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venerdì 20 marzo 2009

Il Concilio "pastorale" e lo scisma che non esisteva: le leggende sono dure a morire

Ho letto attentamente l'ultima intervista di Fellay su Il Foglio di oggi a cura degli intelligenti e "spiritosi" Gnocchi e Palmaro (fanno veramente bene libri ironici e arguti...dovreste davvero leggerli). La trovate qui.

A tutti quelli che la leggeranno chiedo solo di fare delle semplici domande a chi l'ha rilasciata e a chi l'ha divulgata, giusto per non lasciarsi "affascinare" eccessivamente da alcune affermazioni. In particolare, ogni volta che i lefebvriani rilasciano dichiarazioni, con gentilezza e delicatezza continuano a insistere su:

A) Il concilio Vaticano II si qualificò "pastorale" e non "dogmatico"
B) L'ordinazione illecita dei quattro vescovi sembrò un'atto scismatico, ma non lo fu (e quindi le scomuniche non erano valide).

Quando sentite queste frasi chiedete al vostro interlocutore con serietà e sicurezza:

A) Ci può mostrare quale degli altri 20 Concili Ecumenici della Chiesa si è dichiarato "Concilio dogmatico"? La vogliamo finire di opporre "pastorale" a "dogmatico"? Il Concilio Vaticano II, definito da alcuni concilio "pastorale" (quasi fosse una parolaccia), ha approvato - con tanto di firma di Lefebvre - due Costituzioni DOGMATICHE: la DEI VERBUM sulla Parola di Dio e la sua trasmissione attraverso la Sacra Scrittura e la Tradizione, e la LUMEN GENTIUM sulla Chiesa.
Il Concilio di Trento, di grazia, dove si è definito "dogmatico"? Qualcuno ce lo può mostrare? Non è più corretto affermare che ha emanato dei "documenti dogmatici"?
E forse è meglio far sapere che tutti i Concili affrontano la DOTTRINA della Chiesa, e quindi sono DOTTRINALI. Alcuni poi affrontano anche questioni DISCIPLINARI (vedi Trento). Ma sono tutti PASTORALI, cioè segno concreto e magisteriale della sollecitudine dei pastori del gregge di Cristo. I pastori, nella Chiesa, guidano il popolo con il loro magistero. Se no possono anche fare a meno di radunarsi in Concilio Ecumenico!
Smettiamola di sminuire il Sacrosanto Ventunesimo Concilio Ecumenico Vaticano II con giochi di parole che non hanno nessun senso, e da tanto tempo non si sentivano più. 

Leggiamo insieme questo passo dell'articolo Il Concilio Vaticano II atto di fede di Giovanni XXIII di Mons. Vincenzo Carbone Consultore della Congregazione per le Cause dei Santi e per anni Archivista del Concilio Vaticano II (Osservatore Romano 3 settembre 2000):
Giovanni XXIII....nella prima enciclica Ad Petri Cathedram (29 giugno 1959) specificò che lo scopo precipuo del Concilio era di "promuovere l'incremento della fede cattolica e un salutare rinnovamento dei costumi del popolo cristiano, e di aggiornare la disciplina ecclesiastica secondo le necessità dei tempi", per il bene della Chiesa e la salute delle anime.

Nella prima riunione della commissione antipreparatoria (30 giugno 1959) ripeté che la Chiesa, con il Concilio, si proponeva di attingere nuovo vigore per la sua missione. Fedele ai sacri principi e all’immutabile dottrina di Cristo, seguendo le orme della tradizione, intendeva rinsaldare la propria vita e coesione di fronte alle odierne situazioni, con efficienti norme di condotta e di attività. Il nuovo rigoglio di fervore e di opere sarebbe stato un richiamo all'unità per quelli che sono separati dalla Sede Apostolica.
Estranea al pensiero di Giovanni XXIII fu l'interpretazione di chi restrinse la "pastorale" a qualcosa di pratico, separato dalla dottrina, e intese "l'aggiornamento" nel senso di relativizzare secondo lo spirito del mondo i dogmi, le leggi e le strutture della Chiesa.
In Giovanni XXIII - dichiarò Paolo VI - "fu così vivo e fermo il senso della stabilità dottrinale e strutturale della Chiesa da farne cardine del suo pensiero e della sua opera".

