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sabato 17 gennaio 2009

Ma il SIR conosce la liturgia delle ore?

Non so se essere più sorpreso per le risposte dell'intervistato (Amos Luzzatto) o per le domande dell'ignoto intervistatore del SIR (Servizio di Informazione Religiosa della CEI), che pare non saper nulla della dottrina della sua chiesa e della liturgia cattolica ATTUALE, non del vecchio rito, con la povera preghiera del Venerdì Santo tanto bistrattata. (I miei commenti in rosso).
Link all'originale: http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?id_session=guest&password=guest&id_oggetto=165587&tema=Anticipazioni&argomento=dettaglio&sezione=&quantita=&data_ora=16/01/2009

GIORNATA EBRAISMO - Dopo la ferita? 
Intervista con Amos Luzzatto 

"Credo che prima o poi questo contenzioso verrà chiarito. I momenti di difficoltà possono portare anche ad un avanzamento del livello del dialogo. Si tratta di vedere come si affrontano i problemi". A parlare è Amos Luzzatto, che dal 1998 al 2006 è stato presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane. A lui abbiamo chiesto di spiegarci, dal punto di vista ebraico, le ragioni che hanno spinto quest'anno gli ebrei a non partecipare alla Giornata dell'ebraismo che si celebra in Italia dal 1990 il 17 gennaio alla vigilia della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Al centro dell'impasse la decisione di papa Benedetto XVI di reintrodurre, con il messale del 1962, la preghiera del Venerdì Santo. In particolare è stata contestata la parte in cui si prega perché "Il Signore Dio Nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini".

Prof. Luzzatto, si mantiene un canale di dialogo?
"Un canale di dialogo di carattere culturale ed esegetico si mantiene. Viene sospeso il canale di comunicazione specifica e privilegiata con la Chiesa cattolica che richiede una serie di chiarificazioni per poter essere ripreso. Non è sospeso in eterno, ma sospeso in considerazione di questi ultimi episodi. D'altronde sarebbe difficile per gli ebrei dire: partecipiamo a un dialogo con la Chiesa cattolica, la quale avvalora la speranza che gli ebrei cessino di essere ebrei. Come si fa? Non è questione di liturgia ma di relazione con il dialogante". [Nessuno chiede agli ebrei di cessare di essere ebrei, ma che il Signore risponda alla LORO preghiera di incontrare il Messia, che per i Cristiani è già venuto ed è l'ebreo Gesù chiamato il Cristo.]

Eppure sia mons. Paglia sia il card. Kasper hanno anche in questi giorni chiarito che c'è un rispetto totale per le identità ebraica e cristiana.
"Conosco molto bene sia il card. Kasper sia mons. Paglia di cui sono amico. Ma il problema rimane. Questa è una loro apprezzatissima posizione, conoscendo anche le persone. Ma ripeto, il problema rimane indipendentemente dalla loro buona volontà e dalla loro franchezza e amicizia. Perché è stato ripreso un concetto secondo il quale si dialoga con gli ebrei con la speranza però che gli ebrei cessino di essere ebrei. Con questi presupposti è ovvio che gli ebrei non dialogano più". 

Non le basta sapere che si tratta di una preghiera inserita in un ambito liturgico utilizzato da una esigua minoranza di cattolici? [Qui l'intervistatore o non conosce la liturgia delle ore riformata dopo il Concilio o mente spudoratamente: proprio dopo il Concilio abbiamo iniziato a pregare molto più spesso per la conversione degli ebrei, altro che "minoranza di cattolici". Con il vecchio rito era solo il Venerdì Santo, adesso, e l'ho già mostrato, molto più spesso e con chiare parole!]
"Ma perché riprendere questo testo, in questo momento? In questo mondo, i contesti sono determinanti. Mi chiedo allora perché in questo momento si sente bisogno di annunciare formalmente che si riprende un tipo di preghiera che c'era già. Che bisogno c'era allora di sottolinearla". [Vi prego, leggetevi questo post]

A questo punto, visto che ci sono stati già dei pronunciamenti sia della Santa Sede sia della Cei, cosa vi aspettate?
"Questa è una domanda che dovrebbe rivolgere alla Assemblea rabbinica italiana". 

Allora le chiedo un consiglio: cosa potrebbe appianare la strada?
"Un incontro fra una rappresentanza cattolica ed una rappresentanza della Assemblea rabbinica per esaminare insieme, attorno ad un tavolo, con tutta calma e tutta tranquillità, questo contenzioso e vedere di concordare insieme il modo per superarlo [Ma che facciamo? Il sindacato ebraico contro la liturgia padronale cattolica? Scherziamo]. Certo, nel frattempo, in attesa che si realizzi questo approfondito incontro chiarificatore, occorrerebbe evitare di lanciare frecciatine. Del resto nella dichiarazione della Assemblea rabbinica era implicito ed esplicito il desiderio di riprendere il cammino, ma per riprendere il cammino bisogna vedere esattamente che cosa ha ferito l'Assemblea rabbinica e il mondo ebraico e capire che cosa fare".

