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giovedì 18 luglio 2013

Oggi sarebbe abortito e invece fu un genio e compose la "Salve Regina": storie di 1000 anni fa

Il beato Ermanno offre alla Vergine il canto da lui composto
Nasceva ad Althausen in Svevia, giusto il 18 luglio di 1000 anni fa, il monaco disabile che per il suo handicap ricevette oltre al bel nome un epiteto poco simpatico: Ermanno "lo storpio" (Hermann der Lahme).
Correva l'anno 1013 nel "cupo" medioevo e il piccolo Ermanno, nato visibilmente malato e deforme nel corpo - con tutta probabilità per paralisi cerebrale e forse spina bifida - avrebbe dovuto essere "con misericordia" soppresso; ma "purtroppo" i suoi genitori Goffredo ed Eltrude erano testardamente cristiani convinti, e così cercarono di tirarlo su con gli altri 14 fratelli e sorelle.
I genitori portano il piccolo Ermanno al monastero
Fin dall'infanzia fu dunque soprannominato ‘il Rattrappito’, tanto era storto e contratto: non poteva star ritto, tanto meno camminare; stentava perfino a star seduto nella sedia che era stata fatta appositamente per lui; le sue dita stesse erano troppo deboli e rattratte per scrivere; le labbra e il palato erano deformati al punto che le sue parole uscivano stentate e difficili ad intendersi. La famiglia era agiata, eppure proprio la nobiltà della stirpe avrebbe suggerito, nei cosiddetti "secoli bui", di nascondere un figliolo così imperfetto nel corpo. Invece a sette anni il piccolo Ermanno fu affidato ai monaci benedettini di Reichenau, prestigiosa abbazia fondata da Carlo Magno. "Qui il ragazzo che poteva a mala pena biascicare poche parole con la sua lingua inceppata, trovò, chissà in virtù di quale psicoterapia religiosa, che la sua mente si apriva", dice una biografia moderna scritta da Cyril Martindale.
Neppure per un solo istante, durante tutta la sua vita, egli potè sentirsi ‘comodo’ o, per lo meno, liberato da ogni dolore: quali sono tuttavia gli aggettivi che vediamo affollarsi intorno a lui nelle pagine degli antichi cronisti? Li traduco dalla biografia in latino: piacevole, amichevole, conversevole; sempre ridente; tollerante; gaio; sforzandosi in ogni occasione di essere galantuomo con tutti. Con il risultato che tutti gli volevano bene....
Fu in seguito accettato come monaco, e rimase per sempre nell'abbazia che lo aveva accolto.
Imparò la matematica, il greco, il latino, l’arabo, l’astronomia e la musica. Scrisse un intero trattato sugli astrolabi (...) e nella prefazione scrisse: ‘Ermanno, l’infimo dei poveretti di Cristo e dei filosofi dilettanti, il seguace più lento di un ciuco, anzi, di una lumaca (...) è stato indotto dalle preghiere di molti amici (già, tutti gli volevano bene!) a scrivere questo trattato scientifico’. Aveva sempre cercato di risparmiarsi lo sforzo, con ogni sorta di pretesto, ma, in realtà, soltanto a causa della sua ‘massiccia pigrizia’; tuttavia finalmente poteva offrire, all’amico al quale il libro è dedicato, la teoria della cosa, e aggiungeva che, se l’amico l’avesse gradito, avrebbe cercato, in seguito di svilupparlo su linee pratiche e più particolareggiate. E, lo credereste, con quelle sue dita tutte rattrappite, l’indomabile giovane riuscì a fare astrolabi, e orologi e strumenti musicali. Mai vinto, mai ozioso!
Quello che doveva essere un peso diventa presto l’orgoglio del monastero e la sua fama arriva fino all’imperatore Enrico III e a papa Leone IX, che visitarono Reichenau rispettivamente nel 1048 e nel 1049.

Ma il geniale Ermanno, oltre a rivelarsi un grande scienziato e storico, si dilettò anche di musica, unendo questa passione alla sua profonda fede e devozione per la Vergine. E' praticamente certo che fu proprio lui a comporre la celeberrima preghiera mariana "Salve Regina" che ancora oggi, rivestita delle note scaturite dal genio di Ermanno, si canta in tutte le chiese. Possiamo capire meglio, conoscendo le sofferenze dell'autore, quel riferimento posto nel testo alla "valle di lacrime" in cui siano e da cui invochiamo aiuto da Maria santissima. Aveva composto uno splendido canto, ma lui non sarebbe mai riuscito a cantare.

Provato dalla vita e ammalato confiderà un giorno al suo confratello Bertoldo di essere "stanco di questa vita" e di anelare alla vita futura, quella senza fine. Bertoldo si dispera, e tocca ancora ad Ermanno consolarlo:
Amico del mio cuore, diss’egli, non piangere, non piangere per me!...E - aggiunse il morente - ricordando ogni giorno che anche tu dovrai morire, preparati con ogni energia per intraprendere lo stesso viaggio, poiché, in un giorno e in un’ora che tu noi sai, verrai con me - con me, il tuo caro, caro amico.”
Ermanno morì a 41 anni, circondato dagli amici, dopo aver ricevuto il corpo e il sangue di Cristo nella santa comunione, il 24 settembre del 1054 e seppellito ‘in mezzo a grandi lamenti’ nei suoi possedimenti di Altshausen ai quali aveva rinunciato da così lungo tempo. Venerato come beato fin dall'antichità, il suo culto fu confermato ufficialmente nel 1863 da Pio IX. Le sue numerose opere scritte sono edite anche dal Migne, nei volumi dedicati al Medioevo dopo la Patrologia Latina.

La prossima volta che ti viene un attacco di pessimismo o pensi di valere poco per i tuoi difetti, pensa a Ermanno e alla sua fede, fatica e felicità!

Riascoltiamo adesso la più famosa antifona da lui composta, sia nella versione con la melodia semplice (e tanto diffusa), sia con la melodia solenne:





Salve Regina

Salve, Regína, mater misericórdiae,
vita, dulcédo et spes nostra, salve.
Ad te, clamámus éxsules fílii Hevae.
Ad te suspirámus geméntes et flentes
in hac lacrimárum valle.
     Salve, o Regina, Madre di misericordia;
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, noi esuli figli d'Eva;
a te sospiriamo gementi e piangenti
in questa valle di lacrime. 
Eia ergo, advocáta nostra,
illos tuos misericórdes
óculos ad nos convérte.
Et Iesum benedíctum
fructum ventris tui,
nobis post hoc exílium osténde.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.
     
Orsù, dunque, Avvocata nostra,
rivolgi a noi quegli occhi
tuoi misericordiosi.
E mostraci dopo questo esilio
Gesù, il frutto benedetto
del ventre tuo,
o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.


Fonti: Santiebeati; articolo su Tempi.it; articolo di Patrizia Solari

2 commenti:

Maria ha detto...

Non conoscevo la "storia" della Salve Regina e del "suo" santo, ma essendo una delle mie preghiere preferite (specie nella forma cantata), non posso che ringraziarti per questo articolo, veramente di tutto cuore.

Una "Salve Regina" sarà tutta per te, in ringraziamento! (l'accetti, vero? :)

A.R. ha detto...

Anche 2 o più! A piacere!

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