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martedì 12 aprile 2011

Orazione colletta per il Beato Papa Giovanni Paolo II


Mi unisco al compiacimento di padre Scalese per la felice formulazione della colletta in onore dell'imminente beato Giovanni Paolo II. Eccola qui:

«Deus, dives in misericórdia,
qui beátum Ioánnem Paulum, papam,
univérsæ Ecclésiæ tuæ præésse voluísti,
præsta, quǽsumus, ut, eius institútis edócti,
corda nostra salutíferæ grátiæ Christi,
uníus redemptóris hóminis, fidénter aperiámus».

Ed ecco la traduzione ufficiale:

«O Dio, ricco di misericordia,
che hai chiamato il beato Giovanni Paolo II, papa,
a guidare l’intera tua Chiesa,
concedi a noi, forti del suo insegnamento,
di aprire con fiducia i nostri cuori
alla grazia salvifica di Cristo,
unico Redentore dell’uomo».

Così commenta il blogger di "Senza peli sulla lingua"
In questa orazione c’è il Giovanni Paolo II migliore, quello dell’«Aprite le porte a Cristo!» e quello delle sue prime encicliche (Redemptor hominis e Dives in misericordia); c’è il Giovanni Paolo II che ha diffuso nella Chiesa la devozione alla divina misericordia (a mio parere, il suo merito piú grande) e quello che, con il Grande Giubileo del 2000 e la dichiarazione Dominus Iesus, ha riaffermato l’unicità di Cristo Salvatore. Nessun cenno al dialogo interreligioso e allo “spirito di Assisi”. Ciò dimostra che la Chiesa, in barba al politicamente corretto a cui pure deve di volta in volta, per opportunità, sottomettersi, riesce poi a distinguere ciò che vale ed è duraturo dall’«erba che germoglia: al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca» (Sal 89:5-6). Tutto è bene quel che finisce bene.
L'unico appunto potrebbe essere a proposito del "cursus" della quinta riga: "corda nostra salutíferæ grátiæ Christi". Ha ragione padre Zulhsdorf che chiede una semplice inversione per migliorare non di poco l'andamento della lettura: "corda nostra grátiæ Christi salutíferæ". Il "fidenter aperiamus", invece, mi piace così e non invertirei, perchè mette l'accento sull'aprire dei cuori, piuttosto che sottolineare la modalità (con fiducia) con cui aprirli.

Teologicamente, inoltre, ritengo per nulla esagerato evidenziare e magnificare quell'uníus redemptóris hóminis. Non tanto perchè riprende il titolo della prima enciclica del beato papa, la Redemptor hominis, quanto per l'unius che precede. Ho controllato sulle concordanze del Messale Romano III edizione e posso affermare che è la prima volta che una tale espressione entra a far parte della liturgia. 
Abbiamo qui un bell'esempio di come la LEX CREDENDI, nella formulazione chiarificatrice della Dominus Iesus, sia oggi entrata a plasmare la LEX ORANDI. L'unico, il solo Redentore dell'umanità è Cristo. Ora questa non è più soltanto un'affermazione teologico-dogmatica, ma è diventata pure un'espressione della fede liturgica della Chiesa, che plasmerà nel tempo - si spera - la comprensione retta di Cristo. Nonostante ci siano ancora quanti si ostinano a pensare (e a divulgare) che Giovanni Paolo II avrebbe insegnato che tutte le vie religiose sono cammini equivalenti di salvezza.

1 commento:

Anonimo ha detto...

La preghiera mi sembra molto felice e centratissima. Non riesco a capire, a dire il vero, perché p. Scalise quasi se ne stupisca.

La serena apertura di Giovanni Paolo II al mondo, e anche a rapporti fraterni e dialoganti con le altre tradizioni religiose, non si spiega se non come fondata sulla sua roccia della fede in Cristo, "unico salvatore del mondo ieri, oggi e sempre", e sulla sua capacità di incontrare gli aneliti più profondi dell'uomo.

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