All'apertura del Concilio (11 ottobre 1962), Giovanni XXIII disse che più di tutto interessava al Concilio che la dottrina cristiana fosse custodita e insegnata in forma più efficace; ma per poter raggiungere i molteplici campi dell'attività umana, era necessario che la Chiesa, senza discostarsi dal patrimonio della verità, guardasse anche al presente, alle situazioni e ai modi nuovi di vita.
Il Concilio voleva trasmettere pura e integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti; non si doveva però soltanto custodire il prezioso tesoro, bisognava proseguire il cammino della Chiesa, dedicandosi all'opera che il presente esigeva.
Lo scopo primario del Concilio non era la discussione di alcuni punti di dottrina, ma l'approfondimento e l'esposizione di essa secondo le attuali esigenze, esposti adottando la forma più corrispondente al magistero, la cui indole è prevalentemente pastorale. 
Quando il Papa apprese le erronee interpretazioni delle sue parole, esclamò: "Non è questo il pensiero del Papa!". 
L'indirizzo del Concilio voluto da Giovanni XXIII continuò anche quando egli non vi fu più.
B) Il secondo problema, quello di negare la realtà scismatica delle ordinazioni, è un'altra favola, che racconta, racconta, alla fine dovrebbe essere creduta. Non ci fu scisma perchè si trattava di ordinazione in stato di grave necessità (come se la Chiesa che stava con il Papa fosse ormai priva di vescovi validi). Non ci fu scisma perchè, secondo Fellay: "Le ordinazioni episcopali avvennero effettivamente senza l'accordo esplicito di Papa Giovanni Paolo II. Ma in quelle circostanze storiche era evidente che non si trattava di un atto di ribellione alla Santa Sede". 
Correggiamo: le ordinazioni episcopali non avvennero "senza accordo esplicito", ma come tutti sanno "contro l'ordine esplicito" di non procedere ad esse. Cosa molto, molto diversa: vera e propria ribellione, che il Papa cercò in tutti i modi di prevenire.
Un certo Card. Ratzinger seguì tutta la vicenda, e probabilmente ben conosce ogni retroscena, visto che era in prima linea nei colloqui con Lefebvre. Eppure neanche lui, poverino, si sarebbe accorto che non si trattava di "ribellione", non gli fu "evidente". Un vero pasticcione questo card. Ratzinger, non si è accorto dell'evidenza!
BASTA. Gli interventi e lettera di Papa Benedetto sono stati chiari e lucidi. Lasciamo stare, per favore, le recriminazione e i tentativi di cammuffare la realtà. Meglio la sincera ammissione dei fatti. La scomunica non c'è più, ma c'era ed era seria.

Dichiarava Benedetto XVI al termine dell'udienza del Mercoledì 28/01/2009
"...ho deciso giorni fa di concedere la remissione della scomunica in cui erano incorsi i quattro Vescovi ordinati nel 1988 da Mons. Lefebvre senza mandato pontificio. Ho compiuto questo atto di paterna misericordia, perché ripetutamente questi Presuli mi hanno manifestato la loro viva sofferenza per la situazione in cui si erano venuti a trovare. Auspico che a questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II".
Nel decreto di remissione del 21 gennaio si diceva:
Con questo atto si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione. [Che bisogno c'era di revocare una scomunica per togliere lo scandalo della divisione fra cristiani, se un atto scismatico non era quello che "sembrava"?]
Dice la Lettera di Benedetto XVI sulla remissione delle scomuniche:
La remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno. Questo gesto era possibile dopo che gli interessati avevano espresso il loro riconoscimento in linea di principio del Papa e della sua potestà di Pastore, anche se con delle riserve in materia di obbedienza alla sua autorità dottrinale e a quella del Concilio.

