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venerdì 22 febbraio 2013

Il potere delle chiavi: la cattedra di Pietro cattedra di perdono nel pensiero di Sant'Antonio di Padova

Le chiavi del Regno dei Cieli: a chi le passerà Papa Benedetto?
Nel Sermone scritto da sant'Antonio di Padova per la Festa della Cattedra di san Pietro, troviamo un collegamento molto importante tra il "potere delle chiavi", affidato attraverso l'apostolo a tutta la Chiesa e l'utilizzo di queste "chiavi spirituali". Un pensiero che mi pare molto in sintonia con il tempo quaresimale.
L'assolvere o il legare è, per sant'Antonio, il riconoscere quanto Dio opera nella guarigione interiore del peccatore, ovvero il costatare che persiste la malattia del peccato. Molto interessante questo pensiero, soprattutto se letto e meditato da alcuni sacerdoti che ritengono di poter perdonare a loro piacere, senza rimanere in comunione con i vescovi e in obbedienza al magistero, distribuendo facili assoluzioni anche chi, non pentito, non intende cambiare vita e fare penitenza, fraintendendo il compito di confessore e medico delle anime... Non è misericordia dire ad un malato grave: "vai vai, non hai niente", è inganno:
«E a te darò le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16,19). Ecco «Cefa», posto a capo degli apostoli e della chiesa. È detto che oggi Cristo interrogò gli apostoli, e che Pietro, a nome di tutti, professò la fede della chiesa universale. E oggi il Signore gli conferì il potere di legare e di sciogliere, e perciò questo giorno è chiamato «Cattedra di san Pietro». Chi primo fra tutti professò la sua fede, primo fra tutti ebbe il potere delle chiavi.
Le chiavi simboleggiano l'autorità e la capacità di giudicare, e in virtù di esse accogliere nel regno coloro che ne sono degni, ed escluderne gli indegni. Infatti continua: «E tutto ciò che legherai...», vale a dire: quando giudicherai degno delle pene eterne chi resta ostinato nei peccati, o quando assolverai il vero e umile penitente, così sarà fatto anche in cielo.
Commenta Girolamo: «E tutto ciò che legherai». Hanno la stessa potestà giudiziaria anche gli altri apostoli; ad essi infatti il Signore, dopo la sua risurrezione, disse: «Ricevete lo Spirito Santo: coloro ai quali rimetterete i peccati, saranno rimessi; coloro ai quali non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,23); e ce l'ha anche tutta la chiesa nei suoi presbiteri e nei suoi vescovi. Ma Pietro la ricevette in modo particolare, perché tutti comprendano che chiunque si separerà dall'unità della fede e dalla sua comunione, non potrà né essere assolto dai peccati né entrare in cielo. Alcuni, che non hanno ben compreso queste parole, si rivestono in parte della presunzione dei farisei e presumono di poter condannare gli innocenti e assolvere i colpevoli, quando invece davanti a Dio non si ricerca tanto la sentenza del sacerdote, quanto di salvare la vita dei colpevoli. Per questo nel Levitico viene comandato ai lebbrosi di mostrarsi ai sacerdoti (cf. Lv 14,2); non sono i sacerdoti che li fanno lebbrosi o meno, ma solo controllano e constatano chi è mondo o immondo: così è anche in questo caso. Per le preghiere del beato Pietro, il Signore ci sciolga dalle catene dei nostri peccati e ci apra le porte del regno dei cieli: lui che è benedetto nei secoli. Amen.
Antonio di Padova, Sermone festivo per la Cattedra di san Pietro, §8.

1 commento:

Ubi h ha detto...

I Sermones del "Doctor Evangelicus" sono Spirito puro.
La lingua incorrotta ne è "segno".

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