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sabato 20 giugno 2015

L'Oratorio seicentesco "La morte di S.Antonio di Padova" torna in Basilica 341 anni dopo l'ultima rappresentazione

E' stato eseguito ieri sera, nell'ambito del "Giugno Antoniano" della città di Padova, l’Oratorio "La morte di S.Antonio di Padova" per 5 voci, archi e basso continuo, scritto dal francescano conventuale palermitano Bonaventura Aliotti (1640-1683) su testo poetico di Girolamo Desideri (1629-1692).
Ha eseguito magistralmente il concerto l'Ensemble vocale e strumentale di musica antica del Conservatorio «Arrigo Pedrollo» di Vicenza, diretto da Fabio Missaggia. L'esecuzione è stata permessa dalla munificenza dell'Arciconfraternita di Sant'Antonio di Padova che ha sponsorizzato l'evento.
In attesa di ascoltare una migliore registrazione (professionale), vi propongo un video un po' rapidamente arrangiato, con il brano finale dell'opera, un madrigale eseguito dai coristi insieme:


Quest'opera di musica religiosa è incentrata sugli ultimi momenti che precedono la morte del Santo, animati in forma drammatica e dialogata tra arie e recitativi, secondo le regole dell’Oratorio barocco.

La scena si svolge nell’imminenza del transito di Sant’Antonio dalla terra al cielo. Comincia con un dialogo tra Gesù e Maria a proposito dell’ormai prossima dipartita di Antonio. Gesù invia un Angelo al Santo per annunciargli che il corso della sua vita è giunto al termine, ma non si spaventi: per lui si apre un’alba eterna.
Il messaggero celeste parte e il coro incita ogni anima devota a non rattristarsi: perché “sol col morire vita immortal s’acquista”.

Entra in scena Antonio, sofferente: sente la morte vicina, ma si presenta a lui come una liberazione dai dolori, ed è desideroso di volare a Dio che ha tanto amato.
Antonio dialoga con l’Angelo inviato a preannunciargli il Paradiso; il loro discorrere è però interrotto dal Demonio, furente, arrabbiato perché: “Antonio il mio nemico del Ciel è troppo amico”. Per tutta la vita Antonio l’ha sconfitto, ma il diavolo, in un ultimo assalto, cerca di farlo cadere per impadronirsi della sua anima.

Antonio in un’aria accompagnata dal suono delle viole chiede la misericordia e il perdono di Cristo e della Vergine. E la Madonna accorre a confortare il Santo. Proprio l’umile preghiera, che non si vanta dei successi terreni, ma ricorda solo i peccati sconfigge il demonio: Antonio mette a tacere il bugiardo ingannatore, ricacciato infine dall’Angelo all’inferno da cui era uscito per tentare il Santo.
Mentre l’anima di Antonio è accolta in cielo da Gesù e Maria, l’Angelo rivolto agli ascoltatori chiede: e voi che fate? Volete imitare Antonio e la sua vita? Risponde il coro concludendo: “sì la fede vuole così” per acquistare la Palma della vittoria, qua giù sulla terra ogni persona deve assomigliare un po’, rispecchiarsi, in Antonio.

Quella del 19  giugno è stata la prima esecuzione da 341 anni di quest’Oratorio, eseguito in Basilica nel 1674, quando il suo compositore era maestro organista. Il manoscritto è stato ritrovato nella biblioteca napoletana dei Gerolamini e pubblicato nel 2013 dal Centro Studi Antoniani nella trascrizione curata da Nicoletta Billio D’Arpa.

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