Rimangono questioni dottrinali aperte, finchè non di riconosce il valore del Concilio, e questo impedisce ai vescovi di essere pienamente reintegrati:

Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa.... i problemi che devono ora essere trattati sono di natura essenzialmente dottrinale e riguardano soprattutto l'accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi.
Inoltre, un passo del decreto di remissione delle scomuniche, citava una lettera di Fellay del 15 dicembre 2009 inviata alla Santa Sede, in cui si diceva:
Mons. Fellay afferma, tra l'altro: "Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione".
Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che tra gli insegnamenti della Chiesa Cattolica Romana ci sono anche quelli del Concilio Ecumenico Vaticano II. Attenzione, mi riferisco solo ai testi autentici, non l'interpretazione o la teologia che su di essi si è sviluppata.
Fellay ci spieghi: è possibile, secondo la Santa Tradizione, che un Concilio Ecumenico, erri in materia di Dogma e Morale? Allora, ci faccia il piacere di non confondere i piccoli, anche nelle interviste. Dica chiaro: "Accettiamo i testi dogmatici del Concilio Vaticano II, e continuiamo a discutere sull'interpretazione di tutto il resto". Questo sì che aiuterà la Chiesa. Non le interviste ambigue e in certi passi ammiccanti, nonostante le buone intenzioni di chi le rilascia e di chi le riceve.
La Verità non farà liberi solo i modernisti, ma anche chi non vuol riconoscere che è ora di decidersi a rientrare, con tutti gli onori, per la porta aperta (a prezzo di tanti sacrifici) dal nuovo papa buono: Benedetto XVI.

12 commenti:

sagmarius ha detto...

“Il Concilio voleva trasmettere pura e integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti”
C’è riuscito, secondo lei? Si guardi in giro, parli con i (pochi) cattolici praticanti e mi sappia dire cosa è rimasto, dal punto di vista dottrinario, del cattolicesimo.
“Forse è meglio far sapere che tutti i Concili affrontano la DOTTRINA della Chiesa, e quindi sono DOTTRINALI”
Sic rebus stantibus, è possibile individuare se ci sono delle novità dottrinali proposte dal Concilio Vaticano II , elencarle e giustificarle (se è possibile) rispetto alla Tradizione?
Insomma, è possibile o no chiedere, anche al magistero della Chiesa, che le parti dubbie che si trovano nei testi conciliari vengano individuate e chiarite con formule brevi e comprensibili per tutti, anche per gli ignoranti come me, che hanno studiato la dottrina cattolica sul catechismo di San Pio X?
E infine, se in qualche testo conciliare si dovesse trovare una contraddizione insolubile con quanto insegnato prima del Concilio dalla Chiesa, chi ha più autorità: la Tradizione o il Concilio?
A mio parere non si tratta di sminuire a priori il Concilio Vaticano II, si tratta di prenderlo con la mano sinistra e di leggerlo avendo nella destra i testi della Tradizione.
Cosa che nel post concilio non è stata fatta: si è imposta tra tantissimi teologi e tantissimo clero un’interpretazione “modernista” che ha costretto i papi a continue rincorse e correzioni (ad esempio la Dominus Jesus,) peraltro volentieri ignorate.

Caterina63 ha detto...

