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martedì 12 maggio 2015

San Leopoldo Mandić: il prigioniero che libera gli oppressi dal peccato

Ho scritto qualche appunto per l'omelia di oggi, festa di San Leopoldo Mandić, cappuccino, amatissimo confessore della città di Padova dove trascorse la maggior parte della sua vita religiosa.
Le letture a cui faccio riferimento sono quelle del giorno, martedì della VI settimana di Pasqua (si possono leggere a questo link).

Nato il 12 maggio 1866 a Castelnuovo, nella Dalmazia meridionale, a sedici anni entra tra i Cappuccini di Venezia. Piccolo di statura, curvo e malfermo di salute. Entrato tra i Cappuccini, arde per la riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizza, perché nei conventi dove viene assegnato gli vengono affidati altri incarichi. Si dedica soprattutto al ministero della confessione e in particolare a confessare altri sacerdoti. Dal 1906 svolge questo compito a Padova. È apprezzato per la sua straordinaria mitezza. La sua salute man mano si deteriora, ma fino a quando gli è possibile non cessa di assolvere in nome di Dio e di indirizzare parole di incoraggiamento a quanti lo accostano. Muore il 30 luglio 1942. La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, ne rivela il corpo completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976. Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983.

     La prima lettura ci invita a riflettere sul mistero della vera liberazione, che è la liberazione dal peccato: Paolo, in prigione canta, e quando ha la possibilità di scappare non lo fa. In questo modo il prigioniero finisce per salvare il suo aguzzino. Lui, il carcerato libera il suo carceriere dalla paura e dal suicidio, illuminandogli il cuore con la Parola di Gesù, che vale più della libertà e della vita stessa e portandolo alla fede e al battesimo.
La celletta-confessionale del Santo
    Anche San Leopoldo, possiamo davvero dirlo, è stato un carcerato volontario, rimasto per più di 40 anni nella sua celletta a dire come san Paolo: “sono qui!” a tutti i peccatori che cercavano pace dalle loro colpe, angosce o disperazioni. 
Solo i confessori assidui possono capire che martirio quotidiano dev'essere stato il ministero di San Leopoldo!
     Come Gesù il piccolo cappuccino si è sacrificato per salvare il prossimo, espiando spesso la penitenza al posto dei suoi penitenti.         La partenza a cui Gesù fa riferimento nel vangelo è il suo sacrificio sulla croce: è questo che ottiene noi miseri peccatori di tutti i tempi lo Spirito Santo che cancella i peccati. L’uomo Gesù se ne va per effondere su tutti lo Spirito Consolatore. San Leopoldo è stato fedele con coraggio a questa vocazione di umiltà nascosta, sepolto nella penombra del suo confessionale, ogni santo giorno della vita a liberare prigionieri interiori.
     Papa Giovanni Paolo II ricordava nell’omelia della canonizzazione: «San Leopoldo non ha lasciato opere teologiche o letterarie, non ha affascinato con la sua cultura, non ha fondato opere sociali. … altro non fu che un povero frate: piccolo, malaticcio. La sua grandezza è nell’immolarsi, nel donarsi, giorno dopo giorno, per tutto il tempo della sua vita di sacerdote ….In questo sta la sua grandezza. In questo suo scomparire per far posto al vero Pastore delle anime. Il nostro santo manifestava il suo impegno dicendo così: “Nascondiamo tutto, anche quello che può avere apparenza di dono di Dio, affinché non se ne faccia mercato. A Dio solo l'onore e la gloria! Se fosse possibile, noi dovremmo passare sulla terra come un'ombra che non lascia traccia di sé”».



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