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venerdì 27 aprile 2012

Canti non appropriati in occasione dei funerali? La parola ai vescovi italiani

Alcune email mi sollecitavano a "dire la mia" a proposito di canzoni di cantautori contemporanei suonate o comunque eseguite in occasione di recenti funerali. Non penso sia minimamente importante il mio parere personale, né rilevante. Come non lo è - in questo campo - quello del direttore di Avvenire, il quale può d'altronde avere i suoi legittimi gusti musicali. Ma certo è da tenere in considerazione ciò che i vescovi italiani hanno voluto nella recentissima revisione del Rito delle Esequie. I nostri vescovi, previdenti, buoni conoscitori dell'italiana indisciplina, dopo le Premesse generali (che normano il rito per la chiesa intera), hanno approvato e inserito alcune "Precisazioni" che valgono per il nostro Bel Paese. Al num. 6 (pag. 30 del rituale del 2012) troviamo scritto così, a proposito del "commiato" che può seguire la liturgia esequiale:
...Si eviti il ricorso a testi o immagini registrati, come pure l'esecuzione di canti o musiche estranei alla liturgia.
Mi pare chiaro e non c'è bisogno di aggiungere altro, basta leggere quello che con tanta fatica i nostri vescovi discutono e approvano. Non c'è spazio per le polemiche e le palizzate. Se i preti, senza curarsi del volere dei loro vescovi, continuano a ritenersi padroni della liturgia, almeno non prendiamocela con i legittimi pastori che cercano - come possono - addirittura di ricordare gentilmente le ovvietà sopra esposte: cioè di non fare, ad esempio, Power Point con le foto migliori del defunto, non tappezzare la chiesa di cartelloni che salutano e inneggiano allo scomparso, non portarsi all'interno della chiesa maxi-stereo con i CD preferiti dal caro estinto... Tutto questo, in sè,  non è affatto male, sia chiaro. Ci vuole anche l'umano e tenero ricordo. Ma, per favore, non all'altare, non dall'ambone (anche questo ricordano i vescovi: di non usare l'ambone della Chiesa per le eulogie funebri e di non trasformare le preghiere dei fedeli in parole di saluto rivolte al morto invece che a Dio). Per ogni cosa c'è il suo momento,..., diceva già l'antico Qohelet (3,1).

Il semplice fatto che si polemizzi su queste cose fa capire che forse non basta preparare una nuova traduzione dei testi, se poi non la si presenta al clero e ai laici e si evita di sobbarcarsi le necessarie conferenze formative per i sacerdoti per far penetrare il vero senso delle "novità". 

1 commento:

sergio ha detto...

Con preti e vescovi del genere che conosciamo come pretendere che i fedeli non usino delle cose che conoscono e che hanno sottomano,quelle quotidiane? Ha visto cosa si lascia sulle tombe? Non fiori o lumini,ma sigarette o le barrette di cioccolata preferita dal defunto. Mi fa orrore,sembra di essere tornati al paganesimo antico con offerte di vino,latte,pane sulla tomba, però capisco le buone intenzioni e comprendo l'ignoranza totale in cui crescono i giovani. . . e i vecchi. E i preti di cui sopra non c'entrano niente?

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