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giovedì 24 giugno 2010

San Giovanni Battista e il nome delle note

Guido d'Arezzo nella sua Epistola ad Michaelem (1032) descrive il modo di mandare a mente le diverse note:
"Se dunque desideri imprimerti nella mmeoria un suono o un neuma ... devi individuare quel suono o quel neuma all'inizio di un melodia che ti sia notissima ... Come è ad esempio questo canto di cui mi servo per istruire i fanciulli, siano principianti che esperti:

Vedi come questa melodia nelle sue sei sezioni abbia inizio con sei suoni differenti? Così se uno avrà imparato l'inizio di ciascuna sezione, dopo essersi esercitato tanto da saper subito intonare senza esitazione qualsiasi sezione desideri, potrà intonare facilmente quegli stessi sei suoni ovunque li veda, secondo le loro proprietà. (Guido d'Arezzo, Le opere, a cura di Angelo Rusconi, Firenze 2005, p. 137)


Ecco dunque l'inno della Festa di San Giovanni Battista, che dà il nome alle note e permette - nell'intenzione di Guido - di intonare qualunque melodia gregoriana individuando alcune altezze fisse delle note.




Ut queant laxis resonare fibris
mira gestorum famuli tuorum,
solve polluti labii reatum, sancte Iohanmes.
Perché i fedeli sulla lenta lira possano cantare la tue grandi gesta, sciogli la colpa dell'impuro labbro, o San Giovanni.
Nuntius celso veniens Olympo
te patri magnum fore nasciturum,
nomen et vitae seriem gerendae ordine promit.
Un angelo disceso dall'alto Olimpo rivela al padre la tua grande nascita, ed il nome e, per ordine, le gesta della tua vita.
Ille promissi dubius superni
perdidit promptae rnodulos loquelae,
sed reformasti genitus peremptae organa vocis.
Egli dubbioso della promessa divina, perdette l'uso della pronta favella, ma tu nascendo gli ridonasti l'organo della perduta voce.
Ventris obstruso positus cubili
senseras regem thalamo manentem;
hinc parens nati meritis uterque abdita pandit.
Nascosto ancora nel seno della madre, sentisti il Re che giaceva nel talamo; ed ecco ambo le nadri, per merito del figlio, schiudono il pondo ascoso.
Antra deserti teneris sub annis
civium turmas fugiens petisti,
ne levi saltem maculare vitam famine posses.
Dalla tenera età, lasciando i luoghi abitati, ti rifugiasti negli antri del deserto, per non macchiare la tua vita con una sola parola leggera.
Praebuit hirtum tegimen camelus
artubus sacris, strophium bidentes,
cui latex haustum, sociata pastum mella locustis.
Il cammello ti offrì una dura veste al casto fianco, gli agnelli una cintura, a te, cui l'acqua fu bevanda, e furono cibo miele e locuste.
Ceteri tantum cecinere vatum
corde praesago iubar adfuturum,
tu quidem mundi scelus auferentem indice prodis.
Gli altri profeti vaticinarono soltanto presagendo nel cuore la luce ventura; ma tu mostri col dito Colui che toglie la colpa del mondo.
Non fuit vasti spatium per orbis
sanctior quisquam genitus Iohanne,
qui nefas saecli meruit lavantem tingere lymphis.
Non nacque per lo spazio del vasto mondo alcun altro più santo di Giovanni, che meritò lavare coll'acqua Colui che lava i peccati della terra.
O nimis felix meritique celsi,
nesciens labem nivei pudoris,
praepotens martyr eremique cultor, maxime vatum!
O te felice, adorno di alti meriti, che non conosci macchia, al niveo pudore, potente martire, ed anacoreta, massimo dei profeti!
Serta ter denis alios coronant
aucta crementis, duplicata quosdam,
trina centeno cumulata fructu te, sacer, ornant.
Trenta serti coronano alcuni santi, il doppio di questi ne corona altri, ma il triplo ti adorna, aumentato del frutto, con cento corone.
Nunc potens nostri meritis opimis
pectoris duros lapides repelle,
asperum planans iter et reflexos dirige calles,
Perciò, ricco di tanti meriti, sciogli la durezza del nostro cuore di pietra appianando l'aspro cammino; drizza il nostro storto sentiero,
ut pius mundi sator et redemptor
mentibus pulsa livione puris
rite dignetur veniens sacratos ponere gressus.
affinché il Fattore e Redentore del mondo alle anime purificate da macchia di colpa si degni, venendo, guidare, pietoso, i santi passi.
Laudibus cives celebrant superni
te, Deus simplex pariterque trine,
supplices ac nos veniam precamur, parce redemptis.
Te i cittadini del cielo con lodi celebrino, Dio uno e trino, supplici anche noi ti chiediamo perdono: abbi pietà dei redenti.

Questo testo, diviso in varie sezioni, viene cantanto alle diverse ore dell'ufficio divino.

1 commento:

Anonimo ha detto...

lol

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