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martedì 25 novembre 2014

In arrivo il 3° Francesco d'Assisi della regista Liliana Cavani

Una scena del nuovo film su Francesco d'Assisi di Liliana Cavani (2014)
Nelle serate del 7 e 8 dicembre, verrà trasmesso in televisione il terzo - attesissimo - film di Liliana Cavani su San Francesco (qui sopra un fotogramma).

Aveva cominciato con la RAI e alla RAI ritorna. Liliana Cavani offre agli spettatori televisivi la sua prima interpretazione del Santo di Assisi nel 1966 con due puntate in bianco e nero di un Francesco dal volto di Lou Castel, innamorato della povertà e intransigente sognatore di un mondo nuovo. Fu il suo primo film e il primo film della giovane TV di Stato.
Giovanissima Cavani con Lou Castel nel 1966
San Francesco - lo rivela la stessa Cavani -  non aveva su di lei un grande appeal all'epoca: «Venivo da una famiglia che dire laica è poco e Francesco d'Assisi mi interessava soltanto come poeta. Poi però, per curiosità avevo voluto leggere una biografia di Francesco e mi capitò in mano quella scritta da Paul Sabatier, che per me è tra le migliori. Non è un testo agiografico ma un vero romanzo di formazione. Rimasi stupefatta dall'attualità e dalla modernità di questa figura, perché la sua era una rivoluzione generazionale, e per questo sempre attuale...In seguito, a causa di questo film - che diventò il film del dissenso cattolico - fui bollata come cattolica cripto-comunista. Allora si davano sempre etichette a destra come a sinistra. Era impossibile capire o credere che una persona fosse semplicemente libera di testa. Poi hanno detto che il mio film ha anticipato il '68 e del resto in effetti io immagino il movimento francescano un po' come quello sessantottino».

Una matura regista sul set di Francesco del 1989
Nel 1989 la regista esce con un capolavoro della cinematografia francescana: Mickey Rourke, che a prima vista non avrebbe proprio il physique du rôle per impersonare il Santo patrono d'Italia, riflettte invece un Francesco profondo e spirituale. La cifra di questo secondo film è la spiritualità dell'abbassamento e della fraternità trovata dove nessuno la penserebbe possibile. Così ne parla l'autrice: «Con il primo film mi resi conto in realtà di avere soltanto avviato una riflessione su Francesco. Avevo lacune, acerbità e resistenze. Per esempio, non ero riuscita a raccontare l'episodio delle stimmate. La seconda volta mi sono detta: ci provo e se funziona tengo la scena, altrimenti la tolgo. Abbiamo realizzato un unico piano sequenza, con due macchine. Non potevo fare altro. Non potevo controllare i gesti delle mani e l'espressione del viso. Ho potuto soltanto parlarne con Mickey, esprimergli il significato per Francesco di quell'evento. Un significato grande; una risposta più grande di quella che si aspettava. Mickey ha capito. Ci siamo commossi mentre giravamo quella scena, e ci siamo commossi poi rivedendola in proiezione».

Ma non è contenta, la Cavani. Davvero "perseguitata", "positivamente ossessionata" dalla figura del Poverello, torna ancora una volta al suo personaggio preferito. Per la terza volta, caso unico nella storia del cinema, la regista si è cimentata con la vicenda del più santo tra gli italiani e del più italiano dei santi.
L'attore prescelto è il polacco Mateusz Kosciukiewicz (visto al cinema in Walesa - L'uomo della speranza, Shooting Star 2014 al Festival di Berlino). Sara Serraiocco sarà Chiara, e Frate Elia, l'antagonista di tutte le vite di Francesco scritte dalla regista emiliana, avrà se sembianze di Vinicio Marchioni.
L'ambientazione è la città medievale di Spoleto e la Puglia (Barletta, Monopoli, il castello di Gioia del Colle).
Il terzo film, che si presenta a 25 anni di distanza dall'ultimo, è definito dalla ormai ottantunenne regista "necessario", perché: «Non si finisce mai di scoprire Francesco. Bisogna tornarci ogni vent'anni almeno».
Si tratta ancora di una produzione televisiva, e non a basso costo come fu la prova d'esordio (costata appena 30 milioni di vecchie lire). Esamina in profondità l'originalità e l'intensità delle passioni umane e spirituali di una figura che, ancora oggi, è fonte di ispirazione come contestazione della esclusiva "materialità" della vita e per la rappresentazione delle inquietudini che sono anche dei giovani d'oggi. Secondo Liliana Cavani; «Ora si comincia a capire di più Francesco e non si dovrebbe mai smettere. È una figura da scoprire a fondo. La sua vita è un libro stupendo di saggezza, ti mette in contatto con la tua spiritualità, ma non solo, perchè molto concretamente fa capire la necessità della fratellanza oggi» e aggiunge: «A me non piace la parola messaggio, ma credo che un personaggio come San Francesco per quello che rappresenta, per la sua visione del mondo, oggi sia sempre più importante da raccontare».
Liliana Cavani sul set con Kościukiewicz
Liliana Cavani, due anni fa, si è anche cimentata con le figlie di Santa Chiara, girando il documentario Clarisse. presentato nel 2012 alla Mostra del Cinema di Venezia. L'autrice lo introduce così:

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