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sabato 8 ottobre 2011

Per i gesuiti americani le chierichette sono in pericolo di estinzione. Che abbiano ragione?

Leggete e commentate, se volete, questo articolo del vaticanista Galeazzi, preso da Vatican Insider, che rilancia l'allarme dell'apertura della "caccia alle chierichette" che pare diffondersi nelle parrocchie degli Stati Uniti.  E si sa che gli americani sono avanti: quello che loro iniziano a fare, dopo qualche anno cominciano a copiarlo anche gli europei. Chierichette come Panda? Scherzi a parte, i sacerdoti "osano" pensare alle vocazioni all'Ordine sacro e ricominciano ad usare i mezzi pastorali che si sono sempre rivelati idonei. Ma questo viene letto addirittura come sopruso e una negazione di diritti! Non ci siamo proprio. Chi conosce un pochino i "maschietti" sa bene quanta fatica si fa a tenerli anche solo accanto alle "femmine", figuriamoci far fare loro un lavoro "da femminucce" (che di solito li fanno sfigurare, perché sono più brave!). Certo è solo psicologia, ma il discernimento al sacerdozio inizia anche da queste piccole cose. Se poi volessimo entrare nel merito teologico, già il nome di "piccole chieriche" fa capire che non è tutto chiaro....

SALVATE LE CHIERICHETTE!

I gesuiti americani lanciano una campagna per difendere la presenza delle bambine all’altare, un servizio nel quale i parroci favoriscono i maschi come possibili sacerdoti del futuro


CITTA' DEL VATICANO
«Save the altar girls». La prestigiosa e influente rivista America dei gesuiti americani, da sempre vicina alle istanze più liberal del cattolicesimo made in Usa, lancia una campagna per salvare le chierichette (le "altar girls"), penalizzate dai parroci per favorire i maschi in quanto «potenziali sacerdoti del futuro».

I gesuiti, i cui articoli non passano inosservati oltre il Tevere, ricordano che servire la messa non è un sacramento e nemmeno un ministero. E’ semplicemente un «servizio» aperto a tutti, anche alle laiche. La questione delle bambine chierichette, infatti, è squisitamente «pastorale». Le prime chierichette avevano fatto la loro comparsa subito dopo il Concilio Vaticano II proprio in Paesi liturgicamente più «progressisti», come gli Stati Uniti, l’Olanda e la Francia, dove fino al 1994 questa «apertura» rimaneva per le autorità vaticane un «abuso» tollerato. Per le ragazze entrare nello spazio dell'altare ha significato la fine di ogni attribuzione di impurità al loro sesso, ha significato la possibilità di vivere anch’esse questa rilevante esperienza formativa nell'educazione religiosa, un’attenzione diversa alla liturgia e un avvicinamento alla fede nell'accostarsi al suo stesso cuore.

Attraverso «America», la sua rivista settimanale, la Compagnia di Gesù difende la presenza sull’altare delle ministranti, sostituite da coetanei maschi in alcune diocesi Usa (da Phoenix in Arizona a Lincoln in Nebraska) per decisione dei parroci. I gesuiti contrastano la tendenza «maschilista» che spinge alcuni sacerdoti ad escludere per le messe la presenza di ragazze come «chierichette». L’allontanamento delle fanciulle da quest’ufficio viene giustificato in alcune parrocchie con la necessità di favorire il coinvolgimento in quel ruolo dei bambini per incentivarne il percorso di fede versoun’eventuale vocazione sacerdotale.

E’ stato Giovanni Paolo II il primo Papa a farsi assistere da chierichette nel 1995 (un anno dopo l’emanazione della nota del Culto Divino sulla possibilità che anche delle donne prestino servizio all'altare) e lo stesso ha fatto Benedetto XVI. Il 5 novembre 1995 accadde, infatti, una piccola rivoluzione storico-liturgica intorno al Papa. Per la prima volta, in una parrocchia romana, 4 bambine servirono la messa celebrata da Karol Wojtyla. Mai, nel passato, in una chiesa italiana e tantomeno a Roma, il Pontefice era stato affiancato da ragazzine durante l' Eucarestia, anche se risale al marzo del 1994 l’approvazione vaticana delle chierichette. Prima del ‘94, la presenza delle bimbe sugli altari era stata autonomamente decisa da alcuni parroci, col tacito placet di qualche vescovo più coraggioso. Allo stesso Papa polacco durante i viaggi all’estero capitò a volte di essere «aiutato» sull’altare da gruppi di bambine. La mattina del 5 novembre 1995 il ghiaccio fu spezzato nella parrocchia dei «Santi Mario e famiglia martiri» della borgata Romanina, alla periferia della capitale, dove Karol Wojtyla celebrò affiancato da Michela, Eleonora, Giovanna e Serena. Le bambine, tutte undicenni, servirono con grande naturalezza la messa insieme ai chierichetti, circondate dai sacerdoti concelebranti e dall’allora cardinale vicario Camillo Ruini. Bambine e bambini indossavano il "tarcisiano", la caratteristica tunica lunga bianca con due righe laterali rosse, senza tradire imbarazzo o esitazione. Alla fine della celebrazione, il parroco, don Giuseppe Manfredi commentò:«Per noi è normale che le bambine servano messa. Oggi, per la celebrazione del papa, abbiamo scelto le più grandicelle». La Santa Sede si limitò a definire «normale che delle bambine servano la messa accanto al Papa, perché lo prevede un documento vaticano», precisando che «questo però non significa che la Chiesa voglia rivedere il suo no al sacerdozio femminile».

