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sabato 28 febbraio 2009

Quando si teorizza un potere cattolico da opporre al potere del mondo. Ma non è questa la teologia della comunicazione di Gesù Cristo.

Bisogna aspettare gli atti per leggere tutto l'intervento, è vero, ma quello che riporto qui sotto è stato già abbastanza per farmi storcere la bocca. Il prof. Langan è un filosofo per formazione e professione, non un teologo, nè un docente di comunicazione. E mi pare che le sue tesi siano alquanto "pericolose" per la stessa Chiesa. L'efficacia che il docente rivendica per sostenere il "controllo" sulla comunicazione da parte di enti moralizzatori è a discapito della libertà di scoperta e di adesione alla verità, che da cristiani crediamo abbia una sua interna forza di risplendere. L'intervento di Lang qui sintetizzato e altri suoi scritti trovati in internet mi fanno tanto venire in mente quelle frasi (molto di attualità oggi, 1 domenica di quaresima) con le quali il buon Satana tentava Gesù: "Il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto" (Mt 4,8-10).
Usare il potere contro altro potere, fosse pure il potere mediatico, non è quello che insegna nostro Signore. No, No, No. Se la comunicazione è intesa come scontro di poteri per la conquista del pubblico, si finisce per intendere il pubblico come passivo ingurgitatore di tutto quello che passa lo schermo (sia TV che internet e così di seguito). Ma il pubblico, soprattutto quello di internet, non è una massa passiva. Anzi. La comunicazione, per i cristiani, è un servizio di verità al mondo, verità che può provenire da qualunque parte, ci insegna il vecchio San Tommaso, e va sempre riconosciuta come tale.
"Protettori della Verità" nel forum pubblico vuol dire censure e manipolazioni "a fin di bene",  certo, per evitare lo strapotere di chi lo fa "a fin di male". Ma attenzione: questo conduce ad una china troppo pericolosa. Neppure la Chiesa, nell'epoca del pluralismo delle opinioni, può permettersi scivoli sdrucciolevoli del genere. L'anello del potere, da chiunque venga usato (ce l'ha insegnato il cattolicissimo Tolkien), finisce per prendere il controllo del suo utilizzatore.
Gesù ha salvato il mondo con la stoltezza della predicazione. Con la morte di Croce. Non con la rivoluzione culturale "cristianamente orientata", imposta magari da poteri politici o mediatici "della parte giusta".
Gesù propone la sua verità, e questa deve trovare spazi per esprimersi, ma non impone e non manipola le coscienze. La fede deve farsi "cultura", ma nessuna "cultura cristiana" si identifica con la fede. L'adesione a Cristo è mozione dello Spirito Santo che inclina ad aderire volontariamente dando l'assenso dell'intelletto mosso dalla volontà: Veritatis splendor! La luce splende nelle tenebre (Gv 1,5) (e proprio nelle tenebre splende!)
Internet deve rimanere libero forum, con tutti i pericoli di opinione che questo può comportare. L'Università deve rimanere luogo del libero dibattito, di discussione anche infuocata (leggete qui invece qualcosa di abbastanza diverso). Chi vuole tutori della verità o propone altre forme di "protezionismo" riecchegia uno strano suono, vagamente egemonico, tale e quale quello di segno opposto che vorrebbe mettere a tacere.
Non tutto quello che si può fare per la causa del vangelo è lecito farlo. Satana, comunque, è già stato sconfitto, anche se cerca di non darlo a vedere.

Una reazione a caldo, troppo a caldo - lo ammetto -: i miei commenti in [rosso]

"LA CULTURA CATTOLICA DEVE INFLUIRE NELLE INDUSTRIE DI FORMAZIONE CULTURALE"

Intervento del prof. Jeffrey J. Langan alla Pontificia Università della Santa Croce

