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domenica 5 agosto 2012

Al Duomo di Milano si pratica la libera intercomunione? Ovvero: basta essere battezzati per ricevere la comunione?

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Un noto sito tradizionalista scuote la testa per l'assolutamente legittima opzione (piaccia o non piaccia) di ricevere la comunione sulla mano, e per l'altrettanto necessaria catechesi esposta su un cartello al Duomo di Milano (perché  si sa bene, purtroppo, quanti abusi crea questo modo "legittimo" di ricevere la comunione in mano, e quanto pochi siano quelli che conoscono i gesti corretti, anche tra religiose e religiosi.....!). 
Comunque sia, dobbiamo rallegrarci che una chiesa tanto frequentata come la cattedrale di Milano cerchi, anche con appositi avvisi in italiano, di educare i frequentatori a ricevere il Corpo di Cristo in maniera decorosa, anche chi voglia farlo con quello che viene più o meno descritto "metodo antico" (non si capisce perché poi la Chiesa avrebbe dovuto introdurre un "metodo nuovo", se non perché quello antico dava adito a troppi problemi.... Di solito il nuovo non è forse meglio del vecchio?).
E sorvoliamo pure, mentre apprezziamo il tentativo, sulla pappardella storica: a Frascati, con un paio di disegnini, sono molto più chiari... Vedi la prima facciata del pieghevole qui sotto:
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QUELLO CHE INVECE MI COLPISCE - e che il noto sito tradizionalista non ha, con mio stupore, rilevato - è invece la righetta e mezza in inglese, scritta in calce al cartello in italiano (alquanto buffo impaginare in quel modo, pensando che qualcuno arrivi a leggerla...). Sono davvero colpito da questa frase per l'imprecisione teologica che manifesta e per l'errore pastorale che favorisce. Sono altrettanto sicuro che verrà corretta nel giro di poco tempo, perché la dicitura ambigua è senz'altro involontaria. Sta scritto così:
Please, if you are not baptized, don't join people who line to approach the Altar and receive the Holy Communion.
Traduco: Per favore, se non sei battezzato, non metterti in fila con quanti si avvicinano all'altare a ricevere la Santa Comunione.
A prima vista sembra un avviso opportuno. Chi dimora e lavora come sacerdote in affollati santuari o chiese visitate dai turisti sa per esperienza che persone di varie religioni e provenienze, a volte, si mettono in fila tra i comunicandi, per poi arrivare davanti al prete che distribuisce il Corpo di Cristo senza sapere che cosa fare, con il rischio - per il ministro poco avveduto - di somministrare la comunione a chi cristiano non è.
Ma il caso dei non cristiani alla comunione è, grazie a Dio, quanto mai raro.
Il vero problema pastorale è piuttosto costituito dagli ortodossi (soprattutto le ortodosse) e dai protestanti. In particolare per questi ultimi la libera intercomunione è prassi normale nelle loro comunità cristiane, e non sentono nessuna remora a "prendere la cialda" in qualunque chiesa. Gli ortodossi invece ignorano spessissimo le dure sanzioni che le loro Chiese di provenienza riservano a chi accede alla comunione nella Chiesa cattolica (se ne accorgono quando vanno a confessarsi dai loro mininistri).

Bisogna dirlo a chiare lettere: NON BASTA IL BATTESIMO per poter accostarsi alla comunione in una Chiesa cattolica, anche ambrosiana (non basta nemmeno ai cattolici - pensiamo al caso di situazioni di matrimoni irregolari: eppure sono battezzati!). Per questo la frase riportata nel duomo di Milano dice solo una parte della verità, e rischia di trarre in errore molta più gente di quanta ne salvi.
Certo che è cosa buona avvertire musulmani e induisti a non avvicinarsi all'altare al momento della distribuzione delle sacre specie, ma bisognerebbe pur rendersi conto che altri possano leggere in certe formulazioni un permesso esplicito a fare la comunione senza tanti problemi.
Infatti, un buon presbiteriano scozzese legge il cartello e pensa: "Io sono battezzato, allora qui mi danno la comunione". Un semplice fedele battista americano penserà lo stesso. E così il calvinista di Ginevra o l'appartenente a qualche "chiesa" africana pentecostale e schiere di anglicani di ogni obbedienza. Tutti sono battezzati, e allora? Basta questo per accedere alla comunione? No. Ma come spesso accade si scambia ciò che è eccezionale, di emergenza, con qualcosa che - per quieto vivere detto "irenismo" - si può praticare sempre e comune. Così esplicita invece il num 129 del Direttorio per l'applicazione dei principi e le norme sull'ecumenismo:
...la Chiesa cattolica, in linea di principio, ammette alla comunione eucaristica e ai sacramenti della penitenza e della unzione degli infermi esclusivamente coloro che sono nella sua unità di fede, di culto e di vita ecclesiale. ... essa riconosce anche che, in certe circostanze, in via eccezionale e a determinate condizioni, l'ammissione a questi sacramenti può essere autorizzata e perfino raccomandata a cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali.
Il cartello deve essere corretto, dicendo come minimo: IF YOU ARE NOT A MEMBER OF THE CATHOLIC CHURCH, cioè "se non sei cattolico". E questo è il meno. Perché comunque rimane la necessità delle disposizioni personali, cioè il non essere consapevole di peccato mortale (cioè di essersi confessati), e di non essere in situazioni che impediscono l'accesso ai sacramenti: divorziati risposati e tanto meno di essere incorsi in censure quali la scomunica, lo scisma, o nell'apostasia (il battezzato che pubblicamente rinuncia alla sua fede)... Se vogliamo essere pignoli, nella Chiesa latina vige anche "l'età della discrezione" per poter accedere alla comunione, cosa che non è richiesta tra gli orientali.... 

