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mercoledì 18 febbraio 2009

L'ermeneutica della riforma nella continuità esposta da Giovanni XXIII



A chi dice che il Concilio Vaticano II è "solo un concilio pastorale", utilizzando questa formula per sminuirlo rispetto a un preteso concilio "dogmatico", e a chi, all'opposto, è convinto che il Concilio abbia provocato "rivoluzioni copernicane" nella dottrina della Chiesa, ripropongo il giusto mezzo, esposto all'apertura del Sacrosanto Concilio da Papa Giovanni XXII: L'ermeneutica della continuità, cioè l'interpretazione attualizzata - che cresce organicamente dal tronco della tradizione - di ciò che la chiesa crede, celebra e vive, era già tutta nelle parole del discorso Gaudet Mater Ecclesia (11 ottobre 1962), 
Il concilio "pastorale" ha come fine quello di esporre "la dottrina della Chiesa" per il mondo modenro. E' pastorale perchè non affronta nuovi dogmi e non censura eresie, ma si attiene a ciò che sempre, dovunque e da tutti è tenuto, senza aggiungere, nè sottrrarre alcunchè dal patrimonio della fede della Chiesa. Ma è un Concilio che desidera riesprimere l'intero patrimonio, guardando a tutta la ricchezza di esso, non solo quella degli ultimi 400 anni. Ci sono tanti "gioielli" splendidi e un po' trascurati negli ultimi seconli nel tesoro della dottrina ecclesiale (per es., per limitarci alla Chiesa: la collegialità episcopale intesa come sinodalità, la mariologia ecclesiotipica patristica, l'impulso al riconoscimento ecumenico degli elementi di verità e santificazione posseduti anche da altri cristiani non cattolici...). La Tradizione che si ferma e si fossilizza muore e diventa la peggior nemica della teologia che intende esporre in ogni tempo, con la ragione e in modo adatto alla cultura conteporanea, la divina e immutabile Rivelazione. Tradizionalismo e fideismo, che prescindono dall'uso retto ed ecclesiale della ragione teologica, sono già stati condannati dalla Chiesa, al tempo di Pio IX. A proposito della tendenza opposta, il Modernismo, che tanti continuano a dire, come dicono del diavolo, che "non esiste e non è mai esistito", non aggiungiamo parole.

Rileggiamo dunque con attenzione questi passaggi programmatici del discorso di Papa Giovanni all'apertura del Concilio Vaticano II:

"Fine principale del concilio: 
Difesa e diffusione della dottrina
Questo massimamente riguarda il concilio ecumenico: che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace.
Tale dottrina abbraccia l’uomo intero, composto di anima e di corpo, e, a noi pellegrini su questa terra, comanda di tendere alla suprema patria.
In qual modo oggi va promossa la dottrina
Ciò stabilito, diventa chiaro quanto si attende dal concilio riguardo alla dottrina.
Cioè il 21° concilio ecumenico - che si avvarrà dell’efficace e importante somma di esperienze giuridiche, liturgiche, apostoliche e amministrative - vuole trasmettere pura e integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti, che lungo venti secoli, nonostante difficoltà e contrasti, è divenuta patrimonio comune degli uomini. Patrimonio non da tutti bene accolto, ma pur sempre ricchezza aperta agli uomini di buona volontà.
Il nostro dovere non è soltanto di custodire questo tesoro prezioso, come se ci preoccupassimo unicamente dell’antichità, ma di dedicarci con alacre volontà e senza timore a quell’opera, che la nostra età esige, proseguendo così il cammino, che la chiesa compie da quasi venti secoli.
Lo scopo principale di questo concilio non è, quindi, la discussione di questo o quel tema della dottrina fondamentale della chiesa, in ripetizione diffusa dell’insegnamento dei padri e dei teologi antichi e moderni quale si suppone sempre ben presente e familiare allo spirito.
Per questo non occorreva un concilio. Ma dalla rinnovata, serena e tranquilla adesione a tutto l’insegnamento della chiesa nella sua interezza e precisione, quale ancora splende negli atti conciliari del Tridentino e del Vaticano I, lo spirito cristiano, cattolico e apostolico del mondo intero, attende un balzo innanzi verso una penetrazione dottrinale e una formazione delle coscienze; è necessario che questa dottrina certa e immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa è infatti il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata. Bisognerà attribuire molta importanza a questa forma e, se sarà necessario, bisognerà insistere con pazienza nella sua elaborazione; e si dovrà ricorrere ad un modo di presentare le cose che più corrisponda al magistero, il cui carattere è preminentemente pastorale. [Papa Giovanni non è ingenuo, sa benissimo che forma e contenuto non sono separabili, l'uno influenza l'altra e l'altra influenza l'uno. Ci possono essere però forme diverse nel tempo adatte allo stesso contenuto, per questo non dice "bisogna far a meno delle forma", come qualcuno ha inteso, ma "bisognerà attribuire molta importanza a questa forma", "insistere con pazienza nella sua elaborazione". Chi pensava in pochi anni di riformare la Chiesa, la liturgia, e il mondo, con "magnifiche sorti e progressive", non ha tenuto molto conto del monito papale. A chi rifiuta in blocco ogni "aggiornamento", anche necessario, sarà il caso di ricordare che "si dovrà ricorrere ad un modo di presentare le cose che più corrisponda al magistero, il cui carattere è preminentemente pastorale", il magistero ha un carattere pastorale. Non sono due cose distinte e incomunicabili, come qualcuno sospetta. Seguire il pastore, vuol dire muoversi dietro il maestro, non stare fermi in attesa che il pastore e maestro torni indietro sui suoi passi!]