ROMA, venerdì, 27 febbraio 2009 (ZENIT.org).- "Vi è bisogno di una cultura cattolica che possa influire in qualche modo sul processo di finanziamento, produzione, e distribuzione di notizie, informazione, arte, spettacolo, e sport al fine di riallineare tutti questi settori con la dirittura dell'ordine morale["cultura cattolica" espressione alquanto indeterminata: io conosco tante culture cattoliche, tutte ugualmente degne se rimangono cattoliche e culture. Anche la chiesa tutela le "legittime varietà", nessuna egemonia culturale sarà mai avallata con il nome cattolico], Lo ha detto il prof. Jeffrey J. Langan (Holy Cross College of the University of Notre Dame) intervenendo venerdì mattina al Convegno "La fede e la ragione" presso la Pontificia Università della Santa Croce.
Lo studioso, che ha offerto una disamina sulla "Fede in una cultura di libero mercato" [appunto: libero mercato, agorà, l'areopago tante volte citato da Giovanni Paolo II che non lo temeva], è partito dalla consapevolezza che oggi è in corso "un vero e proprio conflitto culturale ridotto a elementi essenziali di identità" e che "non sembra esservi alcun dubbio che, tra tutti, un gruppo in particolare si trova oggi a esercitare il potere in maniera dominante" [E quale sarebbe questo gruppo particolare che esercita tale potere dominante? Ci si vuole forse sostituire ad esso? Non basterebbe denunciare - se si sanno nomi e cognomi e fatti - questo gruppo dominante ed esporlo cosicchè non operi più occultamente? Teorie generiche del complotto sono fuori moda].
Riferendosi poi alle maggiori industrie di formazione culturale, Langan ha rilevato che "questi settori vitali sembrano essere controllati, almeno nel mondo occidentale, da interessi alieni al cattolicesimo" [quindi bisogna controllare questi settori vitali piegandoli a interessi "cattolici"?], pur essendovi cattolici che vi partecipano, i quali però "devono comunque affrontare il pericolo di vedere l'informazione distorta dalle prospettive altrui nonché da quelle impostegli dalla necessità di compromettere, adottare e far propria una visione culturale antitetica all'ordine morale" [Poveri cattolici! E pensare che il Maestro diceva al Padre, prevedendo questa situazione: "Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. " (Gv 17,14-17].
Volgendo quindi lo sguardo ad Internet, il professore dell'Holy Cross College dell'Università di Notre Dame ne ha ravvisato "gli stessi problemi"
Anche se "la quasi totalità di organi e gruppi di informazione, televisioni, promotori sportivi, registi, imprenditori di alto calibro, e politici, guarda a Internet quale nuova e promettente forma mediatica per lo sviluppo e la promozione di cultura", tuttavia "in assenza di sanzioni volte a far valere un insieme di norme morali, anche internet finirà col cadere sotto il dominio dei plutocrati e degli oligarchi". [Umberto Eco ha inventato, tempo fa, una locuzione molto utilizzata per definire questo tipo di visionari per nulla convinti della bontà della comunicazione: Apocalittici. Sanzioni per far valere norme morali? Ma da quanto in qua plutocrati e oligarchi si fermano davanti alle norme morali, ancorchè sanzionate?]
Questo perché "la libertà necessita di un certo grado di protezione altrimenti si troverà sempre in balia di una delle passioni dominanti". [Anche a me piacerebbe tornare alla società medievale, ma il caso Galilei che ci trasciniamo da parecchio sconsiglia di ripetere esperimenti protezionistici del genere. Meglio un sano dibattito, veramente libero, per armonizzare fede e ragione. Con tutti i pericoli che ovviamente questo comporta. Ma vivere e respirare comporta pericoli. Non posso e non voglio costringere nessuno ad andare in Paradiso per forza, magari cercando di costruirgli intorno un paradiso mediatico che lo guidi fino a quello vero. Il male non è nei media, caro professore, ma nel cuore dell'uomo e trova sempre una via per uscire....]
La risposta a queste problematiche si troverebbe nel "ricostruire la basi filosofiche del sistema educativo", attraverso le quali "le famiglie o le varie associazioni esistenti in una società" potranno "avvalersi di criteri-guida morali nel valutare il proprio ambiente culturale". [e su queste frasi non possiamo che concordare pienamente.]

© Innovative Media, Inc.

2 commenti:

Mauro ha detto...

Sono perfettamente d'accordo. Trovo agghiacciante soprattutto il passaggio sulle sanzioni.
Anche se sono spesso indignato di fronte ai messaggi anticristiani che circolano con insistenza, tuttavia mi trovo molto più a mio agio in una Chiesa che non cerca il controllo dei media. L'importante è che tutti nella Chiesa non smarriscano essi stessi la verità, e sappiano annunciarla con umiltà e coraggio.

Il Concilio Vaticano II, con la Dignitatis Humanae (sulla libertà religiosa), dopo aver spiegato l'obbligo della coscienza di aderire alla verità, afferma:
...la verità non si impone che per la forza della verità stessa, la quale si diffonde nelle menti soavemente e insieme con vigore.

Anonimo ha detto...

Mi trovo molto daccordo con quanto lei scrive in rosso. Denota equilibrio.
Io tale equilibrio l'avrei facilmente perso, sparando a zero sulla parte che evidenzia uno pseudo-complottismo.
Odio queste cose: chi sa parli, altrimenti taccia.
Il complottismo porta dritti dritti nelle braccia del maligno, perchè si immaginano menzogne credendole e spacciandole per verità, e inducendo altri a seguirle.

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