Concordo con sagmarius....^__^
e chiedo all'autore dell'intervento in questione: perchè se la prende on la FSSPX? ^__^
Io sono nata nel 1963 e sono crsciuta all'ombra del Concilio Vaticano II e le posso assicurare che sono stata cresciuta con questo termine "pastorale" fino a farmelo, per un periodo, odiare ^__^
ossia, fino a quando compresi che con i termini "Concilio e Pastorale" si era imposto di tutto...perfino la comunione alla mano quando sarebbe dovuta rimane una concessione...
Con tale PASTORALE faccio la Catechista da 20 anni, sempre obbediente anche quando non comprendo, ma non così cieca da insegnare qualcosa che non va, ai agazzi a me affidati ho sempre insegnato loro che la prassi è la Comunione alla bocca e che esiste una tantum per la comunione alla mano... ma sono stata rimproverata per questo perchè: "LA PASTORALE NON DICE QUESTO"...

Dunque di problemi la FSSPX ne ha molti e molti ne dovrà risolvere, ma fra questi non credo proprio che ci siano quelli elencati nel testo ^__^

Mons. Fellay ha già fatto passi in avanti, altri ne dovrà fare, noi stiamo QUI, non siamo noi fuori, tuttavia attenzione, siamo noi che restando dentro abbiamo creato il problema NON la FSSPX ^__^
questo è il paradosso che lo stesso Pontefice sta tentando di riparare...
Lo ha detto il Papa in quel dicembre 2005 parlando della doppia ermeneutica del prima e del dopo, del senso dogmatico e dello "spirito nuovo" del Concilio...della pastorale NUOVA...lo ha spiegato lo stesso card. Biffi nel suo ultimo libro "Pecore e Pastori"...^__^ insomma io credo che la FSSPX non ha fatto altro che ADEGUARSI essa stessa alle errate definizioni per cavalcare un cavallo secondo loro vincente, ma vincente secondo anche una certa classe progressista del mondo cattolico che STA DENTRO la Chiesa...

Che poi fu scisma o no, non importa più...la revoca c'è stata vuoi per giustizia, vuoi per carità, al Papa ora interessa il dialogo DOTTRINALE il quale NON serve solo alla FSSPX ma anche a NOI...

In sostanza si è stati OBBLIGATI, oserei dire, a fare questa netta distinzione tra Concilio DOGMATICO E PASTORALE a causa delle NUOVE FORME DOTTRINALI nate da una falsa interpretazione dei suoi Testi...alcuni esempi?
- il catechismo olandese;
- la comunione alla mano;
- eliminazone degli inginocchiatoi;
- modifica del termine Santa Messa con "Cena del Signore o Mensa" per venire incontro ai Protestanti...

ecco che in tal senso ci si è trincerati in una specificazione eccessiva: Il Concilio non era dogmatico, ossia NON DOVEVA E NON HA MODIFICATO ALCUNA DOTTRINA, era solo Pastorale, ossia doveva offrire e dare NUOVI MODI PER PORTARE LA DOTTRINA DI SEMPRE, e così infatti non è stato...
^__^

Il Papa, all'epoca card. Ratzinger Prefetto, disse alla Conferenza Episcopale Cilena il 13 Luglio 1988 sulla questione di mons. Lefebvre:

" In realtà, l'unico punto che è affermato nell'accordo, secondo Lumen Gentium 25, è il fatto limpido che non tutti i documenti del Concilio hanno la stessa autorità. Per il resto, è stato indicato esplicitamente, nel testo che è stato firmato, che le polemiche pubbliche devono essere evitate e che è richiesto un atteggiamento di rispetto positivo per le decisioni ufficiali e le dichiarazioni.

È stato concesso, in più, che la Fraternità San Pio X possa presentare alla Santa Sede - la quale si riserva l'esclusivo diritto di decisione - le sue difficoltà particolari rispetto alle interpretazioni delle riforme giuridiche e liturgiche".

Una concessione che la FSSPX non potè mai esercitare sia per la scomunica sia per l'accanimento contro di non pochi contro di loro...Ora il Papa che all'epoca era quel Ratzinger che disse queste cose, sta mantenendo gli accordi presi seppur in forma diversa ...

Non diamo sempre la colpa agli altri, almeno in qusto rispiarmiamo alla FSSPX ciò di cui non è responsabile...^__^

Fraternamente CaterinaLD

Alfredo ha detto...

