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lunedì 25 febbraio 2013

E il papa disse: sono come Pietro chiamato a contemplare Gesù, (non sono Mosè sul monte)

In questi giorni abbiamo visto come titolo di apertura di molti quotidiani la frase del Card. Ravasi, pronunciata all'inizio degli esercizi spirituali quaresimali della Curia Romana. Il Papa che si ritira in preghiera, secondo il Cardinale biblista, sarebbe stato come Mosè sul monte, che prega per Istraele mentre sotto, in pianura, ferve la battaglia che impegna il popolo di Dio.

All'Angelus di ieri, però, il Papa ha scelto di identificarsi non con Mosé (per es.non ha chiesto ai Cristiani di "tenergli su le mani", non ha detto che la sua preghiera servirà qualche buona battaglia in particolare... ), si è invece identificato con Pietro, il Pietro del vangelo della II domenica di Quaresima. Come Pietro, anche Benedetto dice di sé di sentirsi: "chiamato da Gesù" a salire il monte della contemplazione, per fermarsi davanti al volto trasfigurato di Cristo, in "ritiro spirituale". Questa affermazione è dirompente, e rilancia nella Chiesa attuale, tutta presa da strategie, attività e laboratori di evangelizzazione, il primato della preghiera contemplativa contro l'"attivismo". Marta e Maria, ancora una volta a confronto. E il Papa ha scelto la parte migliore: dare "ascolto" in maniera totale ed esclusiva a Gesù. E nessuno può lamentarsi - come Marta - perché dà troppa attenzione a Gesù e non sta "a servirlo" nelle fatiche del ministero a cui ha dedicato già tutti gli anni della sua vita. Benedetto XVI sta dicendo che la cosa più importante per il Cristiano è Cristo e il dedicarsi a lui completamente. Più importante del Papato. E infatti Benedetto lascia tutto per dedicarsi completamente, nel tempo che gli rimane da vivere, alla contemplazione. Questo è il suo esempio più grande e la sua predica più importante. Davvero il Papa adempie il nome che si è scelto in ossequio al padre del monachesimo occidentale, che ha insegnato a "non anteporre nulla al servizio di Dio", intendendo il servizio della preghiera, della lode e della vita contemplativa. Nulla, neppure la guida della Chiesa. E se a qualcuno ciò sembra scandaloso, è bene che ricordi che già nel Medioevo i teologi e i canonisti discutendo dei motivi che giustificano la rinuncia al ministero petrino mettevano sopra ogni altra ragione il desiderio di dedicarsi alla contemplazione in maniera esclusiva.
Sorprendente solo per quanti pensano che un Papa sia una specie di monarca e continuano a confondere la Chiesa con una qualunque società quotata in borsa.
La vita contemplativa è per Benedetto il suo modo di servire la Chiesa. Non per nulla si ritira in quello che tutti gli effetti è un monastero di clausura. Il papa tradizionale non poteva che dare un messaggio che più tradizionale non si può: la scelta di abbandonare il mondo per dedicarsi a Dio è la forma più alta di vita cristiana, la vita religiosa che guarda in sù, e porta in sù non solo se stessi, ma tutta la Chiesa. Non è infatti un "isolarsi dal mondo" o "abbandonare la Chiesa", ma mettere il mondo in migliore comunicazione con Dio. Preghiera che diventa mistica carità operosa adatta ad un anziano vescovo. Attenzione, la scelta teologica ha grosse implicazioni. E sapete che il Papa non dice nulla a caso. A me pare, dunque, che papa Ratzinger dica: la mia preghiera non sarà tanto preghiera di intercessione o di lotta spirituale, ma la preghiera contemplativa di chi, finalmente, può mettersi in pace a dire "che bello per noi stare qui" con te Signore e insieme, proprio con questo atto, servo la Chiesa che, in larghe componenti, si è dimenticata del primato di Dio.
A quanti non capiscono più la scelta monastica, la vita della clausura, "l'inutilità" della preghiera contemplativa, Benedetto dà la lezione più grande e afferma: la Chiesa non esiste se non per mostrare Cristo e riflettere la sua luce, tutto il resto è mezzo, utile, buono ma mezzo, non fine. Il fine è vedere Dio e portare gli altri a vederlo! Il Papa dà l'esempio: vuole essere lo specchio della luce che viene dal volto trasfigurato di Cristo, per mostrare che a Cristo sempre e solo a lui va dato il primo posto, il posto centrale.

3 commenti:

Censorina ha detto...

Grazie per questo illuminante post.
Paola

elmer ha detto...

Pregate per me perché non fugga davanti ai lupi...

Questa rinuncia crea un vuoto di potere scovolgente e paragonabile al 476 d. C. è la finw di un'epoca se persino il Papa abbandona e lascia quel trono vuoto. Romolo Augusto fu deposto e fu la fine dell'Impero romano.
Poteva nomminare un collega che l'aiutasse ma non doveva rinunciare!
Roma sembra sempre più Bisanzio!

Anonimo ha detto...

Bellissima riflessione Padre,...in nomen homen...Che il glorioso Patriarca San Giuseppe e il padre dei monaci san Benedetto proteggano il Santo Padre che come Pietro è chiamato da Gesu' a salire sulmonte.

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