In qual modo vanno combattuti gli errori
All’iniziarsi del concilio ecumenico Vaticano II è evidente come non mai che la verità del Signore resta in eterno. [Per chi teme che gli errori inquinino irrimediabilmente la Chiesa, e gli abusi la disintegrino -->]Vediamo infatti, nel succedersi da una all’altra età, che le opinioni degli uomini si susseguono escludendosi a vicenda e gli errori spesso appena sorti svaniscono qual nebbia dinanzi al sole.
Sempre la chiesa si è opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati con la massima severità. Ora, tuttavia, la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia piuttosto che della severità. Essa ritiene di venire incontro ai bisogni di oggi mostrando la validità della sua dottrina, piuttosto che rinnovando condanne. Non già che manchino dottrine fallaci, opinioni e concetti pericolosi da cui premunirsi e da dissipare; ma essi sono così evidentemente in contrasto con la retta norma dell’onestà, e hanno dato frutti così esiziali, che ormai gli uomini da se stessi sembra siano propensi a condannarli, e in specie quei costumi di vita, che disprezzano Dio e la sua legge, l’eccessiva fiducia nei progressi della tecnica, il benessere fondato esclusivamente sulle agiatezze della vita. …

Così stando le cose, la chiesa cattolica, innalzando, per mezzo di questo concilio ecumenico, la fiaccola della verità religiosa, vuol mostrarsi madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e di bontà, anche verso i figli da lei separati. Al genere umano, oppresso da tante difficoltà, essa, come già Pietro al povero, che gli chiedeva l’elemosina, dice: "Io non ho né oro né argento, ma ti do quello che ho: nel nome di Gesù Cristo nazareno, lévati e cammina" (At 3,6). [Per chi vuole la Chiesa moderna, tutta presa dalle questioni sociali, politiche e ambientaliste, e non ha tempo di "guardare in alto" -->] La chiesa, cioè, agli uomini di oggi non offre ricchezze caduche, non promette una felicità solo terrena; ma partecipa ad essi i beni della grazia divina, che, elevando gli uomini alla dignità di figli di Dio, sono validissima tutela e aiuto per una vita più umana; apre la fonte della sua vivificante dottrina, che permette agli uomini illuminati dalla luce di Cristo di ben comprendere quel che essi realmente sono, la loro eccelsa dignità, il loro fine; e inoltre, per mezzo dei suoi figli, essa estende dappertutto l’ampiezza della carità cristiana, di cui null’altro maggiormente giova a strappare i semi di discordia, e nulla è più efficace per favorire la concordia, la giusta pace e l’unione fraterna".


13 commenti:

Anonimo ha detto...

Articolo chiarificatore, equilibrato, veritiero.
Lontano dagli "ismi" in un senso e nell'altro. E' il giusto modo di procedere.
La leggo spesso altrove e il quadro si chiarisce ancor più ai miei occhi.
Devo sinceramente dirle che mi ero fatto una opinione un po preconcetta nei suoi confronti, un po indulgente verso gli "ismi". Mi correggo e le chiedo scusa. Effettivamente devo darle atto invece del contrario, seguendola nel tempo, sul suo blog, e negli altri dove interviene, Lei è invece molto equilibrato.
La ringrazio, mi ha dato modo di apprendere una lezione: mai etichettare a priori.
Me ne scuso per averlo fatto.
Cordiali saluti.
L'anonimo affezionato.