Reverendo, mi permetto di affrontare solo la domanda A). Alla quale Lei stesso dà una risposta con citazioni da Lei riportate. Ad es.,:"Lo scopo primario del Concilio non era la discussione di alcuni punti di dottrina, ma l'approfondimento e l'esposizione di essa secondo le attuali esigenze, esposti adottando la forma più corrispondente al magistero, la cui indole è prevalentemente pastorale." Si è iniziato ad opporre pastorale a dogmatico proprio a motivo della "specificità" del C.V.II, il quale non è stato, per una precisa e consaputa volontà del b. Giovanni XXIIII, un concilio in cui si volessero o dovessero condannare degli errori dottrinali o morali o dogmatizzare, cioè elevare a dogmi verità sempre credute dalla Chiesa, come è stato fatto in tutti i Concili ecumenici prima del C. E. V. II. Quanto all'aggettivo "dogmatico" attribuito ad alcune costituzioni del C.E.V.II significa che quel documento tratta di questioni dottrinali non per dogmatizzare, cioè formulare nuovi dogmi, già implicitamente presenti e creduti dalla Chiesa, ma per esporre la stessa dottrina con parole più vicine al linguaggio della modernità. Chiaramente nessun Concilio prima del C.E.V.II si è definito dogmatico, poiché il motivo per cui veniva convocato lo specificava come tale, in quanto il suo fine era quello di condannare errori, dogmatizzare o anche disciplinare. La contrapposizione (e la confusione) tra pastorale e dogmatico nasce proprio con il C.E.V.II che non volle essere "dogmatico", nel senso di cui sopra, ma squisitamente "pastorale". Mi pare che sia Lei, Reverendo, che gioca con le parole nel momento in cui usa dei termini in un'accezione moderna e li applica a situazioni o a contesti storico-teologico-culturali che non conoscevano quell'accezione: vedasi proprio dogmatico e pastorale.

fr. A.R. ha detto...

Con Caterina concordo, nel senso che i problemi da lei riportati non sono ovviamente stati causati dal magistero conciliare o postconciliare della Chiesa, ma dalla "libera interpretazione" pastoral-disobbediente, che ha giustificato tutto e il contrario di tutto.
Ad Alfredo dico solo: abbia pazienza, forse non ha capito che proprio Papa Giovanni, nell'usare la parola "pastorale" e nel vedersela scippare e contrapporre a dottrinale, ha reagito esclamando che non era questo il suo intendimento. Ho il timore che Alfredo non tenga conto che l'attività pastorale, cioè come dice Biffi, quella che compete SOLO AI PASTORI, è in modo eminente dottrinale. Predicare e ricordare, pur in modo culturalmente comprensibile, l'intera dogmatica ecclesiale E' OPERA PASTORALE degna del suo nome. Il resto chiamiamolo, come dice il concilio vat. II. "Apostolato". Questo compete a tutti, laici compresi. Ma le ripeto che a capir male o confondere o vedere in accezione "moderna" la parola "pastorale" non sono io, nè papa Giovanni, nè Paolo VI, nè il Concilio Vaticano II, ma chi continua a diffondere la falsa idea che "pastorale" sia qualcosa di inferiore a dottrinale. Quando invece, tutta la storia della Chiesa ci ricorda che i pastori nella loro pratica "pastorale" hanno come compito principale quello di esporre la dottrina e il dogma della Chiesa. Che lo espongano chiarendo nuovi dogmi, o lo espongano aggiornandolo come a loro pare opportuno in certi momenti, non è affare che nè io nè lei siamo chiamati a giudicare. Un concilio ecumenico e una costituzione dogmatica, a prescindere dalle "novità" va sempre recepita con l'assenso di fede (o il religioso assenso - a seconda del contenuto) che si deve ad ogni atto dottrinale infallibile della massima autorità della Chiesa.
Continuo a chiedere, e mi piacerebbe che qualcuno rispondesse: Pensate voi che sia possibile che un concilio ecumenico della Chiesa Cattolica, possa aver errato in materia di Fede o morale, anche solo nell'esposizione del contenuto della Fede?

