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lunedì 21 giugno 2010

Dalla piazza alla chiesa: Principi, cantanti e ballerine davanti all'altare di Pietrelcina


Ieri sera su Rai 1 si è ripetuta l'ennesima edizione del programma di intrattenimento (classificato dalla Rai come cultura) in onore di Padre Pio (Una voce per Padre Pio), che ho potuto seguire insieme ad un "grosso superiore" del nostro Ordine che transitava per il convento in cui dimoro. Tale confratello si doleva grandemente pensando alle lettere e telefonate che, all'indomani della trasmissione, avrebbe ricevuto il padre Generale dei Cappuccini, (e non intendeva comunicazioni di rallegramenti...). Al di là delle valutazioni "caritative" (o meglio di fund rising) che giustificano questi programmi spettacolar-religiosi, mi chiedo se sia proprio un omaggio a Padre Pio (o ad altri santi francescani che vengono "onorati" con simili kermesse...) e soprattutto se un santo come Pio da Pietrelcina possa davvero esser contento di principi adulatori e cantanti scollacciate che intonano davanti all'altare della Vergine Maria, per l'occasione illuminato da luci psichedeliche. Il tutto condito da frati che ricordano i fioretti del Santo e sacerdoti in camicia hawaiana che fanno lo spot per i bambini dell'Africa. Hanno visto il programma ben 4.494.000 telespettatori, uno share del 21,08%. Niente male come risultato, anzi un successone.
Finchè questi spettacoli si fanno "in faciem ecclesiae", cioè sulle piazze di fronte alle case di Dio, si può anche chiudere tutti e due gli occhi e le orecchie per il presunto "fin di bene" che agitano. Ma quando, pur a causa di piogge torrenziali a cui nessuno aveva pensato costruendo un palco coperto, gli spettacoli di puro intrattenimento sono trasferiti all'interno delle chiese, proprio nel luogo della celebrazione, allora qualcosa non va. E a niente serve, dopo che i buoi sono entrati in chiesa, dire che si è cambiata "location" all'ultimo momento a causa del maltempo. Forse bastava costruire prima un palco coperto, anche se meno esteticamente attraente....

C'è poi da aggiungere che qualche annetto fa, nel 2004, la Conferenza Episcopale Italiana, nel decennio pastorale dedicato alla comunicazione, aveva pubblicato un valido e voluminoso documento, anzi un direttorio, dal titolo Comunicazione e Missione. Ahimè come tanti documenti non fu molto letto, nè forse preso in mano, neppure da chi ha la telecamera facile. Perciò vi ripropongo solo un breve passaggio tra i più importanti. Esso tratta dei criteri generali per la partecipazione di religiosi e chierici a trasmissioni televisive (o radiofoniche o di altro genere), distinguendo quelle in cui si discute e si interviene "a nome della Chiesa" o su argomenti di "fede e morale" e spettacoli di altro genere:

VII. I MEDIA NELLA MISSIONE DELLA CHIESA
La presenza di chierici e religiosi nei media

Se appare difficile stabilire norme rigide, anche per la varietà delle situazioni e la molteplicità dei media, non possono invece mancare alcuni criteri di discernimento e di prudenza, in conformità con quanto indicato dal Codice di diritto canonico. È necessario che i chierici e i membri di istituti religiosi che partecipano a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattino questioni attinenti la dottrina cattolica o la morale dispongano della licenza, almeno presunta, del proprio Ordinario. Si astengano, comunque, dall’intervenire in programmi di mero intrattenimento e quando la loro presenza può suscitare turbamento o scandalo nei fedeli [146]. Chi interviene abitualmente sulla stampa o partecipa in maniera continuativa a trasmissioni radiofoniche o televisive che illustrano la dottrina cristiana richieda la licenza dell’Ordinario proprio o dell’Ordinario del luogo [147].
Tali criteri normativi si applicano per analogia a tutti i media e alle nuove forme di comunicazione. È, comunque, opportuno che quanti intervengono attraverso i media consultino previamente, a seconda dell’ambito, l’ufficio per le comunicazioni sociali, nazionale o diocesano, che in base alle situazioni potrà offrire ulteriori elementi per una valutazione ponderata e saggia. Sono, in ogni caso, da evitare interventi e presenze che, per la loro collocazione e per le modalità espressive, possano essere tacciati di superficialità o di futilità.

146 Cf Codice di Diritto Canonico, can. 831 § 2.
147 Cf Codice di Diritto Canonic, can. 772 § 1

Interessante l'ultima frase, non trovate? Collocazione e modalità espressive... Non so quanto l'alleanza Chiesa-televisione-spettacolo sia utile oggigiorno alla causa del Vangelo, soprattutto se in contemporanea a certe trasmissioni tutti i TG rilanciano le forti parole del Papa:
"Il sacerdozio, non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale"... "Chi aspira al sacerdozio  per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero"... "Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo sarà sempre schiavo di se stesso e dell'opinione pubblica. Per essere considerato, dovrà adulare; dovrà dire quello che piace alla gente; dovrà adattarsi al mutare delle mode e delle opinioni e, così, si priverà del rapporto vitale con la verità, riducendosi a condannare domani quel che avrà lodato oggi".

3 commenti:

Francesco Colafemmina ha detto...

Caro Padre,

grazie per questo splendido post! Vorrei scriverne qualcosa su Fides et Forma, ma sono francamente stufo di tutti questi nani e ballerine all'ombra di San Pio...

Vorrei però aggiungere un particolare:

L'associazione onlus Una Voce per Padre Pio si proclama "multiconfessionale" e specifica che "non è legata ad alcuna religione".

Come possono i Frati Cappuccini di Pietrelcina ospitare queste operazioni commerciali in nome di San Pio?

Anonimo ha detto...

C'è poco da dire. Sono d'accordo.

Garsel

Anonimo ha detto...

grazie caro P. Alessandro..ma forse si è perso quanto è successo qualche sera fa al Santuario della Madonna di Pompei in un momento più o meno analogo, se non addirittura più brutto!! ..nella casa di Maria!!!. Cose da rabbrividire! cordiali saluti. Gennnaro

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