Anonimo ha detto...

Il discorso Gaudet Mater Ecclesia esprime ciò che il Concilio avrebbe dovuto essere nelle intenzioni di papa Giovanni e che in qualche misura era stato "programmato" con le bozze di documenti preparatori dal medesimo papa approvate; il risultato però, senza con questo volerlo giudicare, fu differente e, per certi aspetti, contrario alle intenzioni espresse nel discorso inaugurale, in cui sono comunque proposte novità di metodo ispirate ad una eccessiva fiducia nella modernità, quali la preferenza dell'indulgenza al rigore, quasi che l'errore possa essere sconfitto dalla semplice riaffermazione della Verità; tale preferenza, culminata nel "disarmo" del Sant'Uffizio non ha però prodotto effetti positivi, ma generato l'attuale situazione che, per definirla con parole di Giovanni Paolo II, è una realtà di generale e diffusa "apostasia" silenziosamente strisciante, di cui pochi s'avvedono tra lo strimpellar delle chitarre e il rumoreggiar dei bonghi.
Filomeno

don gluigi ha detto...

Questo discorso di papa Giovanni conferma la continuità della tradizione da una parte, ma pone dubbi dall'altra, perché la chiesa considerava la severità come un'opera di carità, quando mirava alla difesa della fede o alla correzione del peccatore, mentre qui viene data come alternativa della carità.
Anche la rinuncia alle condanne è una novità che non trova riscontro nella tradizione. Il papa mi sembra affetto da miopia quando dice che oggi gli uomini sembrano propensi a condannare dottrine fallaci, opinioni e concetti pericolosi da se stessi, senza bisogno di pronunciamenti del magistero. La riprova è nei fatti; quegli errori invece di sparire si sono moltiplicati e oggi sono dovunque. C'è dunque da soppesare bene quel discorso.

Anonimo ha detto...

Il don parla di miopia?
Se devo imputare un difetto di vista al beato Giovanni XXIII, gli imputerei l'esatto opposto: l'ipermetropia. Cioè la lungimiranza.
Cosi lungimirante da prender subito le misure dai "profeti di sventura".
La Chiesa è viva, con i suoi infiniti pregi e qualche difetto, checccè se ne dica!!!

don gluigi ha detto...

Non volevo certo mancare di rispetto a un santo Papa, ma precisare che in quel punto del discorso le sue parole non sono punto profetiche.

Egli addita come nefasti i profeti di sventura:
«A Noi sembra di dover dissentire da cotesti profeti di sventura, che annunziano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo.»

Poi fa un'analisi che contiene una previsione rosea:

«Nel presente momento storico, la Provvidenza ci sta conducendo ad un nuovo ordine di rapporti umani, che, per opera degli uomini e per lo più al di là della loro stessa aspettativa, si volgono verso il compimento di disegni superiori e inattesi; e tutto, anche le umane avversità, dispone per il maggior bene della chiesa».

Ora, carissimo Anonimo, mi devi spiegare dove sta questo nuovo ordine di rapporti umani e dove il maggior bene della chiesa che ne sarebbe scaturito?
Possiamo dire oggi che la fede ha orientato la vita sociale? Possiamo dire che la medicina della misericordia, privilegiata dal discorso in questione, ha eliminato le dottrine fallaci e le deviazioni morali?

Se per te la risposta è sì, allora hai ragione di dire che questa affermazione del discorso inaugurale sia lungimirante.

Ma allora sei tu che non vedi la realtà.

Anonimo ha detto...

"Ora, carissimo Anonimo, mi devi spiegare dove sta questo nuovo ordine di rapporti umani e dove il maggior bene della chiesa che ne sarebbe scaturito?"

Evito i copia-incolla!

Certamente in chi vede il contrario di ciò che vede Lei. Se Lei preferisce il bicchiere mezzo vuoto, io preferisco quello mezzo pieno. "De gustibus...."

Entrambe sono verità.

C'è un però.......

Nel frattempo la Chiesa, VIVA, va avanti, e dato che credo che a guidarla è lo Spirito Santo, nè ho timori, nè invoco "programmi umani".

Lo Spirito soffia come e dove vuole. E le Sue vie e i Suoi pensieri, non sono i nostri. E tra l'umano e il Divino, m'inchino innanzi al Divino.

don gluigi ha detto...