Anonimo ha detto...

Caro fr. A.R. non faccia domanda imbarazzanti. Non tutto ciò che si pensa si può dire, ne tutto ciò che si può dire si può pensare.

Su questo si sta giocando la partita.

In realtà è ciò che lei ha messo in luce col suo articolo.

Alla sua domanda non risponderanno mai. (E lei il perchè lo sa già, non c'era bisogno del mio concetto)

Ah la verità......

Caterina63 ha detto...

fr. A.R. ha detto...

Continuo a chiedere, e mi piacerebbe che qualcuno rispondesse: Pensate voi che sia possibile che un concilio ecumenico della Chiesa Cattolica, possa aver errato in materia di Fede o morale, anche solo nell'esposizione del contenuto della Fede?

************************

Le rispondo io?
^__^
Prima di rispondere alla sua domanda, condividendo il resto del testo, pensavo anche ad un altro aspetto del Concilio:

TUTTI i Concili hanno carattere "pastorale" e TUTTE le Pastorali CONTENGONO la Dottrina ^__^ entrambe si contengono e l'una non può fare a meno dell'altra: una pastorale senza dottrina sarebbe inconcepibile, una Dottrina senza una adeguata pastorale risulterebbe una imposizione....

e qui provoa dare una isposta ad A.R.

il problema non è dunque il Concilio nel quale non si è pronunciata alcuna NUOVA Dottrina, ma è nella PASTORALE e non la pastorale del Concilio in sè, MA NELLA INTRPRETAZIONE dei suoi Testi dei quali, ci rammenta Ratzinger citando LG " non tutti i documenti del Concilio hanno la stessa autorità".

Infatti dovremo rammentarci che Paolo VI FU COSTRETTO a scrivere l'Enc. Humanae Vitae, mettendo nero su bianco la posizione della Chiesa, perchè NON pochi vescovi e sacerdoti stavano minando LA NUOVA PASTORALE sull'etica e sulla morale in nome del Concilio...^__^

Tutti rammentano il rapporto burrascoso fra mons. Lefebvre e Paolo VI, ma non tutti vogliono ricordare che il Papa ridusse allo stato laicale l'abate della Basilica di san Paolo il quale, abbracciando i testi del Concilio, sosteneva UNA SVOLTA EPOCALE della Chiesa in tema etico e morale...

Fu Giovanni Paolo II a riportare le prime denuncie UFFICIALI di una falsa interpretazione non solo dei testi ma anche dello "SPIRITO" del Concilio...e fu su queste ammissioni che mons. Lefebvre fece un giravolta dagli accordi presi con Ratzinger finendo per rifiutarli perchè sosteneva che una denuncia non era sufficiente occorreva TAGLIARE, ossia agire con durezza per eliminare tutti gli abusi...il Papa preferì la strada del dialogo e il taglio cascò su mons. Lefebvre...

Ma...alla luce dei fatti e di questo Pontificato e al di la del fatto che il dire "avevo ragione io, oppure, l'avevo detto io" NON paga e non conclude nulla... possiamo dar torto alla resistenza portata avanti dalla FSSPX?
^__^
Non è fore con l'avvento di Benedetto XVI che i CATTOLICI, Trdizionali in senso buono, che per lunghi anni EMARGINATI dalle parrocchie, scansati e giudicati malevolmente, costretti a delle catacombe ed al silenzio, oggi possono uscire allo scoperto e con il MP rimboccarsi le maniche e lavorare per il bene di TUTTI?
E non è questo che sta facendo emergere ciò che denunciò il Papa in quel dicembre 2005 alla Curia Romana, e poi con il MP?
Perchè il problema non sta semplicemente in un rito, ma in tutto ciò che le ruota attorno e che chiamiamo "Tradizione-Depositum fidei"

