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lunedì 6 ottobre 2008

In margine al Sinodo dei Vescovi: Bibbia, Parola di Dio, presenza reale di Cristo


Cito volentieri un passaggio di quest'articolo apparso il 2 ottobre presso l'agenzia FIDES. Tratta in parte il tema del lezionario del rito di Pio V, su cui sorvoliamo (potete leggerlo intero qui: http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=23230&lan=ita).

Andiamo invece al problema pastorale (e dottrinale!!) del porsi in modo cattolico nell'ottica del binomio Sacra Scrittura/Parola di Dio: la Scrittura non è la Parola di Dio per i cattolici. Solo Cristo è il Verbo di Dio. La Scrittura attesta la Parola e fa risuonare la Parola di Dio quando viene PROCLAMATA nell'assemblea liturgica. E' l'atto dell'annuncio che fa accadere la Parola di Dio, senza la Chiesa che la proclama e la Chiesa che la ascolta, la Parola di Dio non si manifesta.

Lo dice in breve e bene questa seconda sezione dell'articolo:


VATICANO - LE PAROLE DELLA DOTTRINA a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello - Due teorie nate dal biblicismo
.... Si arriva ...ad affermare che, la forma straordinaria dell’unico Rito latino, non sottolineerebbe sufficientemente la presenza di Cristo nella Parola, quando questa si proclama nell'assemblea; in tal modo verrebbe meno l'essenza stessa dell'azione liturgica che è costituita dalle “due mense” – in “Dei Verbum” n. 21 sembra “una” sola - che formano un solo atto di culto!

Il Messale del Concilio di Trento si muoverebbe in una prospettiva lontana dalla tradizione dei Padri della Chiesa; sarebbe un Messale nato esclusivamente per il prete, e non prevederebbe la partecipazione dell'assemblea perché il popolo è semplicemente pleonastico. Infatti il prete celebrerebbe per conto proprio e il popolo altrettanto; altra cosa sarebbe la Messa detta “di Paolo VI” nella quale non celebrerebbe il sacerdote ma la Chiesa, presente sacramentalmente nell'assemblea, di cui il sacerdote, in forza dell'ordine, è presidente naturale.

E’ un discorso che, in modo piuttosto problematico, riduce tutto a Parola e Assemblea.

Ma “Gesù non è solo maestro, ma redentore dell’uomo nella sua interezza. Il Gesù che ammaestra è anche colui che guarisce” (J.Ratzinger-Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret”, p. 88) e questo avviene efficacemente solo con il Sacramento Eucaristico. Un’altra teoria diffusa, a causa del consueto fenomeno di sostituzione e di scambio di una cosa per l'altra, è l’equiparazione della presenza di Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento alla presenza della Parola nel libro delle Scritture: questa c’è solo “quando nella chiesa si legge la Sacra Scrittura” (“Sacrosanctum Concilium” n. 7). È necessario ribadire che la presenza di Cristo nella Parola c’è, a due condizioni: quando la lettura si fa “nella chiesa”, non privatamente, e quando “si legge” la Sacra Scrittura. Dunque non basta che ci sia il libro sacro sull’ambone o sull’altare, perché ci sia la presenza. (Cf. Le parole della dottrina: “La presenza del Signore Gesù precede e permane oltre l’assemblea liturgica”, del 10/07/08).

Infine, è quanto mai urgente che la predicazione e la catechesi tornino a ribadire la giusta distinzione tra Rivelazione, Parola di Dio e Sacra Scrittura che, seppur intimamente connesse, non sono equivalenti. Talora, infatti, non senza sorpresa, si riscontra a tale riguardo, notevole confusione e non solo tra i fedeli laici. Si è giunti a ritenere che la Bibbia si interpreti con la Bibbia, e non, come sempre nella Chiesa Cattolica, nella Tradizione e in fedele ascolto del Magistero.

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