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venerdì 7 novembre 2008

La Messa e i fratelli protestanti

Leggendo tra gli Atti del Sinodo Valdese del 2007 ho trovato queste inquiete espressioni in cui si manifesta grande preoccupazione:

".      considerando la situazione ecumenica creatasi a seguito del recente motu proprio intitolato Summorum Pontificum di Benedetto XVI che ha ridato spazio alla messa in latino secondo il messale romano di Pio V (1570), caratterizzato dalla negazione di tutto ciò che la Riforma aveva affermato sul piano del rinnovamento del culto pubblico cristiano, e del documento intitolato Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della chiesa, datata 29 giugno 2007 dalla Congregazione per la Dottrina della fede nel quale, tra le altre cose, si afferma che l’unica Chiesa di Cristo “sussiste esclusivamente nella sola Chiesa Cattolica” romana e che le chiese nate dalla Riforma del XVI secolo “non possono, secondo la dottrina cattolica, essere chiamate chiese 'in senso proprio' ”, 
· constatando che in questi due documenti vaticani soffia uno spirito che è più quello della Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II nelle sue spinte e decisioni riformatrici..."

Quando si parla di "ermeneutica di rottura" forse sarebbe interesante vedere quanta parte hanno avuto nel suo sviluppo le influenze provenienti da parte evangelica e riformata.
La protestantizzazione del culto cattolico e della stessa teologia viene spesso fatta passare come "riscoperta" o "ritorno alle origini". Anche la Riforma luterana e Calvinista diceva lo stesso. Con tutto il rispetto delle diverse posizioni, è necessario però continuare a sottolineare che il Concilio di Trento, se giustamente interpretato, va tenuto in onore tanto quanto il Concilio Vaticano II e tutti gli altri concili riconosciuti.

L'altra cosa degna di nota, è che il commento di Paolo Ricca a questo passo del Sinodo Valdese riconosce tranquillamente quello che molti "cattolici adulti" si ostinano ad ignorare:

"Benedetto XVI non ha ripristinato  [il rito codificato nel messale di Pio V], perché in effetti non era mai stata abrogata, ma alla quale ha «ridato spazio», come ha detto il nostro Sinodo, perché era stata de facto sostituita dal nuovo Messale Romano pubblicato da papa Paolo VI nel 1970, in conformità alla profonda riforma liturgica del Vaticano II"

"...il Sinodo non ha avuto torto di dire che la messa di Pio V conteneva una serie di «negazioni» delle riforme liturgiche attuate dalla Riforma protestante: esse sono o implicitamente negate, oppure semplicemente ignorate. Giovanni XXIII l’aveva già ripubblicata nel 1962, introducendovi qualche modifica, ma ovviamente senza modificarne né la sostanza né la forma. Poi venne il Vaticano II che, come è noto, ha cambiato molte cose in campo liturgico, muovendosi, in parte almeno, nella direzione in cui si mosse, 450 anni prima, la Riforma protestante.
Lo si nota specialmente su due punti: il primo è l’introduzione delle lingue dette volgari, il secondo è il rilievo nettamente maggiore dato alla Parola di Dio, non solo letta, ma anche spiegata e predicata. Queste belle novità non sono certo minacciate dal motu proprio di Benedetto XVI a favore della «messa in latino», che ora, per volere papale, dev’essere considerata «espressione straordinaria» del culto cattolico (accanto a quella «ordinaria» nata dal Vaticano II e promulgata da Paolo VI), e dev’essere tenuta «nel debito onore»...."
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La riforma liturgica successiva al Vaticano II  (nella sua radicalità non richiesta come tale dal Concilio, ma semplicemente figlia secondogenita del post-concilio - ci si scorda sempre la Messa del 1965), nella coscienza dei nostri fratelli protestanti è andata "nella direzione in cui si mosse, 450 anni prima, la Riforma protestante".
C'è di che meditare: non per rinnegare una riforma che di tanto in tanto può portare a riscoprire doni e tradizioni offuscati o negletti, ma per avviare un serio esame della teologia che sottosta, per es., alla parte sacrificale dell'ordinaria forma della celebrazione eucaristica (vedi l'offertorio e il vero senso della ripresentazione del sacrificio della croce - oggi alquanto nebuloso), e poi: l'attiva partecipazione che diventa attivismo chiacchierone, il canto assembleare che scade in sciatteria (o dopo essere stato tanto puntigliosamente affermato, viene poi sequestrato da una band di chitarristi che ha sostituito il coro precedente)....e aggiungete voi.

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