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venerdì 26 marzo 2010

S.Antonio in Sri Lanka: 3 milioni di devoti hanno reso omaggio alle reliquie del Santo.


Il rettore della Basilica di Padova in processione con mons. Malcom Ranjith per le vie di Colombo
Sono appena tornato dallo Sri Lanka, dove ho avuto la gioia e l'onore di accompagnare le reliquie di sant'Antonio dal 7 al 24 marzo, per un pellegrinaggio che ha finito per coinvolgere tutte le diocesi dell'isola di Ceylon; e non solo i cattolici, ma anche moltissimi appartenenti alla religione buddista e induista. Leggi qui la notizia da AsiaNews.

Sant'Antonio apostolo del dialogo in vista dell'annuncio
I frati del Santo sono giunti nella terra srilankese su invito dell'Arcivescovo di Colombo, mons. Malcom Ranjith. Proprio l'arcivescovo, al termine del pellegrinaggio, ci riferiva che - stando ai dati della polizia - circa tre milioni di persone avevano sfilato davanti al busto-reliquiario del Santo. Ciò che impressiona è che i cattolici del paese ammontano al massimo a 1,5 milioni. Quindi l'altra meta di pellegrini era composta da non cattolici e soprattutto non cristiani, affascinati e toccati dalla santità che anche essi hanno potuto sperimentare nella persona di Antonio, attraverso qualche grazia o miracolo di cui sono stati oggetto. L'attrazione incredibile che il Santo di Padova provoca sul popolo srilankese ci invitava a riflettere su quanto sia vero il motto coniato da Pio XI per il Dottore Evangelico: attraverso Antonio a Gesù. E davvero molti buddisti e induisti si interrogavano su quel piccolo bambino che Antonio tiene in braccio, desideroso di farlo conoscere e abbracciare a quanti sono ancora lontani da lui, magari senza colpa. Anche dopo 8 secoli Antonio si dimostra un potente evangelizzatore. Attraverso i segni della potenza di Dio invita con gentilezza ma con chiarezza a guardare al Dio di Gesù Cristo, salvatore universale e unico di ogni essere umano.

La reliquia del Santo passa davanti ad un tempio Indù dove è oggetto di lancio di fiori da parte dei "devoti" non cristiani

La devozione: la fede semplice che accomuna clero e popolo dello Sri Lanka
Un secondo rilievo, frutto dell'esperienza di questi giorni. Vedendo l'espressione esterna della religiosità dei preti e dei vescovi dello Sri Lanka, noi visitatori occidentali rimanevamo al principio un po' sorpresi. Proprio i membri del Clero e gli stessi vescovi erano i più emozionati e trepidanti nell'avvicinarsi e baciare le reliquie del Santo. La stessa lunghezza d'onda di devozione semplice e soda scorreva nel clero e nel popolo e sosteneva gli immensi sforzi organizzativi di questo tour del Santo di Padova. Chiese aperte tutta la notte per dar modo alle file interminabili di persone di rendere omaggio al loro Santo; processioni di ore e ore sotto il sole per permettere a tutti almeno di vedere il busto con il Santo; accoglienze trionfali e commozione, come se non si fosse al cospetto di una reliquia, ma della persona vivente, qui e ora. L'illuminismo e il razionalismo in questo paese dell'Oriente non sono penetrati, e questa specie di immunità al virus del modernismo (che non esclude però i benefici e le risorse della modernità) mostrava che è possibile anche oggi una visione simbolica e sacramentale in linea con la tradizione cristiana di sempre.
La partecipazione del popolo alla Liturgia è quanto di più estatico ci sia. I canti, i gesti misurati e mai eccessivi, la comunione devota in ginocchio e sulla lingua, sono tutte caratteristiche del culto mai perse nella patria di mons. Ranjith. E questo spiegava molte cose riguardo la sua attitudine e il suo lavoro come segretario della Congregazione che si occupa della Liturgia. Il ritorno in patria dell'Arcivescovo lo vede ora molto impegnato nella formazione del clero, soprattutto formazione spirituale e liturgica. Infatti, se è vero che i preti sono molto religiosi, bisogna anche ammettere che i parecchi casi la mancanza di conoscenza e una certa evidente ignoranza li porta a commettere abusi causati più dalla eccessiva devozione che da malafede.

Antonio, apostolo di riconciliazione in un paese ancora tanto ferito dalla guerra civile
Le reliquie del Santo hanno potuto visitare non solo il Sud e l'Ovest dell'Isola, ma anche la parte Settentrionale e Orientale, teatro negli ultimi trent'anni della sanguinosa guerra civile tra Tamil e Cingalesi. Le ostilità sono finite nel maggio dello scorso anno, con una terribile carneficina di 25 mila persone nella zona di Jaffna. E proprio questa città martoriata è stata una delle tappe più sentite e coinvolgenti del pellegrinaggio delle reliquie. Gli occidentali non sono ancora ammessi in questa zona dell'Isola. Ma per Antonio e i suoi frati il governo ha aperto le porte, sapendo quanto era grande l'attesa degli abitanti della zona che non avrebbero altrimenti potuto esprimere la loro devozione. Le case distrutte, i mutilati dalle mine antiuomo, i campi profughi con ancora 80 mila persone e i campi di "rieducazione" per i prigionieri di guerra parlano di morte e odio.
Ma il sorriso e la speranza di tanta gente che finalmente può affollare le chiese e le strade senza paura di saltare per aria riempiva l'atmosfera di un senso di speranza difficile da comunicare. Più di 200 mila persone si è portata nella notte sulla spianata del Santuario antoniano di Jaffna per partecipare alla messa, alle 5 del mattino, per il saluto alle reliquie del Santo in partenza per l'altra città martire, Mannar.



1 commento:

Mauro ha detto...

Bentornato!
Grazie per la testimonianza

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