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giovedì 11 agosto 2011

Lo scandaloso "privilegio capovolto" della Madre Santa Chiara

Chiara d'Assisi, di cui oggi ricorre la festa, chiese ed ottenne da Papa Gregorio IX, tre anni dopo la morte di San Francesco, un privilegio che nessuno aveva mai osato chiedere. Di solito il papa (ieri come oggi) si sentiva domandare conferme di possedimenti, benefici ecclesiastici da sfruttare, terreni della chiesa da aggiungere ai beni di un monastero, profitti e proventi e cose del genere. Figuratevi lo stupore di Gregorio (che comunque già ben conosceva l'originalità e la radicalità francescane), nel sentirsi chiedere una bolla papale per avere in perpetuo il privilegio di non possedere nulla!
In questo, infatti, consiste il "Privilegio della Povertà" che la Madre Chiara volle per sé e per le sue figlie, perché potessero vivere - anche se recluse - lo stesso ideale di Francesco, il poverello d'Assisi. In questo modo Chiara si differenziava definitivamente da ogni altra forma di vita religiosa femminile del suo tempo. Le monache di ogni spiritualità, pur vivendo in clausura e in povertà personale, avevano ampi possessi come monastero. Una vita garantita dalla rendita fondiaria. Chiara, fedele a Francesco, vuol vivere del lavoro delle sue mani e della carità del prossimo. E così riuscirà a fare, spuntandola su giuristi e canonisti preoccupati più delle cose di questo mondo che della Provvidenza.
Ecco il testo:

Bolla "Privilegio della povertà"

Gregorio Vescovo, servo dei servi di Dio, alle dilette figlie in Cristo Chiara e alle altre ancelle di Cristo, viventi in comune presso la chiesa di San Damiano, nella diocesi di Assisi, salute e apostolica benedizione.

È noto che, volendo voi dedicarvi unicamente al Signore, avete rinunciato alla brama di beni terreni. Perciò, venduto tutto e distribuitolo ai poveri, vi proponete di non avere possessioni di sorta, seguendo in tutto le orme di colui che per noi si è fatto povero, e via e verità e vita (cfr. Mt. 19,21). Né, in questo proposito, vi spaventa la privazione di tante cose: perché la sinistra dello sposo celeste è sotto il vostro capo, per sorreggere la debolezza del vostro corpo, che con carità bene ordinata avete assoggettato alla legge dello spirito.

E infine, colui che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo, non vi farà mancare né il vitto né il vestito, finché nella vita eterna passerà davanti a voi e vi somministrerà se stesso, quando cioè la sua destra vi abbraccerà con gioia più grande, nella pienezza della sua visione (Ct 2,6).

Secondo la vostra supplica, quindi, confermiamo col beneplacito apostolico, il vostro proposito di altissima povertà, concedendovi con l’autorità della presente lettera che nessuno vi possa costringere a ricevere possessioni.

Pertanto a nessuno, assolutamente, sia lecito invalidare questa scrittura della nostra concessione od opporvisi temerariamente. Se qualcuno poi presumesse di attentarlo, sappia che incorrerà nell’ira di Dio onnipotente e dei beati apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Perugia il 17 settembre, anno secondo (1228) del Nostro Pontificato.

La bolla del Privilegio conservata ad Assisi

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