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domenica 13 novembre 2011

Riti greci di benedizione e investitura dei governanti. Confronti e riflessioni

Ecco, nel video qui sotto, la vera e propria liturgia del giuramento del Primo Ministro della Grecia (e poi dicono che la gerarchia cattolica in Italia ha troppa visibilità!). Un Arcivescovo con pastorale e mandias (cappa magna), due diaconi, svariati preti, coro, Evangeliario con candele accese,  preghiere e benedizioni... Confesso che anche a me sembra un tantino troppo che il Primo Ministro di uno stato democratico moderno giuri nelle mani dell'Arcivescovo Ortodosso: e tutte le altre fedi? E se l'eletto non crede in nessuna religione? (la Costituzione Greca prevede solo che il candidato possa credere in un'altra fede diversa da quella ortodossa, non pare prevedere l'ateismo). Sono domande legittime, che - se non affrontate - rischiano di far apparire questa come una cerimonia vuota, una formalità ereditata dal passato, ma in cui nessuno più crede. Ma ai Greci, invece, pare bene così: non dimentichiamo che la Chiesa Ortodossa è fino ad oggi "chiesa di Stato" (ma anche la liberare Inghilterra ha la chiesa anglicana come chiesa di Stato).
     Personalmente preferisco una separazione amichevole tra Chiesa e Stato, piuttosto che una benedizione dall'Altare al Trono, giusto perché "si è sempre fatto così". E infatti in questa forma religiosa del giuramento, si vede la continuità con la pratica medievale (e tipicamente anche bizantina) di far riconoscere alla Chiesa il potere civile e di dare ad esso una specie di investitura morale, un "mandato canonico" nel governare il popolo di Dio che è composto di cittadini.
      Vi immaginate una scena del genere da noi, tra qualche giorno, se il neo-Presidente del Consiglio dovesse giurare davanti a Bagnasco??? :-). Si vede che la Chiesa Greca ha comunque un'influenza reale (ed economica) sul Paese, vissuta comunque in maniera molto più pacifica che da noi, e questo si riflette anche nella benedizione del potere temporale. La nostra storia risorgimentale, illuminista, e la presa di Roma, hanno comportato una configurazione alquanto diversa (e in continua tensione, nonostante la Conciliazione) tra Chiesa e Stato. Bene, dunque, per il Concordato. Per il resto è preferibile che le stole e i pastorali siano di casa più tra i poveri, che nei palazzi dei potenti:


Anche ogni deputato, deve fare lo stesso giuramento, secondo l'articolo 59 della Costituzione Greca: "Prima d’entrare in carica i deputati prestano, davanti alla Camera e in seduta pubblica, il giuramento seguente: «Io giuro in nome della Trinità Santa, Consostanziale e Indivisibile di conservare la fedeltà alla Patria e al regime democratico, di obbedire alla Costituzione e alle leggi e di adempiere coscienziosamente le mie funzioni»".

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