui in inglese, qui in francese e qui in latino, ma non esiste in italiano)
Perchè nessuno risponde?

7 commenti:

Emanuele ha detto...

Gentile fra A. R., non capisco perché trovi così povera la colletta del Messale di San Pio V. In essa si fa esplicito riferimento alla nostra inadeguatezza ("mentis nostrae tenebras") conseguenza del peccato originale, peccato che ha reso necessaria la venuta del Redentore. Tale riferimento le rende, a mio parere, migliore della colletta del Messale di Paolo VI (mi riferisco alla traduzione letterale della preghiera, che lei ha gentilmente fornito, e per la quale la ringrazio).

fr. A.R. ha detto...

Non ho detto che è povera, ho espresso il fatto che come preghiera per la III domenica di avvento non menziona esplicitamente nè gaudio, nè letizia, elementi che nella preghiera "nuova" (in realtà più antica) sono messi in rilievo. La colletta precedente è rivolta direttamente a Cristo (come si evince anche dal Qui vivis... finale); l'immagine di fondo è invece quella del Dio dell'esodo che ascolta le suppliche del suo popolo schiavo in Egitto (Cf. Es 2,24-25). Si insiste più sulla richiesta di liberazione dalle tenebre del peccato che non sulla gioia della salvezza che sta davanti, come meta.
Non è assolutamente una questione di teologia, ma di prospettiva e di accentuazione: nella terza domenica di Avvento mi pare più indicata come lessico impiegato la colletta antica rimessa in uso.

Emanuele ha detto...

La ringrazio per la risposta, ora ho compreso meglio le sue ragioni. Anch'io mi chiedo come mai, a distanza di quasi otto anni dalla promulgazione della III editio typica del Missale Romanum, la CEI non abbia ancora dato alle stampe la versione in lingua italiana. In ogni caso, speriamo di avere un giorno traduzioni più fedeli ai testi originali. Le auguro una buona domenica.

Cristiano ha detto...

Non so, caro padre, se la sua sia una domanda retorica... certo è che il 2009 pareva essere l'anno buono per l'arrivo della traduzione, ma oramai si è concluso senza grandi novità. Forse il 2010 avremo novità, ma non ci sono grandi elementi per dirlo. La Cei tace. Nel marzo 2008 era stata ufficialmente completata una "prima parte" di traduzione. A settembre 2008 le ultime conferme ufficiali di una "speciale attenzione" alla "traduzione italiana" (notizie tratte dal sito della Cei).
Una domanda, infine: da dove trae le notizie sulla "genesi" delle nuove collette? Voglio dire: dove si può sapere l'origine delle collette (Sacramentari altomedievali, etc.)?

fr. A.R. ha detto...

Le notizie le traggo da studi di vario genere, sia in italiano che in inglese. Certo rimangono fondamentali quelli di Cuthbert Johnson e Anthony Ward che hanno raccolto e pubblicato molto sui Fontes liturgici del Messale Romano II edizione. Nell'86 è uscito un loro voluminosissimo libro con la Libreria Editrice Vaticana.

lycopodium ha detto...

Per le ragioni che ho già esposto più volte, attinenti alla progressiva e mai smentita attenuazione della terminologia sacrificale (soprattutto nelle formule consacratorie e nellle preghiere eucaristiche: vedasi il testo di padre Sorci, pubblicato anche su Rinascimento Sacro) io preferisco che la nuova traduzione non ci sia mai!
Ovvio che, se ci fosse fra' A.R. a revisionarle, molto cambierebbe.
Intanto, visto che ci avviciniamo al Natale del Signore, le ricordo la discutibile traduzione della Super Oblata della Messa del giorno.
Grazie per il suo sito, ogni giorno più bello.

Anonimo ha detto...

Un "post" eccellente, che mostra come spesso la vera questione non è la "querelle" tra il messale di s. Pio X e il messale di Paolo VI (che in questo caso mi sembra decisamente più ricco e appropriato), ma semplicemente una questione di cattiva traduzione italiana di quest'ultimo, o peggio ancora di traduzione viziata da pregiudizi di un qualche tipo.
Grazie mille.

Garlyc

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