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martedì 29 giugno 2010

Avvertenza ai giornalisti cattolici: nel difendere il Papa non dimenticatevi del primato di giurisdizione e insieme della libertà della Chiesa

In questi giorni, con tutte le notizie di chiamata in causa del "Vaticano" o dello stesso Pontefice, leggo interventi di giornalisti, sicuramente benintenzionati che, per difendere il Papa, in realtà ne mortificano le prerogative. E quel che è peggio incorrono nelle censure stabilite dal Concilio Vaticano I.
Negli USA alcuni avvocati vogliono far passare la tesi secondo la quale responsabile ultimo dei preti abusatori sarebbe il Papa. E quindi deve poter essere chiamato a testimoniare o addirittura essere citato in processi civili per risarcimento danni. Qui già vediamo il punto: dopo aver mandato in bancarotta le diocesi americane, ripulite per far fronte ai veri (ma anche ai presunti) scandali di preti a suon di dollari, adesso l'attenzione degli avvocati succhiasoldi si rivolge alle "favoleggiate" casse vaticane.
Mettendo da parte questo aspetto, come dicevo, ci sono difensori del Papa che tendono a mostrare come "la Chiesa non è una multinazionale, e quindi il Papa non è il presidente responsabile ultimo di ogni dipendente". Altri scrivono che "ogni vescovo è papa a casa sua", e perciò il Pontefice non ha motivo di essere citato in giudizio. Tutte cose interessanti e forse rilevanti, ma teologicamente sostenibili? Pare proprio di no.
Vorrei ricordare, a chi cerca di salvare il Papa riducendo il suo ruolo, che noi cattolici crediamo per fede (essendo un dogma) che il Romano Pontefice ha nella chiesa un "primato di giurisdizione" che si configura nel modo definito al cap. III della Costituzione dogmatica Pastor Aeternus (1870):
Insegniamo, perciò, e dichiariamo che la chiesa Romana, per disposizione del Signore, ha un primato di potere ordinario su tutte le altre; e che questa potestà di giurisdizione del Romano pontefice, essendo veramente episcopale, è immediata: quindi i pastori e i fedeli, di qualsiasi rito e dignità, sia considerati singolarmente che nel loro insieme, sono tenuti al dovere della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza verso di essa, non solo in ciò che riguarda la fede e i costumi, ma anche in ciò che riguarda la disciplina e il governo della chiesa sparsa su tutta la terra. Di modo che, conservando l’unità della comunione e della professione della stessa fede col Romano pontefice, la chiesa di Cristo sia un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza mettere in pericolo la fede e la salvezza.....
Perciò se qualcuno dirà che il Romano pontefice ha solo un potere di vigilanza o di direzione, e non, invece, la piena e suprema potestà di giurisdizione su tutta la chiesa, non solo in materia di fede e di costumi, ma anche in ciò che riguarda la disciplina e il governo della chiesa universale; o che egli ha solo una parte principale, e non, invece, la completa pienezza di questa potestà; o che essa non è ordinaria ed immediata, sia su tutte le singole chiese, che su tutti i singoli pastori: sia anatema.

Mi pare sufficientemente chiaro. Non si può sminuire la portata della giurisdizione ordinaria, piena e suprema, vere episcopalis, e immediata del Romano Pontefice su tutti e singoli i pastori, non solo per quello che riguarda l'insegnamento di fede e morale, ma anche per ciò che riguarda la disciplina (è il caso dei preti pedofili) e il governo della chiesa (è il caso dei vescovi che coprivano).
Il Papa ha quindi responsabilità di correggere gli abusi, di condannare i colpevoli e di cacciarli dalla loro dignità in tutte le chiese del mondo, non solo a Roma.
Ma allora è giusto che venga citato in tribunale dallo Stato che lo accusa di negligenza?
Assolutamente NO. Ma non per la sua limitata giurisdizione, ma perchè nell'esercizio della suprema giurisdizione nella Chiesa non può esserci nessuna ingerenza dello Stato. Questo violerebbe la libertà della Chiesa e metterebbe in serio pericolo la separazione fra Stato e Chiesa che sta tanto a cuore, per es., agli statunitensi.
Il punto è proprio la separazione tra Chiesa e Stato: il singolo criminale, anche se prete, è colpevole per le sue azioni in quanto individuo, non in quanto appartenente alla Chiesa. Questo deve essere messo ben in chiaro. Qualcuno mi spiega come mai nessun avvocato, perseguendo un cattolico laico pedofilo, si sogna di chiamare in causa il suo vescovo? Eppure è appartenente alla Chiesa quanto il prete e ha - sotto questo profilo - gli stessi obblighi morali e legali. Negli USA invece è prevalsa la tesi che il prete sia un dipendente dell'organizzazione Chiesa, ed agisca sempre e comunque in quanto tale. Ma questo è inaccettabile.
La questione capitale è proprio questa. Non si può mescolare la responsabilità personale con la responsabilità ecclesiale. Per nessuno: chierico o laico che sia.
Ma in questo modo i preti corrotti continueranno a essere nascosti e coperti dai loro superiori!
Quando si diceva che la chiesa è una "società perfetta" non si diceva una sciocchezza. E non si intendeva che fosse una società "impeccabile", ma che non dipende da nessun potere esterno. Neanche per la giustizia. Non sopporta interferenze. La Chiesa ha i propri tribunali e il proprio diritto. Il prete pedofilo deve essere deferito e - se provato colpevole - condannato dalla Chiesa in quanto prete cattolico. Contemporaneamente o successivamente sarà anche processato e condannato in quanto cittadino di un certo stato. I vescovi che coprivano e spostavano i colpevoli, invece, sono condannabili in sede ecclesiale: dovrebbero certamente essere deposti o dare le dimissioni (come Benedetto XVI ha messo in chiaro). Ma non è possibile che siano processati in sede civile per quello che riguarda il loro ministero, compiuto bene o male che sia. 
Altrimenti la Chiesa perderebbe ogni possibilità di azione. Ci sarà sempre chi accusa un vescovo o il Papa perchè non gli piace il modo in cui conduce la Chiesa. Non sposta il parroco che mi sta a noia? E io minaccio di andare in tribunale accusandolo di pedofilia. La Caritas non mi dà quello che mi serve? E io vado a denunciare il prete direttore per tentato abuso di minori.... E naturalmente chiamo in causa papa e vescovi che non hanno detto niente (dando per scontato che sapevano tutto). 
Non è più finita.
Per questo è bene ed è giusto che la Santa Sede  (non lo stato del Vaticano che non c'entra niente!!!!) sia protetta da uno status internazionale e dall'immunità che ne consegue. Non perchè il Papa possa fare ciò che vuole, ma per garantirgli quel minimo di libertà necessaria ad espletare il suo ministero universale in tutta la Chiesa sparsa tra le nazioni.
Ricapitolando: il Pontefice esercita la guida e suprema potestà su tutta la Chiesa e sui singoli pastori, e mi pare che Papa Benedetto stia mettendo in pratica molto bene questa responsabilità. Ma questa potestà che egli esercita nella Chiesa non può e non deve essere giudicata secondo metri esterni alla Chiesa, la quale non risponde allo Stato nell'esercizio delle sue prerogative religiose e di governo interno.

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