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giovedì 26 luglio 2012

"Per voi e per molti" o "per la moltitudine", ma non: "per tutti". I biblisti stanno con Benedetto


Come mostra bene l'articolo di Magister che qui vi linko, sempre più anche studiosi italiani di cose bibliche e liturgiche scendono in campo per supportare la traduzione più letterale delle parole della consacrazione del calice, dove si trova il controverso "pro multis" di cui abbiamo già più volte parlato qui e pur qui.
La notizia confortante è che, nonostante più d'uno di tali studiosi non concordi in parecchi dettagli con le analisi di Papa Benedetto e con le sue personali posizioni esegetiche, sulla questione del "pro multis" invece hanno una medesima prospettiva: non "per tutti", ma piuttosto "per la moltitudine", "per una moltitudine" o - al limite - "per molti".
Personalmente io preferirei la dizione al plurale "per le moltitudini", perché innanzitutto suona meglio in italiano ed ha già reminiscenze bibliche nella traduzione CEI (inoltre multis è già plurale, e "moltitudini" è percepito come ancora più ampio che "una moltitudine").

Espresso Chiesa riporta i riassunti e i collegamenti agli articoli interi dei professori Silvio Barbaglia e Francesco Pieri, che partendo da punti diversi arrivano grossomodo alle stesse conclusioni.
Speriamo che anche il testo che troveremo nel futuro Messale III edizione, dopo la recognitio vaticana, risponda ai desiderata del Papa e ai consigli informati degli studiosi e degli episcopati di mezzo mondo (inglesi, francesi, tedeschi e spagnoli sono tutti sul lato della traduzione letterale), nonostante il parere non proprio favorevole dei nostri vescovi, un po' preoccupati di dover spiegare al popolo la "novità" (che novità non è....).
Qui, dunque, potete leggere l'articolo di Francesco Pieri, sacerdote della diocesi di Bologna e docente di liturgia, di greco biblico e di storia della Chiesa antica, pubblicato dalla rivista "Il Regno", e quello di Silvio Barbaglia, sacerdote della diocesi di Novara e docente di esegesi dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Il riassunto di Magister lo riassumo ulteriormente qui sotto:
"Per una moltitudine". Sulla traduzione delle parole eucaristichePieri critica Benedetto XVI là dove egli sostiene – nella lettera ai vescovi tedeschi ma anche nel secondo volume del suo "Gesù di Nazaret" – sia che non c'è più consenso esegetico sulla interpretazione di 'molti' come semitismo che equivale a 'tutti', sia che l'eucaristia ha un differente raggio d'azione rispetto alla morte in croce di Gesù. Secondo il papa, infatti, "la portata del sacramento è più limitata; esso raggiunge molti, ma non tutti". Raggiunge cioè la concreta comunità celebrante ("per voi") e la Chiesa nel suo insieme ("per molti"). La Chiesa che a sua volta è chiamata a essere luce e lievito di salvezza "per tutti".
Commenta Pieri:
"L'interpretazione proposta non manca di suggestione, ma solleva al tempo stesso alcune forti riserve. Prima fra tutte quella di separare eccessivamente, restringendolo, il rito eucaristico dalla morte redentrice".
Al momento però di trarre le conclusioni, Pieri si ritrova vicino a quelle sostenute da Benedetto XVI.
Pieri mostra di condividere l'esegesi della parola ebraica "rabbim" fatta da Albert Vanhoye, l'insigne biblista che Benedetto XVI ha fatto cardinale, secondo cui essa significa semplicemente "un grande numero", senza specificare se esso corrisponde o no alla totalità.
E così prosegue:
"Nel caso del 'pro multis' riteniamo che esista una soluzione per avvicinarsi alla lettera della formula senza tradirne il senso. Essa è rappresentata dalla felicissima traduzione del messale francese, 'pour la multitude', che sarebbe senza difficoltà adottabile in italiano e probabilmente anche nelle altre lingue romanze: 'per la moltitudine' o se si preferisce 'per una moltitudine'. Una tale traduzione, più vicina alla lettera del messale romano di quella attualmente in uso, aiuterebbe a dischiudere a un maggior numero di fedeli il cuore stesso di quella preghiera eucaristica, con la quale per oltre un millennio e mezzo l'Occidente ha celebrato la messa, professando la propria fede e alimentando la propria devozione". 
*
Per un'altra via, anche l'altro studioso intervenuto sul tema, Silvio Barbaglia, arriva a una proposta simile a quella di Pieri.
Barbaglia ha pubblicato il suo intervento sulla rivista "Fides et Ratio" dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Romano Guardini" di Taranto.
Confessa di essere partito dall’intenzione di mostrare la maggiore plausibilità della versione "per voi e per tutti", ma di aver rovesciato radicalmente tale suo "pregiudizio" nel corso della ricerca.
Barbaglia mostra come "l’aggettivo 'molti' porti in sé una natura 'in-definita', funzionale ad aprire in termini universali 'ex parte Dei' la destinazione del dono salvifico".
E così conclude:
"Se le parole della consacrazione sul calice affermano che la destinazione della nuova ed eterna alleanza nel suo sangue è rivolta contestualmente ai commensali della celebrazione ('per voi') e universalmente a molti altri ('per molti') la cui identità non ci è data a conoscere perché solo Dio la conosce, credo che l’espressione letterale più corretta che renda il senso innovativo dato dalla redazione liturgica sia: 'per voi e per moltitudini'.
"Ma l’espressione 'pro multis' potrebbe anche essere resa con due termini invece di uno: attraverso un sostantivo che esprima l’idea della moltitudine, accompagnato da un aggettivo che ne sottolinei la dimensione 'in-definita'. L’aggettivo della lingua italiana – proveniente dalla lingua latina – che meglio esprime tutto ciò è 'immenso', che significa 'senza misura': esattamente la dimensione di ciò che non è delimitato o definito.
"L’esito dell’analisi qui condotta sarebbe dunque il seguente: 'Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per moltitudini immense, in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me'".

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ricordo benissimo le discussioni sul pro multis avvenute una trentina d'anni fa o giù di lì. Tutti i mezzi d'informazione ha spiegarci che no, non significava per molti ma per le moltitudini, cioè per tutti. Ora ,contrordine ,compagni, bisogna leggere diversamente. Che pena, che pena queste giravolte continue a seconda del clima culturale dell'epoca. Neanche i messaggi provenienti da Mosca ai partiti fratelli era capace evitano

Gino ha detto...

Due osservazioni molto terra terra:
1. La nuova traduzione CEI traduce "per molti" in più passi;

2. nell'italiano corrente è molto infrequente, soprattutto nel linguaggio quotidiano, utilizzare la parola "moltidudine" richiederebbe un'ulteriore ermeneutica...

Sarei propenso a lasciare "per molti" traducendo letteralmente dal greco e dal latino

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