Caro anonimo, io non discuto che nel bicchiera ci sia ancora del vino, il problema è che il discorso inaugurale, come quello conclusivo del Concilio profetizzavano una primavera per la Chiesa. Ora si tratta di vedere se il vino nel bicchiere è aumentato o diminuito.

Certo che è lo Spirito Santo a guidare la chiesa, tutto sta nel corrispondere al suo soffio. Ci sono elementi concreti nella vita della chiesa, dato che non è un'entita unicamente spitituale.
Sono la comune professione di fede, la comune dottrina morale, e la comunione fraterna sotto la guida del papa.
1. Mai come ai nostri giorni le verità di fede sono squassate da all'interno e all'esterno della chiesa
2. Riguardo alla morale ogni prelato dice la sua, addirittura qualche cardinale corregge il papa
3. In questi giorni si assiste a una ribellione agli atti del papa, in Germania, in Austria ecc.

Se per lei è solo una mia opinione, le aggiungo queste due righe:
«Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro... Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni.»

Sono forse visioni di profeti di sventura anche queste? E se son vere cosa è stato fatto per difendere la vera fede contro tali venti di dottina?

Anonimo ha detto...

Si, visioni di profeti di sventura (più che altro "visioni" di alcuni blog e di gente che vi scrive sopra). La realtà è tutta un altra cosa.
La Chiesa è VIVA.
Non mi risulta di eresie sparse a piene mani. La Congregazione per la Dottrina della Fede non mi risulta abbia superlavoro, nè tantomeno numero abnorme di scomuniche venga comminato.

Anonimo ha detto...

Forse è meglio che l'autore dellla citazione "Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto etc. etc." citi l'autore, perché pare che certi anonimi non l'abbiano intuito.


Come diceva Sandro Magister in un suo articolo recente, non tutti nella Chiesa sono all'altezza culturale, teologica e liturgica di Joseph Ratzinger!

Filomeno

Anonimo ha detto...

L'anonimo che non s'accorge delle eresie spsrse a piene mani dev'essere un cattolico adulto che a furia di suonare bonghi è un pò suonato pure lui e non s'accorge di quel che lo circonda.

Anonimo ha detto...

Fratello caro che la citazione sia di Papa Benedetto lo so. Solo che si cita il vecchio dimenticando il nuovo, per questo è saltata a piè pari. Se leggete bene, il don, fa quella citazione e la associa al Concilio Vaticano II. Ora sono proprio di questi giorni le dichiarazioni del Papa a proposito del Concilio stesso. Senza che faccia copia-incolla (se leggete ho scritto "evito i copia incolla). E dovreste sapere bene quali siano le dichiarazioni ultime del Papa sul concilio e del FATTO CHE HA DETTO CHIARAMENTE CHE VA ACCETTATO.

Il resto sono vostri espunti "di fantasia" dal contesto e dal tempo dei testi che citate per avallare una tesi che E' SMENTITA dal Papa stesso.

don gluigi ha detto...

Carissimo Anonimo, stia al punto. Qui nessuno ha messo in dubbio il Concilio, semplicemente si analizza la situazione attuale. Che il Papa oggi difenda il Concilio è un fatto, ma cosa c'entra con l'omelia della Messa pro eligendo Pontifice? Le chiedevo di riconoscere la grave crisi che sta vivendo la Chiesa, ma mi pare che pur di tenere in piedi un'idea (tutto quello che attiene al Concilio non può essere discusso, quasi fosse più ispirato della Bibbia, anzi della Bibbia si può mettere in discussione tutto)Lei sia pronto a chiudersi gli occhi e a ripetere: "poiché il B. Papa Giovanni ha detto che la chiesa sarebbe andata verso una primavera, siamo in primavera"

Mi spiace ma io gli occhi li tengo aperti e la mia ragione cerco di usarla in prima persona. Sono un parroco e la crisi è evidente in tutti i settori della vita cristiana. La vedo come una prova, come l'esilio per il popolo eletto ed è proprio vivendola con fede che potrà purificare la nostra fede. Ma se la negassi e dicessi, come fa Lei, che non ci sono eresie, che la chiesa è unita in comunione col papa, che la morale è condivisa e praticata dalla maggioranza dei credenti, beh sarei come un ammalato che facesse finta di essere sano. A che pro.

Anonimo ha detto...

La primavera c'è, mi spiace che Lei non la veda, nè la senta.

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