Ergo:
non è stato "un Concilio ecumenico della Chiesa Cattolica" ad aver sbagliato, ma nessuno può negare che sono stati I VESCOVI DELLA CHIESA di quel periodo a dare origine alla grande confusione dottrinale come ci sono stati dei Vescovi attenti a quanto stava avvenendo e forse minoritari tanto da non riuscire a farsi udire nelle correzioni...
Non è edificante che la Chiesa per mano del Prefetto della Fede dovette farela Dominus Jesus per ricordarci la Fede della Chiesa Cattolica, o il Documento Communio sulla corretta collegialità dei Vescovi..e il ruolo del Pontefice...eh!
^__^
così non fu normale che un Papa (Paolo VI) dovette scrivere IL CREDO per ribadire quanto nella Chiesa era già una realtà da Duemila anni...come non è stato normale che lo stesso Pontefice nella Commissione LITURGICA ha fatto accedere NON come osservatori, ma come LAVORATORI ben sei Protestanti...^__^
non a caso da li alla fine deli anni '70 il termne SANTA MESSA venne sostituito con il termine più soft: "Santa Cena- Mensa" ESCLUDENDO la dottrina del SACRIFICIO....e non lo dico io questo, ma Ratzinger...eh!

Ciò che doveva essere il Concilio lo spiegò bene Giovanni XXIII: non doveva essere "dottrinale" nel senso di "cambiamenti dottrinali" esso era già di carattere PASTORALE nella quale dovevano trovarsi modi nuovi per portare la dottrina di sempre nel mondo (come ad esempio non usare più gli anatemi e le scomuniche , ma la misericordia di Dio e la strada del dialogo), ma così non è stato e se ne lamentò lo stesso Paolo VI riconoscendo già a suo tempo una sorta di fallimento...non solo "il fumo di Satana", ma disse anche che forse erao iniziati i tempi della grande apostasiadescritta da san Paolo e lo disse quando l'Italia che vantava il suo essere cristiana, votò per l'aborto e per il divorzio....il suo Successore Albino Luciani, da Patriarca, dovette chiudere la sezione della FUCI perchè favorevole al divorzio e all'aborto...qualcosa è dunque accaduta, qualcuno ha approfittato del Concilio per minare la Chiesa...

Fraternamente CaterinaLD

Alfredo ha detto...

Reverendo,

"è di fede teologicamente" che un Concilio Ecumenico, cioè convocato formalmente dal Sommo Pontefice e da esso presieduto, quando definisce qualche dottrina riguardante la fede o la morale e intende proporla a tutta la Chiesa come verità da credersi (o prassi da seguirsi) non può errare.

Faccio presente all'Anonimo delle 19.35 che si scrive "né" (avverbio di negazione) e non "ne".

Cordialità.

sagmarius ha detto...

