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venerdì 24 settembre 2010

Domani: la prima beata teenager italiana. Chiara Badano 1971-1990.

Se ne sente parlare troppo poco nei canali online, eppure sabato 25 settembre (a Roma, al santuario del Divino Amore) verrà beatificata una ragazza diciottenne di Sassello, volata in cielo nel 1990 e che ha lasciato in terra una scia luminosa come il suo nome: Chiara Luce. Ad appena 20 anni dalla sua morte si è concluso e positivamente il processo (aperto nel 1999 chiuso nel 2009), sia nella fase diocesana che romana, tra l'altro con la conferma di un miracolo impressionante (clicca qui per leggerne il racconto).
Chiara, appartenente al movimento dei Focolari è la prima tra i membri del movimento ad essere elevata alla gloria degli altari.
Per conoscere meglio la storia semplice e folgorante di questa giovanissima beata, vi segnalo il sito ufficiale: www.chiaralucebadano.it

Anche SantieBeati.it offre una scheda sulla beatificanda Chiara Luce Badano:

Savona, 29 ottobre 1971 – Sassello, Savona, 7 ottobre 1990
Visse a Sassello con il padre Ruggero, camionista, e la madre Maria Teresa, casalinga. Volitiva, tenace, altruista, di lineamenti fini, snella, grandi occhi limpidi, sorriso aperto, ama la neve e il mare, pratica molti sport. Ha un debole per le persone anziane che copre di attenzioni. A nove anni conosce i ‘Focolarini’ di Chiara Lubich ed entra a fare parte dei ‘Gen’. Dai suoi quaderni traspare la gioia e lo stupore nello scoprire la vita. Terminate le medie a Sassello si trasferisce a Savona dove frequenta il liceo classico.
 A sedici anni, durante una partita a tennis, avverte i primi lancinanti dolori ad una spalla: callo osseo la prima diagnosi, osteosarcoma dopo analisi più approfondite. Inutili interventi alla spina dorsale, chemioterapia, spasmi, paralisi alle gambe. Rifiuta la morfina che le toglierebbe lucidità. Si informa di tutto, non perde mai il suo abituale sorriso. Alcuni medici, non praticanti, si riavvicinano a Dio. La sua cameretta, in ospedale prima e a casa poi, diventa una piccola chiesa, luogo di incontro e di apostolato: "L’importante è fare la volontà di Dio...è stare al suo gioco...Un altro mondo mi attende...Mi sento avvolta in uno splendido disegno che, a poco a poco, mi si svela...Mi piaceva tanto andare in bicicletta e Dio mi ha tolto le gambe, ma mi ha dato le ali..." Chiara Lubich, che la seguirà da vicino, durante tutta la malattia, in un’affettuosa lettera le pone il soprannone di ‘Luce’. Mons. Livio Maritano, vescovo dicocesano, così la ricorda: "...Si sentiva in lei la presenza dello Spirito Santo che la rendeva capace di imprimere nelle persone che l’avvicinavano il suo modo di amare Dio e gli uomini. Ha regalato a tutti noi un’esperienza religiosa molto rara ed eccezionale". Negli ultimi giorni, Chiara non riesce quasi più a parlare, ma vuole prepararsi all’incontro con ‘lo Sposo’ e si sceglie l’abito bianco, molto semplice, con una fascia rosa. Lo fa indossare alla sua migliore amica per vedere come le starà. Spiega anche alla mamma come dovrà essere pettinata e con quali fiori dovrà essere addobbata la chiesa; suggerissce i canti e le letture della Messa. Vuole che il rito sia una festa. Le ultime sue parole: "Mamma sii felice, perché io lo sono. Ciao!". Muore all’alba del 7 ottobre 1990. E’ “venerabile” dal 3 luglio 2008.
leggi l'intera scheda

I genitori di Chiara parlano di lei nel programma A Sua immagine:

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