Chi dovrebbe partecipare, secondo lei, a questo tavolo [altro riferimento sindacale: aprire un tavolo]?
"In questo momento il mondo cattolico ha una rappresentanza planetaria nel Vaticano che il mondo ebraico non ha. Per cui bisogna inventare la sede e la rappresentanza. Però visto che la protesta è stata espressa dall'Assemblea dei rabbini italiani e che negli anni scorsi il 17 gennaio eravamo tutti ufficialmente presenti alle manifestazioni, mi pare - ma potrei anche sbagliarmi - che un primo passo da fare sia ricostituire il rapporto tra la Chiesa cattolica in Italia e l'Assemblea rabbinica italiana". 

Sabato, comunque, la Giornata ci sarà. C'è quindi tutto un popolo cattolico che prosegue in questo approfondimento, che continua ancora a sperare e a credere in questo dialogo...
"Anch'io continuo a credere nel dialogo. Il popolo cattolico è stato ferito. Mi dispiace, ma il popolo cattolico si deve rendere conto che il popolo ebraico è stato ferito. [MA DA QUANDO PREGARE PER L'ALTRO FA DEL MALE?] Siamo feriti entrambi. Si può ricostruire? Certo che si può e si deve, però in maniera corretta che superi questo momento di tensione".


Qua c'è proprio da chiedersi: ma come mai dopo 40 anni di dialogo questi Signori, sia cattolici che ebrei non si sono mai accorti delle preci che QUOTIDIANAMENTE i cattolici del mondo elevano a Dio per la conversione del popolo di Israele. Lo ripeto: non sono una novità rimessa dal povero Papa Benedetto. Ma insomma!!! Leggete i testi approvati dal papa più dialogico del mondo, quel Paolo VI che aveva "liquidato" la preghiera del Venerdì Santo, "sterilizzandola completamente" nella sua "ambigua formulazione", è anche il Papa che ha approvato le seguenti preghiere (solo alcune, a titolo di esempio che spero non faccia inorridire i "fratelli maggiori"):

a) Intercessioni vespri della Trasfigurazione: Hai voluto accanto a te Mosè ed Elia come testimoni della Trasfigurazione, - illumina il popolo dell'antica alleanza perché giunga alla pienezza della redenzione.

b) 29 dicembre lodi, invocazioni: Per la gloria del tuo Figlio, atteso dai patriarchi e dai profeti, desiderato da tutte le genti, - salva il popolo dell'antica alleanza.

c) 31 dicembre lodi, invocazioni: Cristo, Uomo-Dio, Signore e figlio di Davide, che hai dato compimento alle parole dei profeti, - fa' che il popolo d'Israele riconosca in te il Messia e Salvatore.

d) Domenica di Risurrezione (Pasqua del Signore), intercessioni: Il popolo ebraico riconosca in te il Messia atteso e sperato, - tutta la terra sia piena della tua gloria.

e) Ugualmente nella III domenica di Pasqua, II vespri, intercessioni: Il popolo ebraico riconosca in te il Messia atteso e sperato, - tutta la terra sia piena della tua gloria.

f) IV settimana di Pasqua, vespri  mercoledì, intercessioni: Hai scelto i primi discepoli del tuo Figlio nell’antico popolo eletto, aiuta i figli di Israele a riconoscere in Cristo il compimento delle tue promesse 

g) IV Domenica di Avvento, primi Vespri, intercessioni:  Figlio di Dio, fa’ che il mondo intero ti riconosca e ti accolga.

Tutti testi nuovi e fiammanti, postconciliari e in pieno periodo di dialogo. Ma lo vogliamo dire o no che il dialogo, pur non avendo come fine la conversione dell'altro, non la esclude proprio per niente: il cristianesimo è e rimane una fede MISSIONARIA. 
E nel caso degli ebrei, in modo del tutto privilegiato e diverso da ogni altro popolo. Essi sono LEGITTIMAMENTE, per volere divino, i "primi destinatari del vangelo" e tali restano, nella nostra mentalità cristiana, anche se da parte loro continuano a rifiutare questo privilegio. Non possiamo escluderli da questo anche se lo volessero o lo volessimo. E non è colpa di papa Ratzinger, ma di Gesù, e ne ho le prove: Mt 10,5 ss.: "Questi Dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele".

Per favore, almeno smettiamola con 'sto VENERDI' SANTO e prendiamocela con tutto l'anno liturgico!

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