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martedì 15 novembre 2011

Cosa succede quando un Papa cerca di sopprimere un Messale?


No, non sto parlando di quello che pensate, ma di un fatto accaduto 900 anni prima.
Era Papa a quell'epoca Gregorio VII, siamo qualche decennio dopo il Mille. Dal V secolo in Spagna si celebrava la Messa secondo il Missale Gothicum, introdotto appunto dal tempo della conquista dei Visigoti. Papa Gregorio, nel suo santo furore riformatore e pieno di zelo per l'uniformità della preghiera, pensò di abrogare detto Messale che, nel frattempo, aveva preso il nome di Mozarabico (dall'appellativo dei cristiani spagnoli che erano rimasti tra gli arabi fino alla Reconquista). La decisione papale fu confermata dal Concilio di Burgos del 1085.
Ma quei tradizionalisti anticonciliari di Toledo si ribellarono all'imposizione romana (e dire che tutti e due i messali erano in latino, mica c'erano le traduzioni!), e vollero tenersi il proprio antico testo.
Fu così che la liturgia mozarabica sopravvisse, pur fra tanti stenti, e venne conservata fino al sec. XVI in alcune parrocchie di Toledo. In seguiro la liturgia mozarabica si mantenne solo in una cappella della cattedrale di Toledo e a Salamanca. Ma con la nuova riforma dopo il Concilio Vaticano II, ecco una risorgenza di interesse per il rito antico della Spagna che vide nei primi anni '90 del secolo scorso la rinnovata pubblicazione del Missale hispano-mozarabicum, (1991). Notevole impulso alla restaurazione e all’arricchimento del rito mozarabico diedero gli arcivescovi di Toledo.
Per chiudere il cerchio, un altro Papa, Giovanni Paolo II, permise l’uso di questo venerando Messale in qualsiasi luogo della Spagna, laddove la devozione popolare o l’interesse storico-culturale lo richiedessero e il 28 maggio 1992 celebrò la messa per l’Ascensione secondo questo rito, in occasione della presentazione del Nuovo Messale del 1991. Rito extraordinario accanto all'uso ordinario della liturgia romana, ormai diffusa in tutta la Chiesa iberica.

L'illustrazione (tramite NLM), tratta da un esemplare del 1770 del Missale Gothicum seu Mozarabicum, mostra la "prova del fuoco" che si tenne a Toledo dopo il 1085. Il messale romano e il messale gotico furono entrambe gettati nel fuoco, a mo' di ordalia. Il primo scappò fuori miracolosamente dalle fiamme, il secondo rimase intatto sotto il fuoco. Quasi a dire che nessuno, neanche un Papa, può sopprimere o eliminare un venerando rito liturgico ricevuto dalla Tradizione della Chiesa e che esprime in preghiera (nella lex orandi) la vera fede cattolica (la lex credendi).

Evidentemente tutto questo non può non essere visto - alla luce delle polemiche odierne - senza pensare al recupero del rito romano pre-riforma, "numquam abrogatum". Certo il parallelismo non vale per chi insiste nel dire che il Messale di Paolo VI è solo una nuova edizione del precedente Messale (cosa che con tutta evidenza non si può sostenere come niente fosse...). Sono molto simili, come tutti i messali latini, ma esprimono teologie (non fedi!!!) in parte differenti. Tenerli entrambi, finchè non si riuscirà a riconciliarli, è un bene e una ricchezza.
Papa Benedetto ha tolto dal fuoco il Missale preconciliare che era dato per spacciato. I Lefebvriani (e non solo loro...) ci vogliono gettare il Messale di Paolo VI. Non ci riusciranno. Nessuno, ieri come oggi, può sopprimere o abrogare le legittime e plurime espressioni cultuali dell'unica fede cattolica.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Interessante!

Anonimo ha detto...

Naturalmente, in realtà - se sbaglio corigetemi - di messali ne sono stati soppressi, nella storia della Chiesa. E altri sono comunque andati in disuso.
Ma questo è un gran bel punto di vista, che non posso fare a meno di apprezzare.

LG

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