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venerdì 16 luglio 2010

Lo scapolare della Madonna del Carmelo e la sua benedizione

FORMULA BREVE DI BENEDIZIONE E IMPOSIZIONE DELLO SCAPOLARE DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

(Dal Rituale Romanum 1953)

Persona recipienda ad habitum genuflexa, Sacerdos, superpelliceo et stola albi coloris, aut saltem stola, indutus dicat :

V- Dóminus vobiscum.
R- Et cum spiritu tuo.
V- Osténde, nobis, Dómine, misericórdiam tuam.
R- Et salutáre tuum da nobis.
V- Dómine, exáudi oratiónem meam.
R. Et clámor meus ad te véniat.

Oremus.
Domine Iesu Christe, humani generis Salvátor, hunc habitum, quem propter tuum tuaeque Genitrícis Vírginis Mariae de Monte Carmelo amórem servus tuus (ancilla tua) devóte est delatúrus (-a) déxtera tua sanctí+fica, ut eumdem Genitríce tua intercedénte, ab hoste malígno defénsus (-a) in tua grátia usque ad mortem persevéret: Qui vivis et regnas in saécula saeculórum.
R. Amen.
(Signore Gesú Cristo, Salvatore del genere umano, bene+dici (lett: santifica con la tua mano destra) questo abito che il tuo servo (la tua ancella) si appresta a indossare devotamente per amor tuo e della tua Madre, la beata Vergine Maria del Monte Carmelo; fa' che, per intercessione della stessa tua Madre, difeso (-a) dal potere del Nemico Magligno, egli (ella) perseveri nella tua grazia fino alla morte. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.)

Deinde aspergatur habitum aqua benedicta, et postea illum imponat personae vel personis (cuilibet separatim) dicens :

Accipe hunc habitum benedíctum precans sanctíssimam Vírginem, ut eius méritis illum pérferas sine mácula, et te ab omni adversitáte deféndat, atque ad vitam perdúcat aetérnam.
R. Amen.
(Prendi questo àbito benedetto e prega la Vergine Santissima perché, per i suoi meriti, ti conceda di portarlo senza macchia, ti difenda da ogni avversità e ti conduca alla vita eterna)

Confrontate questa benedizione, sintetica e agonistica (nel senso che richiama il dramma della lotta contro il male), che benedice propriamente l'oggetto che viene poi consegnato, con le benedizioni attuali, reperibili nel Benedizionale (la trovate qui), o quella adattata secondo l'uso attuale dei Carmelitani (la trovate qui). Come potete notare, quelle nuove sono benedizioni che non risultano benedire lo scapolare e quindi di fatto non rendono l'abitino stesso un sacramentale. C'è all'opera una teologia della benedizione parecchio differente e in discontinuità rispetto al passato.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma questa vecchia formula è ancora valida ed è lecito usarla?

fr. A.R. ha detto...

Il Motu Proprio Summorum Pontificum stabilisce che: Art. 9 § 1. Il parroco, dopo aver considerato tutto attentamente, può anche concedere la licenza di usare il rituale più antico nell’amministrazione dei sacramenti del Battesimo, del Matrimonio, della Penitenza e dell’Unzione degli infermi, se questo consiglia il bene delle anime.

Se è dunque possibile usare il Rituale Romanum più antico per i sacramenti, a maggior ragione lo si può permettere per i sacramentali.

Anonimo ha detto...

Capisco l'interpretazione, ma resta una interpretazione.. E non è un po' pericoloso rischiare di far qualcosa di sbagliato?

Tanto anche con l'imposizione "moderna" immagino che non cambi nulla agli effetti del Sacramentale; o no?

fr. A.R. ha detto...

Partendo dal principio per cui: “qui potest maius, potest minus”, essendo il Rituale Romanum, nei suoi capitoli sui sacramenti, permesso dal Papa ed essendo già prima permesso l'uso del rito dell'esorcismo maggiore secondo il cap XI dello stesso Rituale, oltre che le preghiere e le benedizioni per il funerale, mi pare ovvio che anche le altre benedizioni siano legittimamente impiegabili. Non è affatto pericoloso. Anzi.
Per quanto riguarda l'equivalenza del moderno rituale delle benedizioni, qui ci sarebbe un lungo discorso da fare. I sacramentali dipendono dalla fede di chi li opera (a differenza dei sacramenti), ma la fede è significata dalle parole usate in essi. Le benedizioni che troviamo nell'attuale benedizionale NON CHIEDONO di benedire gli oggetti, ma benedicono Dio e chi li userà. Bello senza dubbio, ma diverso dal concetto di benedizione delle "cose" e "delle persone" (ancora manifestato nel nuovo rito per es. da alcune formule per la benedizione degli anelli nuziali, e la benedizione dell'acqua durante la messa per l'aspersione)...

Anonimo ha detto...

In questi giorni ho scovato in rete un'opinione espressa nel giorno della presentazione del "Benedizionale" dal teologo-liturgista Crispino Valenziano che mi ha lasciato letteralmente inorridito. "Noi non benediciamo le cose e gli animali", ha spiegato il teologo, "diciamo bene di Dio che ce li ha dati. Le cose non diventano sante perché ci si mette sopra l' acqua benedetta".
Questa la dice lunga su una certa mentalità postconciliare...
Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/01/23/ecco-la-benedizione-fai-da-te.html

fr. A.R. ha detto...

Attenzione: aggiornamento. Con la pubblicazione dell'Istruzione Universae Ecclesiae sull'applicazione del motu proprio Summorum Pontificum, è stato precisato al numero 35 che: "È permesso l’uso del Pontificale Romanum e del Rituale Romanum, così come del Caeremoniale Episcoporum in vigore nel 1962, a norma del n. 28 di questa Istruzione e fermo restando quanto disposto nel n. 31 della medesima".

Siccome le benedizioni sono contenute nel Rituale Romanum, è dunque lecitissimo utilizzare anche questa.

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