“Continuo a chiedere, e mi piacerebbe che qualcuno rispondesse: Pensate voi che sia possibile che un concilio ecumenico della Chiesa Cattolica, possa aver errato in materia di Fede o morale, anche solo nell'esposizione del contenuto della Fede?”
Una bella domanda che fa il paio con quella da me posta:
“se in qualche testo conciliare si dovesse trovare una contraddizione insolubile con quanto insegnato prima del Concilio dalla Chiesa, chi ha più autorità: la Tradizione o il Concilio?”
La risposta potrebbe essere questa: si tratterebbe di prendere i testi del Concilio Vaticano II con la mano sinistra e di leggerli avendo nella destra i testi della Tradizione e tenendo presente che un Concilio può esplicitare, ma non contraddire la Tradizione.
Ovviamente per sostenere questa tesi occorre premetterne un’altra: il Concilio ecumenico Vaticano II era solo un concilio pastorale, NON AVEVA CIOE’ ALCUNA PRETESA DI AFFERMARE NUOVI DOGMI, per cui tutte le espressioni ambigue o imprecise o al limite “errate” presenti nei testi, erano solamente funzionali all’idea di presentare la dottrina cattolica tradizionale con un nuovo linguaggio, più aderente ai tempi postbellici.
Il naufragio di questa idea, comprovata dallo stato pietoso in cui versa da anni la Chiesa, e che nessuno può negare (tranne il Cardinal Martini), insieme alla maggior consapevolezza acquisita col trascorrere del tempo delle implicazioni che alcune affermazioni conciliari hanno comportato, potrebbe produrre un congelamento delle stesse con il contemporaneo recupero della dottrina tradizionale, SORRETTA DAL DOGMA.
In altre parole il Concilio ecumenico Vaticano II dovrebbe essere considerato un concilio ”anomalo” rispetto ai Concili precedenti, un tentativo per certi aspetti superato e che necessita di un’ulteriore a messa a punto PASTORALE (questa volta rigidamente conforme alla dottrina tradizionale).
Gli attori di questa revisione dovrebbero essere: da una parte la Santa Sede dall’altra la FSPX.
Forse.

Anonimo ha detto...

La regola vorrebbe un SI oppure un NO. Il NI non dovrebbe essere contemplato.

Il SI apre il dibattito. Il NO lo chiude.
Il NI apre invece la porta alla "Fiera delle Vanità", e chiude la porta delle verità.

Tutti i discorsi (o colloqui) dottrinali possono venire solo dopo il SI.

Alfredo ha detto...

fr. A.R. ha detto...

: "Continuo a chiedere, e mi piacerebbe che qualcuno rispondesse: Pensate voi che sia possibile che un concilio ecumenico della Chiesa Cattolica, possa aver errato in materia di Fede o morale, anche solo nell'esposizione del contenuto della Fede?", ed io Le ho risposto, mi sembra in modo né offensivo né "off topic". Ma Lei ha scelto di non voler pubblicare la mia risposta. Gradirei sapere il perché. Anche privatamente, se crede. Grazie.
Stia bene, Reverendo.

Caterina63 ha detto...

Anonimo ha detto...


Tutti i discorsi (o colloqui) dottrinali possono venire solo dopo il SI.

********************************

Concordo ^__^
la stessa revoca del Papa precede dei colloqui che lui ha avuto personalmente con mons. Fellay e di conseguenza io do per scontata la saggezza di Benedetto XVI ^__^ che seguendo la FSSPX da 30 anni.... la revoca sia stata preceduta da una consapevolezza che il Concilio in se è stato accettato...e nella Lettera ai Vescovi ce lo conferma nell'istituzione di una Commissione ED affiancata dalla Congregazione per la DF specificando che ora il problema non è più disciplinare ma dottinale, ossia i chiarimenti di ciò che fu lecito fare dopo il Concilio e di ciò che NON lo fu...altrimenti il Papa stesso non avebbe annunciato di scomodare la Congr. per la Dottrina della Fede!

A questo ci sta istruendo lo stesso Pontefice in continui interventi al Clero, ai Vescovi e ai Laici in ogni occasione, sul tema liturgico e sacramentale...
Chiariti questi aspetti, il resto verrà da se...dobbiamo stare con il Papa APPLICANDO ALLA LETTERA quanto sta chiedendo, altrmenti rischiamo un culto della persona ed una idolatria continuando le divisioni e ferendo il Corpo di Cristo...


Fraternamente CaterinaLD

fr. A.R. ha detto...

Nessuna censura. E' solo che un prete alla domenica mattina sta in chiesa e in confessionale. Ho trafficato con il blog tra una cosa e l'altra facendo qualche pasticcio con i commenti. Adesso ho un momento libero prima del prossimo turno delle ore 15.
Abbiate pazienza, ma seguire il blog di sabato pomeriggio e domenica è per me un po' complicato.

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