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martedì 14 maggio 2013

La truffa di Satana cattivo pagatore. Commento francescano

Oggi il Papa è tornato a citare l'acerrimo nemico che tanto spesso torna nelle sue omelie (vedi qui il resoconto odierno). Parlando di Giuda e dell'attaccamento ai soldi, che portarono l'apostolo alla rovina, Papa Francesco ha concluso: "dobbiamo dirlo: Satana è un cattivo pagatore. Sempre ci truffa: sempre!"
Il tema dell'inganno di Satana o della truffa, che fin da Adamo ed Eva il demonio si ingegna di organizzare ai danni dell'umanità, è un topos quanto mai popolare negli scrittori francescani, soprattutto in connessione con l'ingordigia di denaro, che - tutti , lo sanno - Francesco d'Assisi qualificava "sterco del diavolo" (ma lo facevano un po' tutti nel Medioevo, lo dirà anche... Lutero!).
Il discepolo spirituale del Santo di Assisi, Antonio di Padova, spessissimo torna sull'argomento e parla anche del diavolo come di un usurario che presta truffaldinamente il "i soldi del peccato" con la tentazione, sapendo poi di riscuotere con notevolissimo interesse: le anime dei peccatori!
Ecco qualche frase antoniana sul tema dai Sermoni del Santo. Spesso non sono originali, ma frutto di citazione a orecchio (da Gregorio Magno o dalla Glossa) o di rielaborazione di apologhi popolari (come l'exemplum da bestiario dello scarabeo e l'asino):
Tutti coloro che amano il denaro o la gloria del mondo, si inginocchiano davanti al diavolo e lo adorano. (Ser. Dom I Quar.[I] §4)
Il diavolo è l'esattore che una volta offrì al nostro progenitore la moneta del peccato, e adesso non cessa mai di richiederla ogni giorno con gli interessi dell'usura. (Ser. Dom. Sett. §18)
Il cuore [dell'avaro] è lacerato perché accumula con fatica, custodisce con paura e perde con dispiacere. Il diavolo tiene stretto a se tutto intero l'usuraio: con la rapina lo tiene per le mani perché non faccia elemosine; con il tormento di accumulare lo tiene per il cuore perché non pensi al bene; con la falsità lo tiene per la lingua perché non preghi e non dica mai nulla di buono. (Serm. Epif. §11)
Dice Abacuc: «Guai a colui che accumula ciò che non è suo! Fino a quando continuerà ad ammassare su di sé tanto fango?» (Ab 2,6). Fa come lo scarabeo che accumula una quantità di sterco e con grande fatica ne fa una palla rotonda; ma alla fine passa un asino e mette la zampa sullo scarabeo e sulla palla, e in un istante distrugge lo scarabeo e la palla, per la quale ha tanto faticato. Così l'avaro, o l'usuraio, accumula a lungo lo sterco del denaro, a lungo fatica, ma quando meno se l'aspetta il diavolo lo strangola. E così l'anima va ai demoni, la carne ai vermi e il denaro ai parenti. (Serm. S.Stef. §3)

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