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martedì 16 luglio 2013

785 anni fa cominciava, il 17 luglio, la costruzione della Basilica di san Francesco in Assisi


Il 17 luglio 1228 Papa Gregorio IX diede personalmente la benedizione alla prima pietra della Basilica di S. Francesco in Assisi. Nel maggio 1230, dopo quattro anni di sepoltura provvisoria nella chiesetta di San Giorgio, le reliquie corporali del Poverello trovarono definitiva dimora al centro della crociera della cripta nella nuova chiesa sepolcrale.
Alla solenne traslazione del corpo del Santo fondatore - a cui partecipò anche il nostro glorioso sant'Antonio di Padova - sono legati anche i primi doni prestigiosi da parte dei Pontefici, che segnano l'inizio di quello che sarà il cosiddetto "Tesoro" della Basilica. Riferisce la "Leggenda dei tre compagni" (n. 72):
Gregorio IX, che aveva sommamente amato Francesco mentre ancora viveva, non soltanto l'onorò mirabilmente iscrivendolo nel coro dei Santi, ma fece anche erigere a gloria di lui una chiesa, ponendone in persona la prima pietra, e poi arricchendola con sacri donativi e ornati preziosissimi....
Ad essa il pontefice inviò in dono una croce d'oro, scintillante di pietre preziose, con incastonata una reliquia del legno della croce di Cristo. Oltre a ciò, oggetti di decorazione, suppellettile liturgica e altri oggetti utili al servizio dell'altare, molti preziosi e splendidi parati sacri.
La basilica fu esentata da ogni giurisdizione inferiore a quella pontificia e, per autorità apostolica, fu da lui proclamata “ capo e madre ” di tutto l'Ordine dei frati minori.
Con la bolla "Dignum Existimamus" del 16 luglio 1253 Innocenzo IV proibirà poi ai frati del tempo e a quelli futuri, con estrema minuzia, di alienare, dilapidare o disperdere: "libri, calici, turiboli, croci, bacili sia d'oro che d'argento, tunicelle, dalmatiche, pianete, e cappe o piviali, e qualunque indumento e paramento sia di seta che di altro genere, sia per gli altari o alle persone, o che sia destinato a decorare in altro modo la stessa Chiesa, e pure le campane, grandi e piccole, e altri ornamenti e vasi", appartenenti agli arredi sacri e preziosi della Basilica (si legga qui la Bolla, a pag. 666 del II vol del Bullarium Franciscanum). Questo ci fa capire come fosse già ben dotata, fin dagli inizi, la basilica che fu sempre tanto cara ai romani pontefici.
C'è da rilevare che il Papa fa accettare ai frati questi beni non perché se ne dovessero vantare o potessero vivere circondati dal lusso. Non erano per loro, ma per la liturgia e il culto divino. Bisogna sottolinearlo: lo splendore e il bello, destinati ad onorare Dio e i suoi santi, non erano sentiti come un venir meno alla povertà francescana. Anzi, dice Papa Innocenzo, gli sembra cosa buona e giusta che anche attraverso le sacre suppellettili e la decorazione sia accesa maggiormente la devozione dei fedeli per Francesco e la venerazione per questo santo luogo.
Qui un bel video con una carrellata di artistici manufatti, dal XIII sec. in avanti, ancora presenti al Sacro Convento:

Il "tesoro" era conservato per secoli in un'apposita stanza segreta nella sagrestia della chiesa inferiore, ricavato alla base del possente campanile. Numerosi inventari a cominciare dal 1338 ne documentano l’accrescimento.  Esso veniva mostrato solo a personaggi importanti. Ma alla fine del XIX sec. si trova un documento nell'archivio del Sacro Convento che attesta già il tentativo di esporre il "tesoro" al pubblico, per renderlo fruibile a tutti, e sviluppare così quello che diventerà il "Museo del Tesoro della Basilica". Lungo i secoli il patrimonio storico-artistico della Basilica di Assisi e del Sacro Convento subì varie depredazioni e dispersioni (nonostante le ingiunzioni papali...). Oggi, come mostrato nel video, vi si possono ammirare opere di oreficeria sacra come croci, calici, reliquiari, sete arabe ricamate e un grande arazzo fiammingo, messali miniati, maioliche medioevali in uso del palazzo gregoriano-sistino e nel convento, tavole istoriate dal 13° al 16° sec.

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