chierichetti in formazione d'attacco!!
Ora la «controriforma» anti-chierichette fa infuriare i gesuiti americani. Sono passati quasi due decenni da quando la congregazione vaticana per il culto divino, dopo aver studiato a lungo la questione, ha formalmente dato il «via libera» ai vescovi per autorizzare i sacerdoti ad ammettere le bambine in cotta bianca e sottanina nel «presbiterio», una volta zona sacra assolutamente interdetta al gentil sesso. Ad evitare che il pur minimo spiraglio venga socchiuso a rivendicazioni femminili per il sacerdozio, in Vaticano ci si affrettò nel 1994 a sottolineare che tale decisione non mutava in alcun modo l’atteggiamento verso il sacerdozio che, per la Chiesa cattolica, rimane precluso alle donne. Nella storia della Chiesa ci sono tanti esempi di sacerdoti divenuti tali anche a motivo del servizio all’altare reso da piccoli come chierichetti. Il servizio all’altare è stato per loro una porta verso il sacerdozio.

Dal 1994 spetta alla discrezionalità dei singoli vescovi consentire l’accesso al servizio all’altare anche alle chierichette. Per molti nella chiesa questa concessione è un problema perché potrebbe comportare che le bambine in futuro chiedano di essere ordinate. Nell’agosto 2010 se ne occupò in prima pagina l’Osservatore Romano con un pezzo firmato da Lucetta Scaraffia e intitolato «A scuola dai chierichetti» nel quale si legge che «l’esclusione delle bambine dal servizio all’altare ha significato una disuguaglianza profonda all’interno dell’educazione cattolica». E ancora:«Per le ragazze entrare nello spazio dell’altare ha significato la fine di ogni attribuzione di impurità al loro sesso». Fare il chierichetto costituisce un modo intenso e responsabile di vivere la propria identità cristiana, un'esperienza che non ha eguali, ben diversa dalla lettura delle Sacre scritture o dalla frequentazione del catechismo, anch'essi senza dubbio momenti centrali di una educazione cattolica, sottolinea il quotidiano della Santa Sede. «Ma servire messa vuol dire assistere da vicino, anzi collaborare direttamente al mistero centrale della nostra fede, ed esservi attenti significa farsi responsabili della riuscita di quel miracolo costante che è ogni celebrazione liturgica- evidenzia Lucetta Scaraffia-.E si sa che per i ragazzini la partecipazione concreta, l'esperienza, hanno un peso molto maggiore che non il solo apprendimento o la sola lezione morale. Lo sapeva anche una grande educatrice come Maria Montessori, che arrivò a far costruire per i suoi allievi degli oggetti liturgici e degli altari in miniatura, suscitando molte perplessità nella Chiesa. Si possono ben capire i problemi che poneva questa singolare forma di educazione alla vita religiosa, ma è interessante che la pedagogista avesse colto l'importanza per i più giovani di questo modo privilegiato di avvicinarsi alla sfera del sacro».
Fare il chierichetto è sempre stato percepito, infatti, come un servizio ma insieme come un privilegio perché porta al cuore della celebrazione liturgica, nello spazio dell'altare, a contatto diretto con l'Eucaristia. L’esclusione delle bambine da tutto questo, per il solo motivo di appartenere al sesso femminile, «è sempre pesata molto e ha significato una disuguaglianza profonda all'interno dell'educazione cattolica, che per fortuna è stata cancellata ormai da qualche decennio». Anche se forse molti parroci si sono rassegnati alle chierichette «solo in assenza di ragazzi disponibili, per le giovani superare questa frontiera è stato molto importante, e così infatti è stato compreso».

1 commento:

Anonimo ha detto...

A commento del contenuto di questo articolo cosa si può dire se non che per certe mentalità il '68 non è ancora passato??
Daniela

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