Il Battesimo è LA prima condizione, oggettivamente necessaria ma non sufficiente, per ricevere la comunione nella chiesa cattolica (e pure tra gli ortodossi!). Le vere chiese non praticano l'intercomunione aperta, ma solo in caso di necessità, per il singolo che chiede spontaneamente di essere ammesso, per qualche grave motivo, alla confessione e alla comunione, si fa un'eccezione alla regola. Il fatto di trovarsi di domenica a Milano a fare un giro in Duomo, non è da considerare una "grave necessità" per dare la comunione a un non cattolico. Rileggiamo il numero 1401 del Catechismo della Chiesa Cattolica:
In presenza di una grave necessità, a giudizio dell'Ordinario, i ministri cattolici possono amministrare i sacramenti (Eucaristia, Penitenza, Unzione degli infermi) agli altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, purché li chiedano spontaneamente: è necessario in questi casi che essi manifestino la fede cattolica a riguardo di questi sacramenti e che si trovino nelle disposizioni richieste [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 844, 4].
Non tocca dunque al parroco del Duomo o chi per lui stabilire se e in quali situazioni dare la comunione ai luterani di passaggio a Milano, ma è compito del Card. Scola o del suo vicario generale. I ministri domanderanno semmai alla signora battezzata luterana che chiede la comunione se crede alla presenza reale del Corpo di Cristo, e probabilmente dirà: "Sì, certo"; ma alla successiva domanda: "Ti sei confessata di recente?", la signora risponderà altrettanto probabilmente: "Non mi sono mai confessata!", manifestando di non avere le "disposizioni richieste". Se poi lo sventurato sacerdote osasse indagare: "Hai mangiato qualcosa nell'ultima ora" si sentirebbe ridere dietro anche da qualche cattolico, che non ha più nemmeno lui idea che ci sia, tra le disposizioni, anche questo residuo del "digiuno preparatorio" (e speriamo venga presto rimesso in auge ed esteso nel tempo).

Caso molto diverso e più delicato quello degli ortodossi. Molti di loro sono migranti, tremendamente devoti alla sacra Eucaristia, con pochissime possibilità di accedere ai loro ministri propri senza incomodo. Hanno la fede cattolica nel sacramento e per quello che riguarda le disposizioni non farebbero facilmente la comunione senza premettere la confessione e pure il digiuno. Il problema, come dicevo sopra, è che le Chiese ortodosse sono inflessibili, e comminano gravi pene ai loro fedeli che accedono alla comunione in altre comunità ecclesiali, financo la scomunica. Perciò, se sono un sacerdote diligente, devo avvisare la devota signora russa Irina KZ di ciò a cui va incontro nel confessarsi e comunicarsi nella Chiesa cattolica, anche se è Pasqua e da un anno non riceve il Corpo di Cristo, perché le nostre comunità non condividono la stessa disciplina nell'ammettere altri cristiani alla comunione, come avverte il num 125 del Direttorio per l'ecumenismo del 1993:
I ministri cattolici possono amministrare lecitamente i sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia e dell'unzione degli infermi ai membri delle Chiese orientali qualora questi li richiedano spontaneamente e abbiano le dovute disposizioni. Anche in tali casi bisogna prestare attenzione alla disciplina delle Chiese orientali per i loro fedeli ed evitare ogni proselitismo, anche solo apparente (Cfr. CIC, can. 844, § 3; CCEO, can. 671, § 3 ).
Anche questo è un segno di rispetto ecumenico e di serietà nei confronti dei fratelli separati. Certo una serietà più faticosa della faciloneria di chi vorrebbe si dicesse: "Sei battezzato? Accomodati a tavola!".

1 commento:

sergio ha detto...

"evitare ogni proselitismo anche solo apparente" come segno di "rispetto ecumenico"? Interessante. Se lo avesse saputo il mio vecchio parroco che si sarebbe arrivati a questo. O finiti così.

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